20170608

Here I am



7.
Di Jonathan Safran Foer
Titolo in italiano: Eccomi

È il racconto di una separazione. 570 pagine di separazione. Tante. Potevano essere meno, molte meno. Ovviamente non si parla solo della separazione, si parla molto di ebraismo e Israele, anche in questo caso forse troppo almeno per i miei gusti, si parla di amore, di figli, di genitori, di etica e di morale, del mondo come è oggi, di cani, di messaggini, di vita virtuale, di aspettative... insomma si parla della vita, di com'è davvero non come la raccontano nei libri, cosa che Safran Foer sa fare davvero benissimo, quindi 570 pagine forse ci stanno. Ma sono troppe, davvero troppe.

Poi il protagonista, Jacob, il marito nella coppia che si separa, non mi stava per niente simpatico.

20170529

La Mongolia/2

CL ha avuto un moto d'orgoglio e mi ha mandato qualche foto, ma non sono quelle belle, dice, sono quelle fatte col cellulare.







20170524

Qualunque cosa farai, amala

Ferdinando Scianna rimane uno dei miei preferiti. Ogni tanto viene snobbato perché si dà a certa pubblicità patinata, ma per me rimane in cima alla lista. Per chi capita a Milano fino al 31 luglio c'è una sua mostra allo Spazio Forma per la Fotografia - Spazio Meravigli.

Le foto qua sotto, presenti alla mostra che si chiama Istanti di luoghi, le ho prese da un articolo sulla mostra su Doppiozero.

Bolivia 1986

Etna 1973

Roccamena 1963

Napoli 2008

20170522

La Mongolia

Questa mia amica anni fa fece un viaggio in Mongolia di cui mi raccontò a lungo ma del quale non mi fece vedere nessuna foto nonostante lei fotografi.

Sul Post poi oggi ho trovato questo articolo di un fotografo che c'è andato e ho pensato che CL avrebbe potuto farle lei queste foto, oppure in Mongolia a un certo punto CL e John Feely si sono incontrati.



20170512

Ragazzi di zinco



6.
Di Svetlana Aleksievic.
Libro pesante. Racconta della guerra russa in Afghanistan attraverso le testimonianze di soldati che sono tornati vivi, alcune donne inviate in Afghanistan come medico, infermiere, segretarie o altro, e le madri di quelli che sono tornati dentro bare di zinco.
Non c'è alcun commento solo una testimonianza dietro l'altra.
L'ultima parte racconta brevemente delle cause subite dalla scrittrice per aver scritto il libro.

Dopo un paio di giorni che avevo iniziato a leggerlo avevo deciso di chiuderlo, troppo pesante, troppo triste. Avevo anche subito iniziato un altro libro. Poi l'ho ripreso e l'ho finito faticando, non riesci a metterlo giù probabilmente per lo stesso motivo per il quale Aleksievic non poteva non scriverlo. Per tutte quelle vittime.

20170329

Parched Earth



5.
Io penso che una copertina di libro più brutta non esista.
Il titolo tradotto sarebbe "terra riarsa". La scrittrice tanzanica e il romanzo sembrerebbe una autobiografia per come è scritto, ma non lo è. È la storia di Doreen cresciuta da una madre sola insieme ai tre fratelli, della sua vita da maestra e del suo matrimonio con l'uomo di cui si innamora. Probabilmente proprio per essere cresciuta in una famiglia già al di fuori delle rigide convenzioni sociali, Doreen riflette molto sul suo essere donna e sulle regole sociali alle quali è difficile disobbidire.
È il primo romanzo che la scrittrice, Elieshi Lemi, scrive in inglese e si sente che l'inglese non è la sua prima lingua (ci sono parole inconsuete, un vocabolario forse non troppo ampio). Infatti il questo inglese un po' naive stessa diventa quasi un personaggio del romanzo e da traduttrice mi immagino la difficoltà nel rendere questo linguaggio in un'altra lingua.
Parched Earth è un libro molto introspettivo, troppo forse: pagine di riflessioni da parte della protagonista sul suo ruolo di donna e soprattutto sul suo ruolo di donna rispetto all'uomo che ama; in una società credo molto più maschilista di quella italiana e molto più legata alle convenzioni sociali. Ma le varie vicende e riflessioni di Doreen fanno riflettere anche sul ruolo della donna in Italia.
In realtà la copertina dice che si tratta di una Love Story.

20170328

A girl walks home alone at night



The firts Iranian vampire spaghetti wester.

Io per il titolo e per la locandina mi ero fatta l'idea di un film femminista, e l'idea ovviamente mi è rimasta.

È un film di vampiri. O meglio di vampiri ce n'è uno sola. O meglio ancora, una sola: una vampira.
La vampira in questione è giovane, non una bellona tutta curve assetata di sesso come spesso vengono rappresentate. La vampira è una personcina normale, bella di una bellezza normale. Quando esce per le sue scorribande notturne si copre con un chador nero che la fa assomigliare alla Madonna. Sotto però ha una maglietta a righe che fa molto Francia.

A girl walks home è un film iraniano/americano. Iraniano perché è girato in farsi e gli attori sono tutti di origine iraniana come la regista. È girato fisicamente in California ma la vicenda si svolge nell'immaginaria Bad City che immaginariamente si trova in Iran. La colonna sonora, bella, mi sembra prevalentemente iraniana, techno iraniano.

A girl walks home è in bianco e nero, un bel bianco e nero molto contrastato e si svolge tutto di notte, luce ombra luce ombra e niente più.

A girl walks home c'ha una scena pulp degna di qualsiasi B movie di vampiri amato da Quentin Tarantino. Assomiglia a uno spaghetti western per la lentezza e le scene vuote. E la musica.

È allora un film femminista? Direi di sì: la vampira come da titolo e per esigenze dettate dal suo stato vampiresco si aggira solo di notte in una città malfamata di drogati, barboni, papponi e spacciatori.La vampira morde sul collo solo gli uomini.

20170322

Giornata mondiale dell'acqua

Siccome non vinco mai mai mai nulla, sono superfelice che una mia foto sia stata scelte tra le prime 10 di un challenge indetto da Acque su Instagram. Ci sarà anche la mostra a Imago, forse l'8 aprile... non mi è chiaro.

Evviva!

Foto scattata in cima a una salita lunga con pettata finale che stavo per non fare, a Casoli sopra Camaiore.



20170317

Arrival




Bè, a Anthony Lane è piaciuto a bestia e qui potrei anche fermarmi.

Un paio di citazioni dal suo articolo:

"La Dottoressa Luoise Banks (Amy Adams) viene convocata per la causa. Vi farà piacere sapere che di mestiere fa la linguista. Aggiungetela al botanico interpretato da Matt Damon in Sopravvissuto - The Martian e si ha la sensazione che il nuovo trend di Hollywood sia quello di sostituire un po' alla volta gli agenti speciali con persone che fanno dei veri lavori."

"Per quel che riguarda gli alieni, vi sia sufficiente sapere che niente di quello che avete mangiato, neanche in un ristorante greco, vi avrebbe potuto preparare per tentacoli come questi. Stringersi la mano non è raccomandabile a meno che non abbiate un pomeriggio libero."

Arrival non mi interessava particolarmente, perché non particolarmente mi attraggono i film sugli alieni e non particolarmente ho amato gli altri film del regista canadese Denis Villeneuve. Ma poi ha cominciato a girare voce nel mondo dei traduttori che questo era IL nostro film. E allora di corsa a vederlo.

C'è una fotografia molto bella e c'è un modo di muovere la telecamera dall'alto al basso o dal basso verso l'alto lentamente che mi è piaciuto molto.

Le astronavi degli alieni che arrivano sulla Terra in vari punti e rimangono sospese a poca distanza dalla sua superficie per una buona parte del film, nonostante il colore diverso, mi hanno ricordato l'uovo sull'Emilia. Poi non più, e sono molto belle.

La colonna sonora è perfetta.

Il film è triste di base ma mi ha lasciato con una sensazione di ottimismo perché un po' di speranza c'è, se impariamo ad ascoltarci e ci sforziamo di capirci.

Chi conosce le lingue è un supereroe. Un supereroe di quelli che vanno di moda adesso, un po' maledetto, un po' triste.

Vi lascio con un altro pezzetto di Anthony Lane,

"È vero la seconda parte è più debole rispetto all'inizio, ma quello è un rischio insito nella fantascienza, e quello che rimane dopo giorni dall'aver visto il film non è né la magia né la tensione della storia ma l'intensità leggera delle emozioni che aleggia in tutto il film. La sensazione dominante, è strano a dirsi, è la tristezza, (...). La prima immagine che il film ci propone, ancora prima che si vedano gli alieni, è un flash back - o semplicemente un flash - della figlia che Louise porta, fa nascere, fa crescere, ama, e che poi perde per una malattia. Il dolore rifiuta di andarsene. E forse il desiderio di Luoise di accogliere i nuovi visitatori come se fossero portatori di qualche annunciazione si spiega con questo dolore persistente e la speranza che una nuova luce la porti via dai suoi giorni oscuri. Cosa succede con quella speranza e come Villeneuve gioca col tempo per ottenere il massimo fervore dall'esperienza di Luoise, non lo rivelerò, anche perché non mi è ancora completamente chiaro."

20170307

L'età di mezzo di Joyce Carol Oates




4.
È un librone di più di 500 pagine che inizia con la morte accidentale di tal Adam Berendt, uno scultore che viveva in un paesello residenziale a un'oretta di treno da New York City. Adam Berendt era molto amato dalla comunità di amici del paesello, soprattutto dalle donne, e la sua scomparsa provocherà reazioni inaspettate tra i suoi amici.

Joyce Carol Oates è una delle scrittrici americane contemporanee più prolifiche e famose. Scrive anche spesso sul New Yorker, È il primo romanzo suo che leggo e credo di averla scelta perché mi piace il suono del suo nome; forse anche perché si chiama come mia madre.

L'età di mezzo non è il capolavoro che ti folgora - del resto di quelli ce ne sono pochi. Ma le sue 560 pagine scorrono via facili facili; i percorsi di vita di ogni amico del defunto si leggono con curiosità e divertimento (i cambiamenti sono alquanto stravaganti, chi più chi meno). Il romanzo mette in scena la crisi di mezza età, sia femminile che maschile, quando chiaramente la giovinezza ormai è andata insieme alle aspettative, e ciascuno cerca di crearsi delle nuove identità, dei nuovi motivi per stare su questa terra. Poi io personalmente non mi identifico in nessuno dei vari personaggi dall'età di mezzo (cioè intorno alla cinquantina), semplicemente perché non sono americana, non sono ricca, non sono sposata da una vita con figli al college, non vivo nella suburbia newyorkese.

20170222

Sulle poltrone e le sedie ci passo delle ore

In tutti i sensi; fisicamente. e mentalmente per cercare di tradurle.
Gli inglesi sembrano avere un nome per ogni cosa; gli italiani mi pare meno... o io non le trovo le parole.

Wing chair. Bella anche. Poltrona con le ali? Non credo
Pare che il design con le 'ali' laterali e avvolgenti sia nato per ripararsi dagli spifferi. Perché poi cercando di tradurre termini difficili da tradurre impari tutto su quel determinato oggetto o concetto.
Le fa anche Ikea, si chiamano STRANDMON, e in inglese vengono descritte come 'wing chair', in italiani sono semplici banali poltrone. Ah! Italiano mi deludi.