20060531

The cat is on the table (near the pencil)


Un procione col giramento di testa? Ma no, perdinci! Sburk! Se non hai i soldi per pagarti una visita oculistica non è il caso che continui a sostenere la nostra costosissima retta scolastica. È un “swinging cat”, cari alunni poverelli, momentaneamente orfani della vostra beneamata maestrina. La Signorina Vitt, con grosso disappunto della sottoscritta e del collegio docenti tutto, è rimasta vittima di un inspiegabile e quanto mai inopportuno desiderio di tornare al suo paesello d’origine.
Dopo la lezione propongo allora che voi aggiorniate le vostre schede di valutazione. Ricordatevi sempre che siete clienti e che avete diritto a un servizio ineccepibile.
Non mi pronuncerò oltre sulla mia stimatissima collega, la quale ha avuto l’ardire di inviarci la lezione prevista per oggi via e-mail, rischiando un irreparabile inceppo nella nostra mediazione linguistica, per aver dato credito, con stolta protervia, alle scarse prestazioni tecnologiche di quella sua Italietta. Oltretutto, un’attenta analisi del suo contributo denota la penna stanca di chi si espone sconsideratamente ai raggi solari, anziché a una corroborante e rassicurante pioggerellina. Anzi, ho il vago sospetto che lo scritto in questione sia apocrifo, ma non vorrei fare illazioni.
Indubbiamente, però, la frase idiomatica che prenderemo oggi in esame non è di prima mano, non scaturisce dall’incontro fortuito, non presenta ahimè quell’impagabile immediatezza del qui e ora, che solo la voce dell’inviato può veicolare. La nostra piccola scriteriata ha pensato bene, invece, di fornirci un case-study tratto da una puntata di una serie televisiva, ambientata proprio qui a Seattle. Sì, Sburk, vedo che almeno i soldi per il cottonfiocc ce li hai, si tratta proprio dello spassosissimo Frasier, che come saprai ha come protagonista un pomposo psicologo radiofonico.
Un giorno Frasier prende la chiamata di un certo Marco, che con incurante sfrontatezza (non troppo dissimile da quella con cui la nostra insigne collega ha pensato di liquidare le sue responsabilità nei vostri confronti), confessa di stare con la sua attuale ragazza solo in attesa di “qualcosa di meglio”. Quando un Frasier sbigottito si rivolge alla sua collaboratrice chiedendole se effettivamente sia questo il genere di uomini che offre la piazza, se insomma il mondo sia pieno di infingardi come Marco, lei gli risponde:
“Oh, you can’t swing a dead cat without hitting some Marco.”
Orbene, “you can’t swing a cat” o, con maggiore valore enfatico, “you can’t swing a dead cat”, viene usato solitamente per lamentare il poco spazio del luogo in cui ci si trova, si veda l’esempio di “There isn’t room to swing a cat in the kitchen, but the rest of the flat’s ok”. Probabilmente non dobbiamo trarci in inganno e pensare a un gatto in carne e ossa, ma al “cat-o'-nine-tails”, una variazione di frusta prediletta dalla marina inglese, ricavata semplicemente sciogliendo le trecce di cui è composta una fune, in modo da ottenere un’estremità con nove corde. Forse il nove rimanda a una trinità al quadrato: sappiamo quanto fossero rigorosi questi inglesi nel rispettare il volere divino in materia di flagellazione.
Ma stiamo divagando. Nel nostro caso il “swinging cat” si connota di una sfumatura leggermente diversa. Nel dialetto della nostra discutibile collega, si potrebbe tradurre con “dove ti giri ti giri trovi un Marco” o qualcosa del genere. Sta di fatto che abbiamo tantissimi esempi di frasi idiomatiche che si riferiscono in qualche modo questo adorabile felino. A voi l’invidiabile gioia di scoprirli tutti.
Prof.ssa Hannah J. Susannicchi-Subu

20060526

Caro amico ti scrivo

«Caro José Luis,
dopo cinque anni mi accingo a lasciare la guida del governo italiano. Si è trattato di un periodo di stabilità senza precedenti nella storia della Repubblica Italiana, che mi ha consentito di varare 36 importanti riforme di ammodernamento del Paese e di sviluppare un'esperienza particolarmente importante e positiva nei rapporti con i colleghi degli altri Paesi europei.

Come probabilmente sai, per il particolare sistema elettorale italiano, nonostante il mio personale successo (Forza Italia è di gran lunga il primo partito italiano), la coalizione che guido è risultata globalmente maggioritaria in termini di voti ma minoritaria in termini di rappresentanza parlamentare. Come leader dell'opposizione rappresento comunque il 50,2 per cento del Paese e spero di tornare presto al governo dopo che saranno state verificate le oltre un milione e centomila schede annullate.

Ti ringrazio per il simpatico rapporto che abbiamo instaurato e Ti assicuro che continuerò a seguire con grande interesse il Tuo impegno per la Spagna e per l'Europa, auguro a Te e al Tuo governo ogni successo e resto a Tua disposizione per lavorare insieme a favore delle relazioni italo-spagnole e di un avvenire dei popoli europei basato sugli ideali nei quali entrambi crediamo.
Ti ricordo che hai un amico che Ti vuole bene!
Un forte abbraccio
Silvio»

«Querido Silvio,

yo immagino la tua delusion por aver dovuto abbandonar la guida del tu Pais che finalmente eri riuscito a trasformar a tua immagine e somiglianza. Ma por l’affetto che dici di provar por mi, spero tu voglia seguir questo mio consiglio: Silvio, accetta la sconfitta, mettiti l’alma in pace e goditi la vecchiaia accanto alla tua linda mujer e ai tuoi figli. Non hai più l’età per fare i sit in davanti al capannone di Castelnuovo di Porto per vigilare le schede che vuoi far recuntar; yo so che Joan Baez sale sugli alberi per difendere los campos dei latinos in California e ha 65 anni, ma la sua è stata una vita un pochito diversita da la tua. Entonse, ti aspetto en España; a qui, sulle nostre coste il tuo look bandana asereje è ancora muy popolar e le Las Ketchup ti aspettano, porta anche Apolicella. Por fin, tu hai un otro amigo: Baltazar ti aspetta e yo espero che con lui tambien tu riesca ad istaurare un simpatico rapporto.

El tuyo,

José Luis»

Volver


Tornare
Quando una persona cara, molto cara, se ne va, per sempre, quello che desideri di più in assoluto è che lei torni. Sai che è impossibile ma tu lo desideri lo stesso. Passano gli anni, la tua vita continua, ma quel desiderio non si affievolisce, non fa più male, ma fa parte di te, come un braccio. E se quella persona è la mamma, allora quel desiderio non è neanche così astratto, ma è fatto di odori, di abbracci e di voglia di raccontarle. Ti accontenteresti solo di sognarla, o di vedere il suo fantasma se credi nei fantasmi.
Ecco, Almodovar, in mezzo a molto altro, ieri sera mi ha raccontato questo. Me lo ha raccontato benissimo; e io vorrei dirglielo: qualcuno ha la sua email?

20060525

The cat is on the table (near the pencil)


Shhhh, silenzio. Basta con questo rumoreggiare, ma questa la conosciamo, ma non dovevano essere parole nuove, ma per chi ci hai preso....Bene, molti di voi, immagino tutti, conoscerete la parola curry, qualcuno magari saprebbe anche elencarmi ad una ad una le spezie che contiene. Ma, ma, non molti conoscono il verbo
"to curry"
piuttosto arcaico, verosimilmente obsoleto ma sicuramente non desueto, tanto da ritrovarlo ad esempio in film ambientati negli anni sessanta nell'America del sud. To curry significa volgarmente arrufianarsi. Si può usare ad esempio per descrivere chi tenta di accaparrarsi la benevolenza della corte, o di una giuria. Ha un'etimologia piuttosto complicata, che fa risalire il termine ad un astuto personaggio del 14° secolo, divenuto simbolo di doppiezza e furbizia. Ma questa è la parte noiosa. Possiamo riprendere la lezione, ora?

20060524

Where's George?

Scopo del gioco: divertirsi. Funziona così: trovi una banconota con un timbro con scritto Wheresgeorge, ed il sito dove collegarsi. Ti registri, inserisci la matrice del tuo verdone, raccontando dove l'hai trovato, e scopri che strada ha fatto per arrivare fino a te. Quello che ho trovato io ha percorso 3963 miglia in 276 giorni, provenienza iniziale Albuquerque, New Mexico, agosto 2005. Speravo in storie rocambolesche, in realtà la mia banconota ha vissuto piuttosto poco. Ma ora la facciamo girare un po'. (PS lo so che è una bischerata, ma un po' ero emozionata mentre caricava la pagina della "sua" storia)

20060523

Comunque comunque comunque

Cioè.
Ora si esagera.
Epperò.

Ho intenzione di scrivere dell’ultima puntata di Lost.

Della prima serie.

Nel meraviglioso mondo dei blog tutti hanno già visto la seconda serie, perché il blogghista, che per definizione è al passo coi tempi, si scarica le puntate dalla rete, in lingua originale perché è meglio, e poi caso mai, perché anche se sono blogghisti al passo coi tempi non sono necessariamente delle cime in inglese, insomma si scaricano dalla rete anche i sottotitoli in italiano. Mi sembra chiaro: l’importante è scaricare e mai rimanere indietro.

Io invece tendo ad arrivarci dopo alle cose. Dico che lo faccio per scelta, per riprendermi i miei tempi, per andare contro questo mondo consumista, essere controcorrente, abbasso tutto questo spreco, perché bisogna assaporare le cose, perché evviva la lentezza, basta con tutto e subito, le candele che si bruciano da tutte e due le parti, tornare alla terra, ai bioritmi naturali, riciclare. In realtà mi sveglio solo tardi.

Quindi.

Lost.

Lo sapevamo già che non sarebbe finito con una spiegazione dei vari misteri dell’isola (orsi bianchi, botole, presenze sovrannaturali, per parlare solo di quelle più strane) ma nell’ultima puntata si sono aperti altri 120 misteri e poi improvvisamente la lista dei doppiatori (eh, questa chicca i blogghisti puri non l’hanno potuta assaporare). Così non è veramente giusto. E’ chiarissimo che gli autori si sono impelagati in una storia da cui non riescono a tirarci fuori le gambe. E ora ci chiedono di aspettare un anno per sperare che ti spieghino qualcosa, col dubbio che magari col cambio di governo decidano di non programmarla la seconda serie.
Ma con me lo possono fare. Lost mi è piaciuto un casino e sono totalmente ricattabile pur di avere la prossima dose.
Anzi, qui rischio di andare contro tutti i miei principi, potrei scaricarmelo anticipatamente dalla rete in lingua originale; o addirittura pregare qualcuno di lasciarmelo vedere su sky.

E non sto a dire di più su Lost, perché sono solidale con quelli che si svegliano dopo di me (hanno tutta la mia stima) e che guarderanno le repliche della prima serie di Lost dopo pranzo su RAI2.

20060522

Yummy Gummy

Qui stanno arruolando volontari per uno studio di confronto tra i chewing gum e i Gummy Bear. Beh, la ricerca avanza!

Luna Park Milano


A Milano alla Triennale, fino al 6 settembre c'è la mostra del fumetto.
Sembra bella.
Qui c'è il sito della mostra; anche lui sembra bello: è verde ramarro.

20060518

Non c'è niente da fare: sono superiori (anche quando non sono coreani)

Per amore, solo per amore

Foglie che si muovono al vento. In bianco e nero. Poi a colori.
Il discepolo chiede al maestro, “Sono le foglie che si muovono, oppure è il vento?”. Il maestro risponde, “No, sono il cuore e la mente”.

IlGeko: Ma non muore mai!
Sburk: Son Coreani.
Ari: Ahgh!
Sburk: La loro busta paga ha il valore d’acquisto più alto al mondo; guarda come se li spendono bene i loro soldini. Con la mia non lo potrei proprio fare un film del genere.
IlGeko: Ma è stato pugnalato 20 volte.

Uno sparo nel posto giusto.

Ari: Ahgh!
Sburk: Ora dovrebbe essere morto.
IlGeko: Invece no.
Sburk: C’est l’amour!

Sburk: A me è piaciuto.
Ari: Ahgh!
IlGeko: Perché ti è piaciuto?
Sburk: Perché è coreano.
IlGeko: Tutti in Corea!
Sburk: Quasi quasi mi ci organizzo un viaggetto.
IlGeko: Un po’ lunghino.
Sburk: Effettivamente devono essere parecchie ore di aereo.
IlGeko: Il film.
Ari: Ahgh!
Sburk: Nah.
IlGeko: Lui non muore mai. E’ esagerato; gliene fanno di tutti i colori e lui continua a stare in piedi.
Sburk: Se le botte e tutta la violenza fossero credibili sarebbero noiosi. Lui è sostenuto dal fuoco dell’amore. Per amore questo e altro.
IlGeko: Per quella squinzietta che c’ha pure i brufoli? Non è mica Gong Li.
Sburk: Intanto Gong Li è cinese. E poi questi hanno un altro modo d’amare.
IlGeko: Si è innamorato della sua spalla?
Sburk: Lui è uno freddo. Non sorride mai. Lei gli dice che le emozioni non si possono controllare. Lui guarda che casino mette su.
IlGeko: Amore & Morte.
Sburk: Un classico. Più ci penso più mi convinco che m’è piaciuto.
Ari: Ahgh!
Sburk: ‘Sti Coreani! Una sorpresa. Poi lui c’aveva pure la voce di Keanu Reeves di Matrix che parla sempre sotto voce.
IlGeko: Chi sarà il doppiatore di Keanu Reeves?
Sburk: Voglio vedere Oldboy. Tu l’hai visto Oldboy?

Pers: Oh, ma lo volete dire come si chiama questo film che siete andate a vedere?
Ari: Ahgh!
IlGeko&Sburk: The Bittersweet Life.
Sburk: La vita agrodolce.
IlGeko: Siamo in Corea.
Pers: Stasera cinese?
IlGeko&Sburk: E' coreano.
Pers: Per me va bene anche una pasta al pesto.
Sburk: Uno spaghetti western.

Una mattina il discepolo fece un sogno e si svegliò in lacrime. Il maestro entrò nella sua stanza e chiese, “Hai fatto un sogno triste?”. Il discepolo rispose, “No, non ho fatto un sogno triste”. Quindi il maestro gli chiese, “Allora perché piangi così disperatamente?” E il discepolo, “Perché ho fatto un sogno che non si avvererà mai”.

The cat is on the table (near the pencil)

Per farmi perdonare del ritardo della settimana scorsa, oggi appuntamento doppio (nello stile di andata&ritorno, del resto). La prima espressione è:
"to rob the cradle"
che letteralmente si traduce con saccheggiare la culla, ed indica, con accezione negativa, chi esce con qualcuno di molto più giovane approfittandone.
D'altra parte, colui che saccheggia la culla, potrebbe trovarsi davanti una
"gold-digger"
ossia la classica arrampicatrice sociale, che lo fa per soldi. Ed allora il mondo andrebbe pari.

20060517

Autentici falsi

Vi ricordate il falso foglio sul quale il Berlusc prendeva i suoi misteriosi appunti durante il primo confronto televisivo con Prodi?
Se non ve lo ricordate era questo.
E' stato messo in vendita su Ebay, e qualcuno l'ha comprato per 152.00 euro.
Non ci credete? Invece è vero (ecco la prova) e ci sono state anche 59 offerte.

20060516

Dimmi come parcheggi ti dirò chi sei

Di questo articolo scritto da due americani (non so se l'hanno pubblicato, ma esiste una rivista scientifica che si chiama Journal of Potato, quindi tutto è possibile; in America poi), traduco il titolo e il sommario:

LE CULTURE DELLA CORRUZIONE: UN'ANALISI DELLE CONTRAVVENZIONI PER DIVIETO DI SOSTA
di Ray Fisman (Columbia University) e Edward Miguel (University of California, Berkley)

Sommario: Si ritiene che la corruzione sia un grosso ostacolo per lo sviluppo dell’economia, ma solitamente non si prende in esame il rapporto tra l’applicazione della legge e i modelli culturali che dovrebbero tenere sotto controllo la corruzione. Per chiarire questi due fattori, abbiamo approfittato di un esperimento naturale e cioè la presenza di migliaia di diplomatici provenienti da tutto il mondo nella città di New York. L’immunità diplomatica permette un’applicazione della legge praticamente pari a zero per le violazioni del codice stradale (in questo caso relative al parcheggio) delle macchine del corpo diplomatico. Questo fatto ci ha permesso di analizzare separatamente il ruolo dei modelli culturali: abbiamo potuto misurare la corruzione basandoci su un comportamento reale dei rappresentanti dei governi che agivano tutti nello stesso ambiente. Abbiamo trovato una altissima persistenza dei modelli di corruzione: i diplomatici provenienti da nazioni con molta corruzione ( basata su esistenti indici di corruzione) mostrano un significativo aumento nella violazione delle norme di parcheggio. Un altro risultato importante è rappresentato dal fatto che i diplomatici provenienti da nazioni che non vedono di buon occhio gli Stati Uniti, commettono un numero significativamente maggiore di violazioni delle norme di parcheggio; fornendo l’evidenza che il sentimento e l’affinità hanno un ruolo importante nelle decisioni economiche.

L'Italia è al 46° posto.
Va bè! Dài! Siamo abituati a peggio!
E' la prima nazione della Comunità Europea. Dopo di noi c'è la Spagna al 52°. Poi la Francia al 78° (ma i loro sentimenti verso gli americani sono ben noti; invece, insomma, Berlusconi s'era dato parecchio da fare ultimamente, il discorso sulla bandiera, forse non l'hanno capito).
I soliti paesi nordici sono ai soliti ultimi posti.
Al primo posto c'è un sorprendente Kuwait. E che cavolo, la Guerra del Golfo allora non è servita a niente! Al 2° posto l'Egitto e al 3° il Chad. Gli iracheni nella lista non li ho neanche trovati, forse loro non li fanno neanche parcheggiare a NY, ma quei poco di buono degli iraniani sono solo al 44° posto.
Non riesco a decidermi se spiegare il nostro 46° posto con la corruzione o con il poco affetto che proviamo per gli USA.

Tutto l'articolo e tutta la tabella sono qui.

20060514

Ma si ricicla come comico?

In merito alla vicenda Juventus, Berlusconi ha detto: "Esigiamo che ci restituiscano i due scudetti che ci spettano. Siamo stanchi di subire ingiustizie".

20060512

Romance & Cigarettes

Una tipica conversazione telefonica tra amiche.

Drin drin

Sburk: Pronto?
...................................
Sburk: Bene, tu?
..................................
Sburk: Antananarivo.
.................................
Sburk: Tblisi.
..................................
Sburk: Palikir.
...................................
Sburk: Islamabad. Si svolge negli Stati Uniti, capitale Washington DC. Ma non lì, a NY.
.......................................
Sburk: Dushanbe. Però è un musical! Cantano! Non me lo sarei mai aspettato da una personcina come Turturro. Infatti, lui non s'è mica fatto vedere, è rimasto dietro la macchina da presa. In realtà poi dai titoli di coda ho visto che era fra i ballerini sul marciapiede, ma non l'ho notato. Varrebbe la pena rivederlo solo per vedere Turturro ballare.
..........
Sburk: Varsavia. C'è Susan Sarandon, che è proprio brava. Canta pure lei, ovvio, come in Rocky Horror Picture Show. Poi c'è Christopher Walken, che balla, ovvio, come in quel video che non mi ricordo bene qual'era, ma lui che balla me lo ricordo troppo bene.
........................................................
Sburk: Katmandu. Kate Winslet è parecchio in carne. Forse, è quella che m'è piaciuta meno. Non perché fosse in carne. Ma c'è una scena in cui canta sott'acqua che è notevole. Cade in acqua, un po' come lei alla fine in Lezioni di piano, o almeno, a me lo ha ricordato. Il marito della Sarandon (è una storia di corna) è James Gandolfini, uno dei Sopranos, che non ho mai visto, il telefilm. Bravo. Anche lui canta. Poi ci sono una serie di personaggi secondari niente male, tra cui Steve Buscemi.
.....................................................................................
Sburk: Valletta. Sì, abbastanza. Dovrebbe essere visto in lingua originale, però. E la seconda parte m'è piaciuta un po' meno, rallenta, diventa più seria. Insomma...
..............................................
Sburk: Interrompi anche?
....................................
Sburk: Sì che la so.
................................
Sburk: Monrovia. Che dicevo?
...................................
Sburk: Nicosia. E poi è divertente. Certo questa mania di fare i musical.
..........................................
Sburk: Nassau. Woody Allen l'ha fatto. Se pensi che l'ha fatto anche Lars Von Trier. Danimarca?
.............................................
Sburk: Canberra. Insomma chissà perché a questi registi che fanno film parlati normali, poi gli viene lo schiribizzo di fare film cantati.
.............................................
Sburk:Vilnius.
....................................
Sburk: Quito.
.............................
Sburk: Manila. Ok, ciao.
.....................................

(Per approfondimenti: qui)

20060511

The cat is on the table (near the pencil)

Quella di oggi è una parola non solo di uso comune in inglese, ma familiare perchè importata in italiano: bus. In americano esiste tuttavia un’accezione diversa per il verbo, to bus, che significa anche pulire i tavoli nei locali, sparecchiare. Ecco che si possono trovare nei self-service cartelli con scritto
“bus your own table”

Signorina Vitt, ma oggi è giovedì!

Hai presente quando il giovedì il Robecchi non si faceva sentire?
Hai presente come cominciava male la giornata?
Hai presente che ci ritrovavamo davanti a un caffè perché mal comune mezzo gaudio?
Ora, secondo te, con chi lo vado a prendere il caffè per disquisire sull'assenza della Signorina Vitt? 1. Qui non c'è nessuno (di simpatico) (per ora) (poi invece...); 2) Qui non c'è nessun abitué dei giovedì della Signorina Vitt con cui sfogarmi.
Secondo me è il giovedì che è sbagliato. Il giovedì è un giorno troppo imprevedibile per infilarci una rubrica fissa.
Non so.
Riflettiamoci.
Tutti.

20060510

La legge del taglione, parte II

Ecco, proprio questo. Secondo me è l'esatto contrario, io la metterei tra gli aggravanti. Ma porca puttana, il marito.

20060508

Tutti in Corea


A parte che la Corea è uno dei 30 paesi industrializzati del mondo (io non lo sapevo), ma dice il rapporto OCSE che è il paese dove la busta paga ha il maggior potere d'acquisto (io non lo sapevo e mai me lo sarei immagimato); insieme al regno Unito.
L'Italia ovviamente è messa male, ma visto che ho una nazionalità di riserva pensando di rifugiarmi dai parenti di mia madre e darmi allo shopping sfrenato ho dato una controllatina su dove sta la Nuova Zelanda: appena tre posti sopra l'Italia. Che delusione! Certo almeno laggiù (laggiù laggiù laggiù lontanissimo dal resto del mondo) esci di casa e vedi boschi cascate laghi monti praterie pecore kiwi oceani maori isole e pochi esseri umani, e magari ti passa la voglia proprio di usarla la busta paga, però qui almeno ce l'ho.
E' da tre ore che cerco di mettere qui la tabella, ma mi viene proprio male. Allora sappiate che l'Italia è al 23° posto, dopo la Grecia e la Spagna. E che tra i primi posti in ordine sparso ci sono i soliti paesi nordici, la Svizzera, gli USA, il Canada, il Giappone, l'Australia; dopo di noi, sempre in ordine sparso, il Protogallo, la Turchia, la Rep Ceca, il Messico, l'Ungheria, la Polonia.

Città di dio

Sburk: E me lo dici così?
Vitt: Ciaoooo. Era tanto che non si faceva un dialogo.
Sburk: Non tergiversare.
Vitt: Tergiversare? Sburk, ma sei davvero tu? Tu tergiversare non lo usi. Fatti riconoscere.
Sburk: Tergiversare è una parola fantastica.
Vitt: A me fa venire in mente i tergicristalli.
Sburk: Appunto! Anche a me.
Vitt: Stai menando il can per l'aia.
Sburk: Pensavo che tu fossi esperta in modi dire anglofoni.
Vitt: Mi tengo allenata con l'italiano.
Sburk: INSOMMA!
Vitt: Ma tu mi volevi dire qualcosa?
Sburk: Perspicace.
Vitt: Ecco. Perspicace invece mi fa venire in mente la sudorazione.
Sburk: Vabbè ciao con te non ci parlo più. Però continua a raccontarmi che film hai visto.
Vitt: Ho visto Le ombre lunghe. Molto bello. Te lo consiglio.
Sburk: Oh che film è?
Vitt: E' di un regista americano emergente. 22 anni. Low budget. Successone al Sundance. Redford in brodo di giuggiole. Spike Lee lo vorebbe far fuori. Ora mi sfugge il nome.
Sburk: Mai sentito.
Vitt: In Italia arriverà, forse, nel 2008. Poi è intraducibile. Il linguaggio è fondamentale.
Sburk: Senti! L'ho cominciato io questo dialogo. Come vedi le letterine sono viola. E' il mio post. Io decido di cosa si parla. Io conduco il dialogo. Tu devi essere la mia spalla, altrimenti torno da Pers.
Vitt: Dimmi tutto.
Sburk: M'hai fatto passare la fantasia.
Vitt: Eh dài.
Sburk: Uff.
Vitt: Di che film mi volevi parlare?
Sburk: Di un film che mi hai consigliato te ma preferirei non darti soddisfazione.
Vitt: Ma dài, sburkina, sicuramente te hai visto cose che noi umani non abbiamo mai visto in quel film.
Sburk: Fra l'altro coincidenza: te me ne avevi parlato perché secondo te poteva collegarsi allo spettacolo Figli di nessuno. E in Figli di nessuno c'è una scena con una gallina che Franco ha preso dal film.
Vitt: Sono un genio. E ho anche indovinato il film: City of God.
Sburk: Geniale, Vitt, me l'hai consigliato te.
Vitt: Bello, eh!
Sburk: Bello? E' bellissimo. E' uno dei più bei film che ho visto ultimamente. Ma perché nessuno me l'ha detto? E' perfetto. Ma l'hai vista la fotografia? E il modo di raccontare, avanti e indietro.
Vitt: Andata e ritorno. Siamo noi.
Sburk: E quando rallenta, poi velocizza. Bello bello bello. Ma proprio tanto. L'avrei voluto vedere su un grandissimo schermo di un cinema invece che sul piccolissimo schermo del mecchino. Grazie Vitt.
Vitt: Non c'è di che.

20060507

Grazie

Succede sempre così. Le magagne vengono affrontate quando un personaggio pubblico vi si trova dentro. No, no, non sono ironica, bisogna davvero ringraziarli. Sto parlando ad esempio delle carceri italiane, notoriamente nostro fiore all'occhiello, se non fosse per quel piccolo problemuccio di sky, che ancora non è istallato. Ma per fortuna Previti, nei pochi giorni di permanenza, se ne sta già occupando. Ah, sospiro di sollievo.

20060505

Franca Rame senatrice

Dal suo blog leggo (e rido):

Gli sprechi e il debito "pubblico"

Dati di un precedente studio sugli sprechi dello Stato:

I dati che seguono li ho rilevati dalla stampa: La Repubblica, L’Unità, Europeo, Panorama, L’espresso... e da vari libri, di S. Messina, G. Barbacetto, on. Raffaele Costa.
Costi di Montecitorio... detto anche Bengodi!
In un anno (1991) sono stati spesi: 23 miliardi di carta… hanno disboscato l’Amazzonia.
4 miliardi, spuntini e pranzi!
8 miliardi, posta e telefono!
Viaggi deputati: 10 miliardi!...
Riscaldamento: più di 7 miliardi!… Che a Roma, tutti lo sanno, il clima è mite... nei grandi alberghi non c'è quasi mai riscaldamento... non serve! A Montecitorio, un caldo! Tutti nudi!
Trasloco e facchinaggio: oltre 2 miliardi!...
Dentro a Montecitorio eh! Da una stanza all'altra. Cambian Partito... si portan via la scrivania.
9 miliardi: servizio pulizia, lavanderia... e disinfestazione!
Che non serve... la disinfestazione... Non serve... Son tutti lì!
600 milioni di carta igienica!...
Un milione e 643 mila lire al giorno di carta igienica! Bisogna riconoscere che i nostri parlamentari mangian tanto... ma funzionano d'intestino che è un piacere!
A Palazzo Madama la musica non era diversa.
Pomicino... il Cirino… quello del Mastella.
Raffaele Costa racconta che quando era ministro del Bilancio ha stanziato contributi vari, per miliardi… Vi citerò i più stravaganti: tra i più fortunati, i cani: 2 miliardi per l'acquisto di collari per cani... ma i di cani chi? Contributi a 65 monsignori, 30 curie vescovili e 16 ordinari diocesani, affinché possano costruire chiese, abbazie e santuari.
Contributo... - ci deve essere una storia d'amore e abbandono, dietro... - contributo alla "Casa secolare delle zitelle di Udine"!
Contributi all'associazione che cura i rapporti culturali tra Trieste e la Mongolia!
Questi non ricordo da chi siano stati elargiti… (fonte sempre Raffaele Costa) 30 miliardi per il progetto "Leopardi nel mondo"…
Il poeta o i felini?
Abbiamo a Roma due bei palazzotti dove ha sede l'Ispettorato Gestione Enti Disciolti. Pensavo a un refuso. No, proprio disciolti!
In Italia avevamo a quel tempo..., indagherò su oggi, 50.000 enti di cui 634 decretati inutili, ufficialmente disciolti ma in realtà ancora esistenti.
300 impiegati, costo annuo di soli stipendi: 12 miliardi.
Ve ne indico qualcuno di questi Enti: la G.I.L. Gioventù Italiana del
Littorio... L'Ente Tre Venezie che si occupava, ancora, dei beni degli altoatesini che nel '44 optarono per il Terzo Reich... Che son tutti morti gli altoatesini, ma l'Ente è lì!!
L'Ente Orfani di Guerra...
E per finire l'Ente per la distribuzione dei medicinali offertici dagli
americani alla fine della guerra del '45... che se mandi giù un cachet... TAK morto secco!
Negli anni successivi, con la sinistra al governo, checché dica Berlusconi, il debito pubblico è stato ridotto… oggi, pare stia scoppiando.

20060504

Tra le righe


Simpatizziamo con i lavoratori delle Librerie Feltrinelli.
Qui c'è il loro blog.
Qui ci sono 2 articoli del Manifesto (un po' vecchiotti, ma tra un ponte, un'elezione e una pasqua mi sono un po' distratta) scritti da Luca Domenichini.

City of God


L'ho visto solo di recente, mi è piaciuto molto, e in parte si collega ai Figli di nessuno. Insomma, se non l'avete visto, merita.

The cat is on the table (near the pencil)

Come da appuntamento, l'espressione di oggi è
"early bird"
che deriva dal detto "the early bird catches the worm". Il termine indica colui che si alza, arriva, o agisce prima dell'orario previsto. In pratica, è utilizzato molto spesso per invogliare ad arrivare presto, prima degli altri, e tipicamente si trova scritto nei cartelli che indicano i prezzi dei parcheggi (sconti per chi occupa il posto dalle 5 del mattino), o che pubblicizzano sconti nei negozi nei giorni di grandi saldi, o negli annunci dei garage sales e altre vendite da privati (qui, più tipicamente: no early birds, please). Insomma, niente a che vedere con gli eiaculatori precoci, come qualcuno aveva ipotizzato.

20060503

Figli di nessuno (I studio)

E il secondo?
La scorsa settimana, nella chiesetta di Sant’Andrea, è andato in scena lo spettacolo Figli di Nessuno. Gli attori erano gli allievi di 2° livello dei corsi di teatro organizzati dal Teatro Verdi. Il testo e la regia erano di Franco Farina.
Gli attori erano tutti giovanissimi (16-18 anni), e se a chi più e a chi meno mancava una sufficiente preparazione attoriale e di dizione (ma basta guardare la TV e certo cinema per rivalutare totalmente questi giovani allievi), a nessuno mancava l’entusiasmo e la responsabilità di portare in scena un testo originale e interessante e che, soprattutto, li riguardava da vicino.
Il testo che è stato scritto partendo anche dai suggerimenti dei ragazzi che hanno partecipato al corso indaga l’utopica possibilità di reiniziare il mondo da capo, senza una cultura imposta che ci precede e ci condiziona.
Lo spettacolo è diviso in tre parti: nella prima vediamo ragazzi cresciuti in un’isola; la natura perfetta li ha resi sereni e beati e anche se non sanno da dove provengono adorano i loro misteriosi genitori che li hanno abbandonati lì. Sono felici, tuttavia la curiosità è più forte ed alcuni di loro decidono di intraprendere il viaggio oltre il mare per andare a vedere cosa c’è. Nella seconda parte questi viaggiatori incontrano un altro gruppo di ragazzi con una storia diversa. Questi hanno ripudiato i loro genitori, forse li hanno addirittura uccisi, si intuisce che provengono da un passato difficile e violento, e inevitabilmente lo sono anche loro; ma l’incontro con il gruppo dell’isola anche se inizialmente problematico alla fine trova alcuni punti d’incontro. La terza parte, infine, vede un gruppo di donne che hanno deciso di eliminire il maschio dalla loro vita, ma questa soluzione non le convince più e stanno ripensando ad altri modi di organizzare la loro comunità. Il finale è ovviamente aperto: tutti gli attori si rivolgono al pubblico chiedendogli di discutere.
Lo spettacolo scorre bene. La parte iniziale forse è un po’ lenta ma serve a contrapporsi con la parte centrale dove avviene l’incontro tra i Ragazzi d’Oro dell’isola e i Ragazi Disperati che invece è vivacissima e piena di belle soluzioni teatrali, come la storia che viene raccontata da uno dei ragazzi e che viene descritta visivamente solo con i piedi di tre attori (teatro nel teatro). Anche l’ultima parte, quella delle Donne Assassine, rompe con la parte precedente. Siamo in un interno, e le quattro donne sono tutte vestite di nero con tanto di tacco alto. I loro gesti sono solo quelli essenziali, a differenza dei loro predecessori che si arrampicavano sulle colonne e saltavano da una pedana all’altra.
Insomma, è un testo intenso che si pone quel tipo di domande che non generano risposte ma solo altre domande.
Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Hanno inventato una valanga di religioni e filosofie per rispondere a queste domande e non per niente Franco Farina ha fatto studi di filosofia. Ma senza andare a scomodare questi pesi massimi ci sono domande più vicine che andrebbero indagate soprattutto quando pensiamo, come ci suggerisce il titolo del testo, ai figli.
Allora possiamo immaginarci i figli cresciuti in libertà senza nessun tipo di costrizione da parte dei genitori, che proprio non esistono e forse non sono mai esistititi. Sarebbe meglio la loro vita? Quanto gli è stato imposto dai genitori senza che neanche se ne rendessero conto? Quanto sono riusciti a ribellarsi? Oppure stanno commettendo gli stessi errori?
Oppure ci possiamo immaginare, senza bisogno di ricorrere a troppa fantasia, ma semplicemente aprendo gli occhi, i figli cresciuti nei quartieri violenti dove comandano le varie mafie, altri mandati a combattere le guerre che non fanno notizia prima di imparare a leggere, altri ancora vissuti in completa povertà e lasciati a morire, con genitori che li hanno solo danneggiati ulteriormente. Loro sì che si meritano davvero un nuovo inizio, anche uno meno utopico.
E la questione femminile (e facendo riferimento a un recente post, evviva, qualcuno ne parla) che, secondo me, Franco ha trattato un po’ troppo velocemente ma non per questioni di sensibilità (attendo fiduciosa infatti lo Studio II). Allora, sempre rifacendoci al titolo, figlie maltrattate dai padri, schiavizzate, per poi passare al marito altro padrone, cresciute con la mentalià, imposta da altri, che così è la norma.
Eccetera eccetera eccetera... questi sono solo alcuni esempi, i più facili.
E’ un bel teatro quello che ti lascia con tanti interrogativi, invece del solito finale che stimola solo disquisizioni sulla dizione di quell’attore, l’intensità dell’occhio di bue, e l’adeguatezza del costume della prima donna.

20060502

I'm Mac

Ma se’ondo te, io guardo un firme sur cellulare?

E’ riniziato Report (e me ne sono accorta anche io da qui)
Emozione quando intervistano i ragazzi all’uscita dal Pippo Roti
Un pensiero a Chiara
Ed ennesima conferma: i toscani sono sempre i piu simpatici