20060831

Un sito al giorno toglie il medico di torno


Cercando altro sul world wide web ho trovato
Wooster Collective.

USA coast to coast

Un'altra cosa che mi ha colpito degli Stati Uniti è che ci sono tantissimi cartelli per qualsiasi cosa (poi magari quando ti sei perso non ne trovi neanche uno).

Mentre attraversi un ponte lungo 4 chilometri a pelo sull'acqua alla tua destra l'Oceano Pacifico leggi:



Se comunque non ti spaventi e decidi di proseguire la tua esplorazione marina, potresti imbatterti in questo:



Ma uno dei posti migliori dove leggere, è risaputo, è il bagno. In America non importa portarsi dietro Topolini, attaccato alle pareti c'è sempre qualcosa d'interessante da leggere:




(lo so è scritto piccolo: "if you are in a scary or dangerous situation and need to get help, you may use our telephone to call a domestic violence program or the police")

Benvenuti in casa Vitt (continua...)

Un breve aggiornamento sulla situazione in casa. Come preannunciato ci aspettava un cambio di inquilino. Franklin, che attendevamo dal primo agosto, in realtà avendo pagato la retta dell’affitto per entrambi gli appartamenti si è trasferito intorno alla seconda metà di agosto. E sottolineo intorno perchè nessuno si è accorto con precisione del giorno del suo arrivo. Quel che sappiamo finora è che Franklin è decisamente silenzioso, sicuramente poco ingombrante, usa molta acqua di colonia, non mangia (non in casa, almeno), si lava ma non con del sapone a meno che non lo tenga in camera sua, si rade barba e capelli, rientra in casa con vestiti puliti lavati altrove ma non lo vediamo uscire con quelli sporchi, non saluta i maschi, ed è sempre (le uniche due volte che l’ho incrociato) un po’ in ritardo. Questa sua scarsa espansività e reticenza nel comunicare non lo rende simpatico a molti, anche se a me non dispiace.
Si prevedono ulteriori cambiamenti a breve, vi terrò aggiornati.

20060830

New York City/Where are you from


Leggo che a NYC ci sono 8 000 000 di abitanti.
D'estate poi, ci sono anche tutti i turisti.
Manhattan diventa parecchio affollata.

E' inevitabile fare quattro chiacchiere con uno sconosciuto.


Le situazioni possono essere svariate, e in una settimana, di cui 5 passate nella grande mela, a noi ne sono accadute varie; tra cui:


1: In the subway.

La metropolitana newyorchese è vecchiotta. La prima linea sotterranea venne inaugurata nel 1904, era lunga circa 15 chilometri e aveva 24 stazioni. Anche per questo motivo non è molto estesa e in certi posti non ci puoi proprio arrivare; devi integrare con gli autobus. Poi non è facile da capire, le linee si sdoppiano, cambiano a seconda dell'ora, del giorno; non tutti i treni sono uguali, ci sono i locals, gli express. E poi lì sotto ci fa un caldo, i soffitti sono veramente bassi, le indicazioni sono poche e confuse. Aiuto! Voglio uscire!

Mal comune mezzo gaudio. Non sono solo i turisti a non capirci nulla là sotto, ma anche i newyorchesi; quindi parte la chicchiera.

- E' questo il binario per andare uptown?

- Lo spero.

- Certo c'è poca gente.
- Lì c'è scritto direzione uptown.

- Sì sembrerebbe giusto. Di dove siete?

(con la domanda 'di dove siete' non si può sbagliare, perché i newyorchesi puri sono veramente in minoranza, e poi se sei veramente nato e cresciuto a NY, puoi sempre parlare delle tue origini irlandesi, svedesi, greche, italiane, turche... insomma con 'where're you from' la chiacchiera volante è assicurata. La rivelazione della tua cittadinanza stimola tutta una serie di domande: ti piace NY, cosa avete visto, cosa in particolare vi è piaciuto, quanto è diverso dal posto vostro, etc)

- E tu?

- New York.

- Nato e cresciuto?

- Sì.

(anche se sei così banale da essere nato a NY, puoi comunque stimolare altre domande: in che quartiere abiti, ma lo sopporti ancora tutto questo rumore, e ti perdi in metropolitana, etc)

Il binario poi era quello sbagliato, perché leggendo tra le righe del cartello posto sopra c'era scritto che i finesettimana a sera tardi (late night che ore sono?) di lì non passavano treni.


2. On the ferry
La notte, seduti fuori, mentre il traghetto si allontana da Manhattan tutta illuminata.

- Ancora non mi sono abituato a questa vista. E' bellissima.

- Eh sì. Di dove sei?

- Di San Diego.

(e qui scatta il paragone tra le due città americane, il clima a SD è meglio e anche la gente è molto più gentile, ma NY è unica, ci sono così tante cose da fare)

- E tu?

- Italia.

(la nazione non deve aver ispirato molto perché ha optato per un'altra domanda)

- E dove stai a NY?

- Da un'amica.

- Italiana?
- No americana.

- E dove l'hai conosciuta?

- In Libano.

- Ah conosco dei libanesi. Lavorano nel mio ufficio.

- Mmm
- Poi ho dei carissimi amici israeliani.

- Mmmm

(Quest'esemplare di San Diego non era particolarmente vispo e la rivelazione libanese che avrebbe dovuto far partire un'interessante discussione è morta lì; non tutti sono dei maestri nelle quattro chicchiere)

3. In Central Park

Central Park è veramente enorme. Perdersi è facile. Quando chiedi indicazioni a dei passanti, la percentuale che siano anche loro dei turisti è alta. I passanti eravano noi. Lui era di Dusseldorf e cercava Strawberry Fields. Lui credeva che noi venissimo dalla Spagna. Un classico. Noi lo abbiamo messo sulla retta via e ci siamo dati appuntamento a Strawberry Fields.


4. Waiting for the rain to stop

- Di dove sei?
- Italiana.

- Io vengo dal Nepal.

- E tu?
- Nigeria.

(Troppo facile. Puoi andare avanti per ore, giorni, anni)

20060824

Il regista di matrimoni

Estate. Tempo rallentato. Piccola cittadina di mare. Gente in vacanza rilassata dopo una bella giornata di mare (la prima di questo Agosto, ovviamente non di un fine settimana). Cinema all'aperto.

Arriviamo presto. Prima dei bigliettai, che quando arrivano aprono il cancello e se lo richiudono subito dopo alle loro spalle. Hanno paura che qualcuno entri prima che abbiano preparato i biglietti. Hanno paura della ressa. Ci siamo solo noi. Siamo in quattro. Una è minorenne.

Fine Primo Tempo
Donna: Ok, possiamo andare via ora?
Minorenne: No! E' divertente!
Illuso: Dai, vediamo cosa succede.

Fine Fine
Uomo (rimasto in sala per ultimo, ha guardato tutti, ma proprio tutti i titoli di coda, ed ora fissa concentrato lo schermo bianco): Mmm...
Disilluso: E' finito.
Uomo: Non me lo fanno rivedere? Mi sono sfuggite delle cose.

Di ritorno alla metropoli:
Belle immagini! Bella Donatella Finocchiaro! Bella la Sicilia! Bello quel palazzo! Bello quel convento! Era Cefalù. E' stato tutto un sogno: al finale Elica sta andando in treno in Sicilia al funerale di Smamma. Ma viene spiato? Immagini della Sicilia un po' retoriche però, un po' Dolce&Gabbana. Anche le donne un po' Dolce&Gabbana. Almeno non hanno vestito Castellitto come McGregor. L'unica scena che mi è piaciuta è quella con i cani. Uno mette il finale aperto e così ha fatto il film d'autore. Aperto? Lui ha montato a caso alcuni spezzoni in treno di Finocchiaro e Castellitto, e li ha attaccati prima della parola fine. La parola fine non c'era. Altrimenti non è un finale aperto. Uno mette insieme una serie di belle immagini, di inquadrature strane, di silenzi, di dialoghi nonsense, di cani e crede di essere Bunuel. A me è piaciuta la canzone dei titoli di coda, infatti ricordo che quando vedevo il trailer alla tv, lo volevo andare a vedere per quello. Sa creare l'atmosfera. Ma oltre l'atmosfera cosa c'era? Ci voleva dire che il cinema italiano è morto. Ancora! E' da dopo il neorealismo che dicono che il cinema italiano è morto. Ci voleva dire che siamo in una fase di mancanza di creatività e si riesce solo a fare l'ennesima versione dei promessi sposi. Bellocchio è in quella fase. Da mo'. E' una critica alla mancata assegnazione del leone d'oro per buongiorno notte. Permalosino però! Certo è un film che fa discutere. Sì sì.

La minorenne dormiva.

Sola me ne vo per la città...

20060821

Ferdinando Scianna


Alla Fondazione Ragghianti a Lucca c'è la bella mostra del fotografo siciliano.


Budapest, 1990


Cantastorie, Bagheria, 1962

Stay - Il labirinto della mente

Titolo originale: Solo "STAY", ovviamente. Con sottotitolo "Between the worlds of the living and the dead there is a place you're not supposed to stay."
Regista: Marc Forster. Quello che ha fatto Neverland.
Attori: Ewan McGregor (leggendo le critiche al film ho trovato "un altro chiodo nella bara della carriera di Ewan McGregor); Naomi Watts; Ryan Gosling (bella scoperta; ha fatto "Le pagine della nostra vita" - che in inglese si chiama "The notebook" - di Cassavetes); Bob Hoskins (fa sempre piacere incontrarlo).
Sceneggiatura: David Benioff. Mi sembrava d'averlo già sentito nominare, è quello della 25a Ora! Ma anche di Troy.
Costumista: Frank L Fleming (quello di The woodsman - il segreto; Monster's Ball)

Il film può ricordare Muholland Dr, anche se col finale in Stay si spiega praticamente tutto, o almeno noi ci siamo spiegati praticamente tutto, tranne 2 cose:

Tutti1: Ma lui muore alla fine? (Non vi preoccupate, non vi sto rovinando il finale, se per sbaglio vi capita di vedere questo film)
Tutti2: Perché i pantaloni di McGregor sono corti (all'acqua in casa per intenderci)?

Mentre per la prima domanda sono previste solo 2 alternative, quindi la discussione è risultata monotona, per la seconda si possono dare varie spiegazioni:

Il sarto se lo ricordava più basso.
Ci vuole ricordare Jacques Tati, lui perso nella società moderna, McGregor nel labirinto della mente.
Nell'immaginario degli americani gli inglesi si vestono così.
Nell'immaginario degli americani gli psichiatri inglesi si vestono così.
Sguazzando nella palude della mente ci vogliono giustamente quei pantaloni.

Ci siamo anche interrogati sul maglioncino con le strisce su un braccio, sempre di McGregor, ma pensiamo che richieda una laurea adeguata. Scusateci.

20060817

Tutto è bene quello che finisce bene

Il viaggio di ritorno? Noiosissimo! Non è successo niente di niente, anzi sul volo Roma-Pisa ero addirittura seduta accanto al finestrino e all'areoporto abbiamo trovato tutti i nostri bagagli senza neanche aspettare molto. E pensare che c'erano anche stati tutti gli allarmi terroristici dopo la scoperta dei piani di Londra.

All'areoporto intanto siamo arrivate con più di tre ore di anticipo (era consigliato) e poi avevamo appuntamento con l'amico-italiano-da-15-in-USA (da ora in poi chiamato AI15). AI15 è arrivato puntuale sulla sua macchina americana che mi dispiace non aver fotografato (purtroppo la maledizione del pounamu ha colpito anche la mia macchina fotografica che funziona solo quando le pare a lei). Mi ha detto che la macchina buona l'aveva presa sua moglie (sai come sono le donne, mi ha pure detto), ma l'impressione è che ritrovatosi senza macchina per venire fino all'aeroporto, AI15 sia passato dal vicino sfascia carrozze e se ne sia fatta prestare una. E la chiude anche a chiave; il motore effettivamente funzionava bene, e pure la radio.

Insomma se proprio devo trovare una cosa negativa nel viaggio di ritorno è la signora che ci ha fatto il check-in a Newark. Mentre ero in fila l'avevo già notata: sopracciglia alzate e bocca all'ingiù di default. Non stava facendo i check-in. Per fortuna, ho pensato, deve essere una che spaventa la gente. Toccava a noi!

Lei: Next!

Ecco, toccava a noi, e la donna dalle sopracciglia alzate aveva appena deciso di mettersi a lavorare.

Lei: Quella cosa lì non la puoi portare sull'aereo.

Indicava il mio zaino.

Sburk: Come no! C'è scritto che non si possono più portare liquidi a bordo e nel mio zaino non ci sono liquidi.

Lei: Il bagaglio a mano non si può portare.

Sburk: Ma non è vero.

Lei: Sono le nuove regole.

Sburk: Sul sito dell'areoporto si parla solo dei liquidi e sul sito dell'Alitalia non c'è scritto niente.

Lei: Fai come ti pare, ma poi ti mandano indietro ai controlli quando ti imbarchi.

Sburk: Questa la posso portare? Indico la mia borsa a tracolla piccola.

Lei: Sì.

Sburk: E questo secondo lei dove lo metto? Indico il mio laptop che stava nello zaino.

Per fortuna arriva un'altra tipa dell'Alitalia che ci dice e le dice che i nostri zaini vanno benissimo. Ma ormai il Koala aveva fatto i vari trasbordi e il suo zaino se n'era andato insieme ai bagagli più grossi.

Lei: Hai tolto queste cose dal tuo bagaglio a mano? Mi mette sotto il naso una circolare in cui si precisa che nessun tipo di liquido, crema o gel può essere portato a bordo dell'aereo.

Sburk: Te l'ho già detto: sì.

La donna dalle sopracciglia alzate e la bocca all'ingiù è molto truccata, quindi penso io, viaggerà sempre con un beauty-case ben fornito, quindi penso ancora io, con le nuove disposizioni non può più salire su un aereo. Sarà per questo che il suo livello di acidità è salito alle stelle.

Al controllo del bagaglio a mano effettivamente aprono tutto e guardano cosa porti e poi una viaggiatore sì e uno no, anche quando sali sull'aereo. Lì a me non è toccato e in quel momento ho capito che la maledizione del pounamu era terminata. Forse la maledizione è passata a due ragazzi spagnoli in fila davanti al Koala che avevano comprato accendini ricordo per tutti gli amici, e la tipa della sicurezza li prendeva uno ad uno e li lanciava lontano come se fossero virus mortali o bombe a mano. Ragazzi! E' dall'11/9 che gli accendini non si possono più portare. Sveglia! Non c'è mica Zapatero qua.

Sull'aereo ho visto due film:

THE MANCHURIAN CANDIDATE – un thriller che se ne può anche fare a meno.

MATCH POINT – chiaramente non è di Woody Allen, deve aver fatto da prestanome a qualcuno (figurati che avevo pensato: guardo Woody Allen così mi rivedo un po' di NY, invece è ambientato a Londra e hanno questo insopportabile accento inglese).

Lesson # 29: The wedding day

Cosa serve per fare un perfetto giorno del matrimonio?

20060816

Lesson # 17: At the hostel

Non ho una grossa esperienza di ostelli, di solito vado nei campeggi, ma effettivamente sono dei posti interessanti, dove capita sempre di conoscere gente. L'ostello di Seaside, nell'Oregon, è un bell'ostello, se capitate da quelle parti ve lo consiglio, ho tutti i recapiti. L'ostello di Seaside ha una bella cucina attrezzata, fornelli, forni, micronde, pentole, padelle, tutto quello di cui hai bisogno, basta portare il cibo, e ti mettono anche a disposizione dei ripiani e un frigorifero dove mettere la tua roba, basta scriverci sopra il tuo nome con l'apposito pennarello così la mattina quando ti svegli ti puoi fare una tranquilla colazione a base di latte, yogurt, cereali, burro, marmellata (che la sera prima, con un ultimo sforzo dopo il viaggio ti eri acquistato al vicino supermercato) ad uno dei tavoli nel giardino che dà sul fiume.
Errore.
La sera prima, dato che tutti i ripiani del frigorifero erano pieni di cibo di altri ospiti dell'ostello, abbiamo pensato di mettere i nostri yogurt, burri, marmellate, latti, formaggini, succhini, sull'unico ripiano dove c'era uno po' di spazio, il ripiano del "free stuff" pensando che visto che c'era il nostro nome sulle nostre cose, sarebbe stato chiaro che non era free stuff.

Errore.

La mattina dopo non c'era più niente!

20060807

A chi devo rivolgermi per quella partita di pounami?


Se sei in un posto sperduto, che si chiama Cape Disappointment (!), tira vento, è freddo, c'è la nebbia, e ti accorgi di avere chiuso le chiavi dentro la macchina...ringrazi il giorno che hai deciso, contro ogni consiglio, di comprarti una decapottabile a Seattle.
(PS si pregano i vari "ma-come-si-fa-a-chiudere-le-chiavi-dentro-e-non-dirmi-che-non-hai-una-copia-di-riserva" astenersi commenti)

20060804

Lesson # 39: At the market





Qui negli USA c'è una regola per tutto. Non si può sbagliare. Hai un problema? C'è sempre una risposta logica. Hai in mente un progetto? C'è sicuramente qualche modulo da riempire che ti porta alla sua realizzazione. Vuoi suonare per strada? Nessun problema. Anche per questo è tutto organizzato. Il pianista, tra un pezzo jazz e l'altro (bravissimo! fra l'altro raccoglieva fondi per gli aiuti da mandare in Libano) ha chiesto ad un giovane un po' dismesso che gli girava intorno: "Ehi! Sei in coda? Dopo tocca a te? Questa chitarra mi sembrava la tua."

20060802

Indulto: punti di vista

Si può dare la notizia così, oppure segnalare che 2661 detenuti non hanno commesso ulteriori crimini appena usciti dal carcere.

Lesson # 58: On the bus

Sburk: Hi.
Bus driver
: Hello, how's your day?

Sburk
: Io vorrei scendere il più vicino possibile a Pioneer Square.

BD
: No problem. Ti chiamo quando ci siamo.

Sburk
: Grazie.

Mi siedo, subito dietro l'autista, un'allegrona di colore, per non rischiare di distrarmi e poi chissà dove scendo. Poco dopo capirò che non c'è problema, perché c'ha il microfono.
A un certo punto una fermata lievemente brusca:
BD
: Sorry, folks!

Altre 4 o 5 fermate e l'autista mi si avvicina e mi chiede di alzarmi. Oddio che succede? Facile: deve salire uno su una sedia a rotelle. L'happy bus driver piega la poltrona, poi torna al suo posto e predispone lo scivolo per far salire la sedia rotelle, lui sale, si sistema al suo posto, l'autista lo ferma con la cintura di sicurezza e si riparte. Tutto questo succede all'incontrario quando il signore sulla sedia a rotelle scende.

BD
: Pioneer Square!

BD
: Someone wanted to get off near Pioneer Square?

Sburk
: Thank you.

BD
: Have a nice day.

Scoiattolo n. 3

by courtesy of Robbel

20060801

Il giorno dello scoiattolo



Finalmente oggi ho visto gli scoiattoli: ben 3! Qui è frequente, dice, ma io fino ad oggi non li avevo ancora visti. E neanche ci pensavo, quando, all'improvviso ecco il numero 1. Stavo attraversando il Washington State Park alla ricerca del Green Lake, da mezzora, senza sapere bene dove stavo andando, ma abbastanza ottimista perché il Rose Garden ero riuscita a trovarlo, quando l'ho visto, dietro un albero, piccolo piccolo, era lui: lo Scoiattolo. Gli faccio una foto! Ma lui, birichino, si nasconde dietro l'albero, allora mi sposto dall'altra parte, e lui dall'altra, mi avvicino, lui non fa più capolino ma è già salito in cima. Fantastico.
Trovo il lago, e ci passeggio intorno, insieme a tutti gli altri. Leggo sulla guida che siccome questo è diventato un posto affollatissimo di gente che corre, gente che corre col passeggino, gente che cammina veloce, gente che passeggia, gente che va in bicicletta, gente che va sui pattini, in linea e tradizionali (è vero, l'ho vista tutta questa gente, ed è lunedì) hanno dovuto mettere una segnaletica, perché erano nati degli alterchi tra le varie tipologie di sportivi; per cui lungo la stradina che corre lungo il lago c'è una linea gialla che separa quelli che si muovono sulle proprie gambe e che possono andare in qualsiasi direzione, e quelli che vanno sulle ruote e che invece possono andare solo in senso antiorario intorno al lago (quelli che corrono col passeggino tendono a stare lungo la linea gialla, giuro). Poi ci sono le spiaggette, minuscole, col bagnino, e a pochi metri delle grosse piattaforme di legno con i trampolini da cui tuffarsi. Se c'è un po' di gente che si tuffa, il bagnino prende la barchetta a remi e sta lì vicino. Puoi anche noleggiare i pedalò e le barche a remi: a un certo punto ho visto una madre che remava in barca e il figlioletto di 10 anni che la seguiva a nuoto. Qui comunque corrono tutti, son dei gran sportivoni.
Lascio il lago, un giro a me basta (mi hanno doppiato una serie di persone) e mi dirigo a naso verso i negozi passando dai campi sportivi, lì incontro Scoiattolo n. 2. Scoiattolo n. 2 è attratto dai cani, gli fanno un po' paura però è coreggioso e rimane lì a guardare quegli strani animali.
Trovo i negozi dopo aver passato 20 minuti ad aspettare il verde per attraversare a un incrocio (dovevo attraversare due strade). Per una distrazione di mezzo secondo stavo quasi per perdere l'attimo fuggente del verde per i pedoni, ma insieme alla mia collega passeggiatrice che si era distratta pure lei ed è autoctona, abbiamo deciso di rischiare e attraversare quando già la mano era rossa, e una volta raggiunto il marciapiede opposto illese abbiamo deprecato sul poco tempo lasciato ai pedoni agli incroci.

Supermercato. Sorvolo sul supermercato americano tanto sono esattamente come ce li immaginiamo, anzi di più. Compro un paio di cose che mi vengono in mente oltre a qualcosa da bere che ho sete (ma purtroppo la loro scelta di succhini è un po' deludente e mi devo accontentare di un lime summer neanche biologico). Arrivo alla cassa. Il cassiere è un uomo sui 50, capelli rasati bianchi, faccia tonda, solita efficienza americana (in America anche quello che attacca le lettere nei cartelloni pubblicitari lungo le strade – oggi l'ho visto, ha un bastone lungo su cui attacca a ventosa i quadrati con la lettera che poi attacca sul cartellone in alto – insomma anche lui ha un'aria efficiente, mica l'aria sfavata tipica del cassiere delle poste Pisa 6). Mi chiede come va, qui lo fanno tutti, poi mi chiede un documento. Io glielo do senza fiatare, ma non capisco, ancora la carta di credito per pagare non gliel'ho data, che vuole? Mi controlla? Ha capito che sono straniera e si è insospettito? Mi pare che mi stia guardando di traverso. Esco. In questo supermercato non tornerò più. In realtà dopo mi viene spiegato che il documento me lo hanno chiesto perché avevo comprato degli alcolici. Va bè, non credo neanche di dimostrare meno di 21 anni.
Arrivo a casa, stanca, e mi siedo al solicchio primaverile o autunnale, fate voi, sugli scalini in giardino. Ed eccolo: Scoiattolo n. 3 che attraversa rapido rapido il cancello, agile come un gatto, per andare sul garage dei vicini.