20061031

... e donne di Pisa vanno a vedere Fascisti su Marte

FilmBuddy: Però! E' belloccio.
Sburk: Lo so.
Voglio vedere se quelle donne di mondo riescono a vederlo laggiù giù e su dove sono. Capace si riesce già a scaricare e poi la mia è chiaramente tutta invidia.
Sburk: Allora, che ne pensi. Ti è piaciuto?
Krubs: Credo di sì.
Sburk: Ma non è che qualsiasi cosa faccia Corrado Guzzanti ti piace a priori?
Krubs: Sicuramente. Ma è indubbiamente bravo.
Sburk: C'è chi dice che hanno portato al cinema delle gag da TV e che come gag in TV potevano funzionare ma come lungometraggio meno.
Krubs: Può darsi. Ma secondo me è solo un film diverso da quelli che si vedono di solito, è un film che non ti aspetti, difficile da catalogare. Per esempio, si ride, ma non con le lacrime agli occhi tipo come succedeva con Vulvia. Non è neanche una specie di documentario come era quello di Sabrina Guzzanti, che mi era piaciuto ma neanche troppo. Fascisti su Marte è un film molto originale, fuori dagli schemi, questo forse, per me, è il suo merito maggiore. Ogni cosa è pensata.
Sburk: Forse anche troppo pensata.
Krubs: Forse.
Sburk: Per quello non si ride a crepapelle.
Krubs: Ok. Ma ci sono delle trovate, insomma i sassi con le antenne, la befana, la madonna col manganello, la Rachele mobile... ok magari non è una comicità immediata, perché non è banale, ma ci sono delle trovate che poi ti rimangono impresse.
Sburk: Boh, sì.
Krubs: E poi c'è la ricostruzione dei cinegiornali, il modo di parlare, il miscuglio tra finto documentario e film. E poi c'è lui.
Sburk: Ma FilmBuddy che ne pensa?
Krubs: Boh glielo chiedo poi ti dico.
E canticchiando una strana canzoncina Sburk e Krubs s'incamminarono verso il tramonto.

Sopra un prototipo di missile tedesco
con sei gallette cadauno come desco
i nostri eroi van dritti al cuor della marziana
le verdi antenne al nostro duce piegherai
fascisti su marte!
Rosso pianeta bolscevico e traditor
fascisti su marte!
con un moschetto e un "me ne frego" dentro al cuor!
siamo incredibili!
siam sommergibili!
siamo gli ignifughi
irrevocabili
conquistator!
del sangue ecco l'odor
ed anche a questi alieni ora le reni spezzerem!
Fascisti su marte!
Pianeta rosso aspetta che veniam da te
Fascisti su marte!
noi ti daremo un altro duce e un altro re!

Donne di mondo

Subu: oohhhh
Vitt: oohhhh. ciao
Subu: che ore sono lì da te?
Vitt: 5pm di lunedì. Da te?
Subu: 2pm di martedì
Vitt: come sei avanti
Subu: già

20061027

Io mi nutro, Frank Sinatra

Abbiamo Nicola Gabbia, Nicola Grotta, Tommaso Aspetti, Polpettone, Gatto Potere, Beniamino Arpista, Roberto Pianta, Paolo Nuovouomo, Tommaso Crociera, Nicoletta Bambinouomo, Natalina Bosco, Giacomo Sbrigati, Elena Cacciare, Geremia Ferri... ma con il quotidiano Europa si scopre un nuovo neologismo: Threemountainsgate. Vedere per credere qui.

20061026

The cat is on the table (near the pencil)

L'espressione di oggi deriva dal mondo militare -e considerata la persona che l'ha utilizzata non mi stupisco-, e viene fatta risalire alla metà dell'800. Originariamente, in British, era
"stand to one's guns", ma in americano è diventata
"stick to one's guns",
e significa perseverare, rifiutare il compromesso, non cambiare idea nonostante tutto. Esempio di come l'ho sentita usare: "He didn't want to pay me the extra money, but I had to stick to my guns and ask again until he gave me 100 bucks" (l'ho inserita a beneficio di pochi, che potranno -dagli indizi nel testo- riconoscere chi l'ha pronunciata).

L'alba più bella della storia dell'arte


Fa la sua prima uscita il gruppocurturale mostra-in-astronave. Gita di un giorno a Mantova per la molto enormemente pubblicizzata ovunque mostra del Mantegna. Ari e io proponiamo un’impegnativa ma possibile partenza alle 8, in tre ore siamo a Mantova, così oltre alla mostra vediamo anche altro. Reds dice, ma perché invece non partiamo alle 7, così abbiamo più tempo. Io e Ari diciamo ehvabbè, un’ora in meno di sonno non è che sia tutta questa differenza. Quindi domenica mattina alle 7 di mattina ci trovano io, Ari e Smitherson belli e assonnati, facendo finta che esserci alzati alle 6.15 in fondo in fondo molto giù non è così male: ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare, baristi che mettevano fuori i tavoli, edicole già aperte, la nebbia agli irti colli. Alle 7.20, Reds e Ina che sono parenti e vengono insieme, non si sono ancora visti. Io, Ari e Smitherson cominciamo a sentire un certo nervosismo anche se non sembra, il sonno nasconde bene qualsiasi reazione. Ari decide di chiamare Reds. La sveglia di Reds non ha suonato. Reds e Ina arrivano alle 8.15.
Ma si parte!
Montiamo tutti in astronave. La seconda fila dorme. Reds per punizione intrattiene Smitherson che guida. Dice di avere un tremendo torcicollo, ma noi insensibili per il troppo sonno la costringiamo a intrattenere il nostro autista.
A metà strada: Parma.
Ari: Quando incontri la A1 devi uscire.
Tamara: Tra 200 metri prepararsi a svoltare a destra.
Smitherson: Allora devo uscire qui.
Tamara: Prepararsi a svoltare a destra. Alla rotonda svolatare alla seconda uscita.
Ari: No prosegui a diritto.
Tamara: Prepararsi a svoltare a destra.
Smitherson: Esco qui.
Ari: No, guarda la cartina.
Tamara: Non hai svoltato a destra come ti avevo detto ora mi tocca ricalcolare tutto.
Ari: Spegni Tamara. Non sa la strada.
Tamara: Tra 500 metri preparati a svoltare a destra.
Ari: Smitherson! O me o Tamara, scegli. Subito.
Arriviamo a Mantova
Ari: Ci sono dei fantastici cartelli marroni con su scritto Palazzo Te. Non abbiamo bisogno di Tamara.
Palazzo Te. La nostra visita è prenotata per le 12.30. Abbiamo circa un’ora per visitare il palazzo prima di entrare alla mostra del Mantegna. Il Palazzo Te è moooolto bello, i Gonzaga si erano organizzati bene. Purtroppo non abbiamo fatto in tempo a vedere la grotta nascosta, i giardini li abbiamo visti un po’ di sfuggita, il piano superiore (ah, perché c’era anche un piano superiore?). La famosa sala dei Giganti invece è piena di scritte sui muri, sugli affreschi stessi, tipo Urbino è stato qui, che però siccome risalgono ai secoli precedenti, sono diventate opere d’arte.
Sono le 12.30. Puntualissimi facciamo il nostro ingresso alla mostra del Mantegna.
Il caos.
Evidentemente hanno dato a tutti appuntamento alle 12.30, compresi 4 gruppi di trenta persone con visita guidata con microfono e auricolari che neanche se ne accorgono che come un’orda di crociati verso la terra santa ti stanno calpestando. Vince chi riesce a infilarsi tra un gruppo e l’altro e vedere un quadro del Mantegna (i primi 10 quadri non sono del Mantegna e quindi sono facili facili da raggiungere, provaci col Cristo Morto). Proviamo varie strategie, tra cui spintonare, vedere la mostra all’incontrario, incavolarsi con i guardiani, scavalcare le transenne, far suonare gli allarmi tutti insieme, gridare ehi stanno rubando il Cristo il Morto, niente sembra funzionare ma una volta guadagnata la prima fila, di lì non ci spostiamo, rimaniamo compatti, Smitherson chiama anche Tamara, prendiamo tempo, anche se il gruppo di trenta con guida che parla dei quadri del Mantegna come se dovesse venderli al miglior offerente (guardate quell’alba, signori, non esiste nella storia dell’arte un’alba più bella di quella; e quel lenzuolo, ma quante sfumature di bianchi e grigi ha usato il Mantegna per dipingere quel lenzuolo, è favoloso, vi sfido a trovare nella storia dell’arte un lenzuolo meglio rappresentato, sembra uscito dalla pubblicità del dash questo tizio), ci marca stretto. Ma è davanti a uno dei quadri più famosi, il Cristo Morto, che incontro l’uomo che mi cambia la giornata, dopo di lui niente mi può turbare.
Sburk: In che museo sta questo quadro? Ma qui non c’è neanche la targhetta.
Guardiano settantenne con accento stretto mantovano: E’ al Brera a Milano.
Sburk: Ah.
Guardiano (in un orecchio): E’ stato Sgarbi.
Sburk: Cosa?
Guardiano: E’ lui che non ha voluto metterle le targhette a questo quadro. Diceva che tutti lo devono sapere il titolo di questo quadro e dove si trova.
Sburk: Ah sì.
Guardiano: Non lo voleva mettere neanche a quel quadro laggiù (quello dell’alba più bella della storia dell’arte, del quale la guida-venditore dice che hanno addirittura sbagliato il titolo sull’etichetta, è una resurrezione, credo, e sta a Copenhagen, nel museo della mia Presidential Dinner), ma sono riusciti a convincerlo. Certe litigate. Quello Sgarbi è come il prezzemolo, è ovunque, a Milano, qui.
Sburk: Eh sì. (Non mi sbilancio. Siamo in Lombardia. E capisco il mio uomo non al 100% dato l’accento un po’ stretto e il fatto che si mangia le parole; la mia infatti è una interpretazione personale di ciò che mi ha detto.)
Guardiano: Qui mi diverto moltissimo. Tutti che si inginocchiano davanti al Cristo Morto per vedere meglio la prospettiva, in realtà basta allontanarsi un po’. Ma soprattutto è divertente ascoltare i commenti delle guide. Dicono certe cavolate. Mi sa che se le inventano.
Mi sa anche a me.
Usciamo. Tutti. Che il Mantegna sapesse dipingere lo sapevamo, ma avremmo voluto vedere i suoi quadri un po’ meglio, ecco.
Andiamo a mangiare la zucca.
Smitherson: Ma qui Tamara non funziona.
Tutti gli altri: Meno male. Tamara non ci serve.
Smitherson: Non capisco perché non funziona.
Tutti gli altri: Chissene.
Mantova è carina. Molte strade sono con i ciottoli. Deve essere difficile camminarci con i tacchi a spillo, ma non è il nostro il problema e io non inciampo. Poi è tutta circondata dal fiume che qui è molto largo, forma dei laghi. Dopo un pranzo niente di cui raccontare, proseguiamo nella nostra visita del Mantegna. Prossima tappa, la cattedrale dove è sepolto il Nostro. Reds, che tra noi è la fan più appassionata del Mantegna, è molto emozionata all’idea di vendere il luogo di sepultura. Leggiamo che è nella prima cappella sulla sinistra. Entriamo. Ci sono anche cinque o sei persone in fila. Ci mettiamo in fila anche noi. Oh, ma non c’è niente. Dov’è? E gli affreschi non si riesce nenache a vederli.
Proseguiamo. Tocca alla Camera degli Sposi nel Castello di San Giorgio.
All’ingresso:
Guardiano (ma quanti sono, e sembrano tutti uguali, tranne il mio del Cristo Morto, sembrano le copie del cattivo di Matrix 2): Ci vuole un altro biglietto per entrare qui. La biglietteria è laggiù.
Alla biglietteria:
Sburk: Un biglietto studente.
Bigliettaia: Li abbiamo finiti.
Sburk: In che senso li avete finiti?
Bigliettaia: La prossima entrata con un biglietto ridotto studenti è tra un’ora.
Sburk: Ho capito (si fa per dire). Allora ci faccia a tutti un biglietto intero.
Bigliettaia: Quanti siete?
Sburk: 5.
Bigliettaia: Di biglietti interi con ingresso immediato ne ho solo 3.
Sburk: Ho capito (si fa per dire).
Ari: Tra un’ora comincia a essere troppo tardi.
Smitherson: Che facciamo? Non c’andiamo?
Bigliettaia: Però posso darvi 5 ingressi a 8 euro ciascuno riduzione Mantegna Card.
Sburk: Ma noi non abbiamo la Mantegna Card.
Bigliettaia: E’ uguale, ormai li ho stampati.
Sburk: Ho capito (si fa per dire). OK, li prendiamo.
All’ingresso diamo i biglietti al guardiano:
Giardiano: Siete un po’ in ritardo.
Tutti: Ma noi li abbiamo fatti ora i biglietti.
Guardiano: Qui c’è scritto 16.00 e ora sono le 17.30.
Tutti: Abbiamo capito, ma noi i biglietti li abbiamo fatti adesso e ce li hanno fatti per entrare subito.
Breve consulto tra guardiani.
Guardiano capo: Va bene potete entrare. Avete una riduzione Mantegna Card, ce l’avete?
Tutti: Boh, ce li hanno fatti così.
Breve consulto tra guardiani.
Guardiano capo: Va bene entrate.
La camera degli sposi. Molto bella. Bella bella. Peccato che a un certo punto anche se non hai finito di guardarla ti costringono a uscire per fare entrare il gruppo successivo.
Ultima tappa. Tempio di san Sebastiano. Ingresso 2 euro. Dentro non c’è nessuno. Ti ci fanno stare quanto ti pare. Sono in mostra i pannelli del Trionfo di Cesare con un video del commento su ciascun pannello di Dario Fo. Finalmente.
Smitherson e Ina sono stanchi, non entrano. Aspettando Reds, l’ultima a uscire dal Tempio, Ari scopre nei sotteranei un memoriale ai caduti della prima e seconda guerra mondiale. Il sotteraneo della chiesa è fatto da tante colonne e su ogni colonna è scolpita in modo molto semplice una targa con il nome del deceduto e il luogo e data del decesso. Su alcuni ci sono anche delle aggiunte a pennarello.
E’ buio. E’ ora di ripartire. Sulla Cisa do il cambio alla guida a Smitherson.
Sburk: Ma questo accelleratore è strano. Levo il piede e la macchina continua ad accellerare. A te lo faceva?
Smitherson: Siamo in discesa.
Dopo un po’.
Smitherson: Senti, non ti piacciono le cinquecento? Pensi di tamponarla questa qui gialla qui davanti?
Sburk: No, la supero vai.
Smitherson: Sei sicura di non essere stanca?
Quasi arrivati a casa.
Sburk: Scusate, non sono abituata al servosterzo.
Smitherson: S’è visto.

Un sito al giorno toglie il medico di torno

Me lo ha segnalato la Vitt e io lo metto sul blog. E' molto lungo (99), ma uno può tenerselo in sottofondo e ogni tanto gustarsi qualche schermata.
Enjoy!

20061024

Lady Windermere's Fan

Film diretto da Ernst Lubitsch nel 1925.
Il film è muto. Le commedie di Oscar Wilde sono famose per il dialoghi brillanti. Il film è muto. E non ci sono neanche tanti titoli. Deve essere il famoso tocco di Lubitsch.
Rispetto al film tratto dalla stessa commedia ma girato 85 anni dopo è diverso, cioè diverso nella trama. Bisognerebbe leggere a questo punto la commedia di Wilde per vedere chi ha ragione. In pratica, il film di oggi ruota tutto intorno a una misteriosa persona le cui intenzioni ci vengono spiegate solo alla fine, mentre nel film di Lubitsch questo fatto ci viene detto subito e quindi lo spettatore invece di essere distratto dal mistero è attento ai rapporti tra personaggi.
Al cinema c'era l'accompagnamento musicale dal vivo. I musicisti erano gli stessi che hanno fatto l'accompagnamento di un altro film muto, Il Gabinetto del Dottor Calligaris. Il Ventaglio di Lady Windermere è una commedia romantica, il Gabinetto del Dottor Calligaris un film del periodo espressionista tedesco un po' agosciante, la musica era la stessa. Quando ho visto il Gabinetto del Dottor Calligaris avevo trovato la musica molto appropriata.

Scena: Lord Windermere col tipo che sta cercando di farsi sua moglie.
FilmBuddy: L'hai letto il labiale?
Sburk: No.
FilmBuddy: You fucking bastard!

20061022

Mmmm, forse

Ricerco su google: "sfattini pisa". Risposta: forse cercavi "sfattoni pisa"

20061020

Il dilemma del gaspàro



Gaspàro=iscritto a un gasp

Gasp=gruppo acquisto solidale pisano
In questo caso è un gasp di verdure biologiche.


Il dilemma:
Cosa ci faccio col cavolo cappuccio?
Oltre a usarlo come soprammobile o fermacarte.

20061019

Little Miss Sunshine


I personaggi:
Il nonno, un eroinomane sessuofobo che si impegna a preparare la nipote per un concorso di bellezza.
Il padre, un insegnate di corsi per avere successo senza molto successo che cerca di trovare un mercato per il suo dvd del corso per avere successo.
Il figlio, un adolescente che ha preso la decisione di smettere di parlare dopo aver letto Nietsche.
La figlia, una bambina fissata sui concorsi di bellezza.
Il fratello della mamma, un tentato suicida per amore, gay, primo studioso di Proust negli Stati Uniti.
La mamma, la mamma? Uffa, ma la mamma è normale. Reds, la mamma è normale. Perché devono sempre fare queste figure di mamme tutte equilibrate, che sopportano tutto e tutti, che mettono d'accordo tutti e tutti, che vogliono bene a tutto e tutti, che poi tutti si aspettano che le mamme siano veramente così.
Reds: Però è simpatica.
Sburk: Certo. E' perfetta in ogni cosa. Come tutte le mamme. Come la Madonna.
Reds: L'ho già vista.
Sburk: La Madonna? Potresti farci un po' di soldi.
Reds: Mi farebbero proprio comodo in questo periodo.
Sburk: Facciamo l'affare allora. Dove l'hai vista la Madonna.
Reds: In Little Miss Sunshine.
Sburk: Non credo che Ratzinger te la darebbe per buona.
Reds: No eh?
Sburk: Tornando alla Madonna del film, che si chiama Toni Collette, anch'io l'ho già vista. Ho controllato, ha fatto The Hours, Il sesto senso, About a boy, Le nozze di Muriel... l'avremo vista là. E' di Sydney, magari era una mia vicina di casa.
Reds: Il mio preferito comunque è Dwayne (ndb: il figlio che non parla), lo adoro.
Sburk: I miei preferiti invece sono i mezzi di locomozione. Il furgoncino Volkswagen e il Ciao.
Reds: Forse era un Bravo.
Sburk: Ehi, voi! Io e Reds ci siamo proprio divertite a vedere questo film. Andatelo a vedere. Poi nella colonna sonora c'è Sufjan Stevens.
Reds: Ah già.
Sburk: A me piace assai. Da quando ho imparato a ricordarmi il suo nome sono diventata una fan scatenata.
Reds: Succede.
Sburk: In onore del tuo personaggio preferito appiccico qui una locandina alternativa del film.

20061018

Si legge su El Mundo

Amatissimo Silvio.

Gandhi fece lo sciopero della fame per opporsi al dominio
coloniale britannico. Il terrorista dell'Ira Bobby Sands
morì dopo 66 giorni di digiuno guidando uno sciopero
collettivo in cui persero la vita una decina di carcerati.
E adesso Sandro Bondi, il coordinatore nazionale di Forza
Italia, è deciso a usare questa mortificante forma di
protesta per una nobile causa: Silvio Berlusconi e le sue
imprese. Lo ha deciso dopo che il consiglio dei ministri ha
approvato un disegno di legge per disciplinare il sistema
televisivo che obbligherà Mediaset a spostare sul
satellite una delle sue reti.

20061017

Un sito al giorno toglie il medico di torno

Di cosa sono fatti i sogni? Di linee, pare.
Basta immettere una o più parole che descrivono il vostro sogno e con un po' di pazienza appare l'immagine. Abbiate pazienza, i sogni sono sempre in evoluzione, le immagini cambiano.
Dreamlines.

20061012

L'angolo della Polemica

Mi pare il giorno giusto per inaugurare l’Angolo della Polemica.
A parte che sono contraria per motivi religiosi ai navigatori satellitari. A parte che molta gente lo usa per andare al lavoro, che se dopo un anno ancora non sai la strada altro che navigatore ti ci vuole. Comunque, in un periodo di pubblicità progresso contro l’alta velocità, nuove norme stradali, patente a punti ecc, sento la pubblicità del Tom Tom dove la classica voce femminile suadente che parla al guidatore gli dice: “rallenta, tra poco c’è un autovelox”. Ecco, secondo me a parte essere estremamente diseducativo, mi pare anche una roba illegale. Insomma, Tom Tom sucks.

Museo Stagno



C’è una ditta svizzera di nome Freitag che produce delle bellissime borse (Natale si avvicina) del tipo 'messenger': così vengono chiamate, sono quelle a tracolla a forma di cartella di varie dimensioni di solito usate da chi va in bicicletta. La ditta Freitag è costituita da due fratelli che una decina di anni fa hanno avuto l'idea di costruire delle borse con la copertura impermeabile dei camion. Sul loro sito dicono di aver avuto questa idea guardando i camion passare sulla strada e sognando di lanciarcisi sopra per partire per un lungo viaggio. Alla fine sono rimasti dov'erono, credo, ma hanno messo su una bella azienda. Oltre alla copertura impermeabile dei camion (che in inglese si può dire con solo una parola: tarpaulin), anche il resto della borsa è fatto completamente di materiale riciclato: cinture di sicurezza delle macchine per fare la tracolla, e vecchi air bag. Nonostante sia tutto materiale riciclato le Freitag non sono proprio a buon mercato, ma sono belle belle belle belle belle belle.

Ora, continuando con la loro filosofia del riciclo, quelli della Freitag hanno aperto un nuovo punto vendita a Zurigo usando i container per le spedizioni navali e hanno fatto questo grattacielo bonsai. Oh che bravi! Inoltre, i signori Freitag hanno messo le foto della costruzione del nuovo punto vendita si Flickr, così tutti possono vedere.


Gli sfoghi del dipendente pubblico

Uno ci prova a esser buono e a non perdere la pazienza perché tanto non serve...

Sono a lavoro (per quella miriade di lettori che non lo sapessere, lavoro per un mitico ente pubblico, l'università, sono un'amministrativa) e squilla il telefono.

(con tono molto aggressivo) Nessuno ci ha riportato il telecomando e ora ci serve.
E' una delle segretarie del Dipartimento che gestisce i proiettori, chiaramente qualcuno non le ha riportato il telecomando, ma quel qualcuno non sono io e lei lo sa già.
(sempre con tono aggressivo) La Dott.ssa Calabresi l'ha preso ieri e non ce lo ha riportato, le vai a dire che ce lo deve riportare subito. A me non risponde.
Io so che la Dott.ssa in questione ieri insieme ad altri otto colleghi e a quattro professoroni della commissione faceva gli esami di specializzazione. Quindi magari non è rimasto a lei il telecomando, lei magari ha dato il suo bel esamino e poi è andata a festeggiare. Inoltre, se a lei non risponde vuol dire che non è nella stanza, non è che se io entro miracolosamente mi appare col telecomando mano. Comunque, sapendo che non conviene mettersi a ragionare, le dico che vado a vedere. E infatti nella stanza non si materializza nessuno e nemmeno un telecomando. Torno al telefono.
La Dott.ssa Calabresi non c'è, e non c'è nessun altro e non ho visto nessun telecomando sulla scrivania, dico, ma visto che ieri erano una quindicina a usare il proiettore, magari è rimasto a qualcun'altro.
(sempre con tono agressivo) Il telecomando l'ha preso la dott.ssa Calabresi e quindi lei ce lo deve riportare. (pausa, aspetta una mia risposta, e io che le posso dire?)
Io: Ho capito. Ma la Calabresi non c'è.
(sempre con tono agressivo) E noi come si fa?
Vorrei dire: non so se vuoi mi ingegno e ti costruisco un telecomando, lo preferisci rosa o verde, oppure, se vuoi stampo mille copie della faccia della Calabresi con sotto scritto Wanted Dead or Alive - non ha riportato il telecomando e le affiggo per tutta la città, ma so che peggiorerei solo la situazione; quindi dico: se vuoi ti do il numero di cellulare della Calabresi e provi a chiamarla.
(sempre con tono agressivo) Ecco sì, ma ce l'abbiamo già. Ciao
Ciao.

Colpo di scena: (sempre con tono agressivo) è uscita dal suo ufficio, dal suo palazzo e ha percorso ben 100 metri che la separano dal mio ufficio e mi si è materializzata accanto; del telecomando nessuna traccia. Ha deciso di fare la posta davanti alla porta chiusa della Dott.ssa Calabresi.

Scusate, lo so, ho utilizzato il blog a scopi personali.

The cat is on the table (near the pencil)

Il proverbio di oggi descrive la prevedibile consequenzialità di due eventi:
"If you lie down with dogs, you'll rise with fleas"
ed è traducibile banalmente con un "te l'avevo detto io", anche se in realtà viene utilizzato spesso come monito (occhio, ricordati che poi...). Ne esiste una versione modificata che conclude con "you'll stink in the morning", che mi pare ugualmente efficace.

20061011

Presentata la nuova collezione

Dal TG2 di oggi:
"L'influenza 2006-2007 arriva dall'America, si chiama Wisconsin, interesserà 6 milioni di persone, e avrà il suo picco a dicembre"
Avremo anche la Wyoming?

20061010

Pronto, sono io


Pronto c'è Pompeo?
Deve aver sbagliato numero.
Ah, mi scusi.

Pronto c'è Pompeo?
Gliel'ho detto prima. Ha sbagliato numero.
Ah, mi scusi.

Pronto c'è Pompeo?
Insomma, quante volte glielo devo dire che ha sbagliato numero.
Mi scusi, ma Pompeo mi ha dato questo numero.
E' sbagliato.
Mi scusi.

Pronto c'è Pompeo?
Tut-tut tut-tut

Pronto c'è Pompeo?
Ahhhhhhhhh

Pronto.
Pronto.
Buonasera.
Buonasera.
Sono Pompeo. Ci sono state telefonate per me?

Nell'era del cellulare, la cabina telefonica (cabine? ne sono rimaste poche) o comunque il telefono pubblico ha guadagnato in fascino. Ormai non lo usa quasi più nessuno, se non i turisti o quando siamo turisti noi. Ma la cabina/telefono pubblico è sempre stato un luogo interessante: le cabine telefoniche rosse inglesi, la cabina dove si cambia superman, la cabina telefonica dove cerca riparo un personaggio di Gli Uccelli di Hitchcock ma che gli uccelli riescono comunque a fracassare, c'è anche un film che si chiama Phone Booth - In linea con l'assasino che ruota tutto intorno a un telefono pubblico, e altri che ora non mi vengono in mente; ma un 'altra tipica scena dei film che riguarda il telefono pubblico è quando si mette a squillare, di solito a New York e di solito per dare indicazione su dove lasciare il riscatto.
Chiamare una cabina telefonica pubblica. Fantastico! In Italia, che io sappia le cabine telefoniche non hanno un numero di telefono a cui poterle chiamare e sperare che uno sconosciuto risponda, ma negli USA (dove è risaputo c'è tutto), sì.
E un certo Mark Thomas, appassionato di telefonate casuali (cioè faccio un numero a caso e vedo chi mi risponde e ci parlo più a lungo possibile), ha deciso di raccogliere i numeri dei telefoni pubblici e pubblicarli
on line sul Payphone Project, in modo che chiunque possa chiamarli. Per i telefoni in Times Square c'è anche una web cam così lo sconosciuto non è più così tanto sconosciuto ma pare che sia difficile farsi rispondere a quei telefoni perché fanno uno squillo solo, di bassa intensità, e con tutto il caos che c'è a Times Square è difficile sentirli.
Purtroppo, il sito del Payphone Project non è più aggiornato da parecchi anni: Mark Thomas nel frattempo è diventato un pianista di musica classica e con l'avvento dei cellulari le cabine telefoniche avranno guadagnato fascino ma perso clienti e quindi molte sono state tolte. Ma l'idea rimane grande e si può sempre provare a chiamare quei numeri, se qualcuno risponde sicuramente è uno sconosciuto.

Ringrazio il programma di Radio2 Dispenser per la segnalazione del Payphone Project.

20061006

The cat was on the table (near the pencil)

Scusate il ritardo, ero in tutt'altre faccende affaccendata. La frase di oggi è la traduzione del nostro "fattene una ragione" o anche, come ho scoperto di recente, "mettitela via":
"put that in your pipe and smoke it"

Pare che la versione di Topolino fosse invece "put that in your smoke and pipe it". Ma noi si sta per Gambadilegno.

Art is like homeopathy. It works for you only if you believe in it / Introducing WU JIANJUN




Sottotitolo/1: La Cina è vicina.
Sottotitolo/2: Chengdu (capoluogo del Sichuan) come Parigi.


Wu Jianjun ha quarant'anni. Anche lui, come Gao Yu, è cresciuto artisticamente nel Sichuan, e precisamente a Chengdu, dove c'è una comunità di artisti molto attiva, soprattutto pittori, che ruota intorno a un altro pittore di nome Zhang Xaiogang. La loro è una pittura diversa da quella di Pechino che è più carica di riferimenti politici. Il gruppo di Sichuan è più interessato al surrealismo, alla psicologia dell'essere umano. Infatti Jianjun nei suoi quadri è interessato all'agitazione interiore e alla grande varietà di emozioni che turbano l'uomo.
Wu Jianjun dice che i suoi modelli di ogni tempo sono Michelangelo, Modigliani, Frida Kahlo, Francis Bacon, Giacometti.


20061004

Le seduttrici


Sburk: Sorvoliamo sul titolo.
FilmBuddy: Sorvoliamo? Eh no! Ma che la smettano. Il titolo originale è A Good Woman, che è anche il primo titolo che Oscar Wilde dette alla sua commedia, Il ventaglio di Lady Windermere.
Sburk: Le seduttrici! Sembra un film di Tinto Bras.
FilmBuddy: C'è uno laureato, evidentemente represso, che lo pagano, per stravolgere i titoli. Lo vorrei conoscere; o almeno vedere una sua foto.
Sburk: Il film è stato parecchio stroncato. E' del 2004 ed arriva qui solo ora.
FilmBuddy: Invece è bellino.
Sburk: Sì bellino e basta. Divertente. Ti fai 2 rise.
FilmBuddy: 2 rise?
Sburk: I gggiovani dicono così.
FilmBuddy: Insomma non ti ha convinto.
Sburk: Ho passato una piacevole ora e mezzo. Oscar Wilde non è mai noioso. Certe volte è ricordato più per le sue battute che per altro. Non ho mai letto Salomè.
FilmBuddy: A me è piaciuto.
Sburk: Il film non sembra avere vita propria; è una trasposizione paroparo della commedia di Wilde. Ha solo cambiato gli inglesi aristocratici di fine 800 in ricconi americani in vacanza a Capri. Come se questo servisse a renderla nuova. Invece, se tu non lo sapessi penseresti che quegli americani siano in realtà inglesi. Magari nella versione originale l'accento è diverso. Poi l'immagine di Capri che più stereotipata di così non si può. I bambini col cappello di traverso, o mare, o sole.
FilmBuddy: Io mi sono divertita. Gli attori?
Sburk: Sì sì. Bravi. Lei devo dire che la sopporto poco. La Johansson, quotatissima ora perché la nuova musa di Woody Allen. Bah. Meglio mille volte Helen Hunt, anche qui. Gli attori uomini, bravi, boh, a me sconosciuti. Il problema secondo me è il regista, che forse manco c'era.
FilmBuddy: Ma c'è Milena Vukotic!
Sburk: Mmm...
FilmBuddy: Sei un po' insopportabile, o sbaglio? Dài, qualche battuta di Oscar Wilde e vedrai che starai meglio. Ripeti con me:
Ogni volta che la gente è d'accordo con me provo la sensazione di aver torto.
Perdere un genitore è una disgrazia, due è distrazione.
Ci sono persone che sanno tutto, e purtroppo è tutto quello che sanno.
In questo mondo non vi sono che due tragedie: una è causata dal non ottenere ciò che si desidera, l'altra dall'ottenerlo. Quest'ultima è la peggiore, la vera tragedia.
Solo gli ottusi sono brillanti la mattina a colazione.
Sburk: Grazie! Va meglio.

20061002

Un sito al giorno toglie il medico di torno


Si sa. Su internet c'è tutto. Soprattutto cose inutili. Ma il sito che vi voglio segnalare invece è utilissimo e puoi scegliere anche di ricevere le informazione comodamente sul tuo cellulare via sms.

A proposito



Leggo su Repubblica online la nascita record di 9 cuccioli di panda. Mi sembra l'occasione per chedere un commento all'esperto Gao Yu. Dopo vari calcoli per capire che fuso orario c'è in Cina chiamo il numero trovato sulle pagine bianche cinesi. Mi risponde una voce maschile, esageratamente sgarbata, in cinese che non mi dà neanche il tempo di rispondere e riattacca. Penso che sia Gao Yu, infastidito per l'incredibile nascita di questo spaventoso animale. Ma il suo parere preme alla collettività intera e ricompongo il numero. Risponde lo stesso, ma questa volta sono preparata, e mi inserisco agevolmente tra i suoi rimbrotti. Non parlo il cinese, ma ripeto ossessivamente le uniche due parole che so: gao yu gao yu gao yu gao yu gao yu gao yu gao yu; fino a quando lui si immette nella mia filastrocca e mi ripete ossessivamente le uniche due parole che sa in inglese: new york new york new york new york new york new york. Grazie, rispondo io. Rifaccio i calcoli per il fuso e chiamo il numero trovato sulle pagine bianche newyorchesi. Mi risponde una segreteria telefonica che pigiando il tasto 13 mi dice in italiano con la voce di Riondino (!) che una coppia è formata da tre individui di cui uno momentaneamente assente tra cui Gao. Lascio il messaggio in italiano, inglese e con quel poco che so di cinese che ho urgenza di parlare col Sig Yu e prima che riesca a finire di recitare il mio messaggio in cinese una voce femminile si inserisce agevolmente tra i miei borbottii e dice: gao male ospedale gao male ospedale gao male ospedale. Gao deh! Dev'essere nato un panda di troppo.