20070430

Dubbi poco amletici

Ma quelle persone che si mettono litri e litri di profumo addosso, che se anche entrano per 30 secondi nella tua stanza l'alone del loro profumo ti ci rimane per tutto il giorno nonostante finestre spalancate e un fritto improvvisato sulla scrivania sul fornello del campeggio che tieni nel cassetto pronto per l'occorenza, a un certo punto della loro vita hanno perso le terminazioni nervose che servono a percepire gli odori e hanno deciso di vendicarsi su tutto il resto del mondo? No, perché altrimenti proprio non si spiega.

Il labirinto del fauno



L'ho visto una decina di giorni fa ma c'ho messo un po' a digerirlo. I film fantasy non sono proprio il mio genere ma di questo se ne è tanto parlato che l'ho voluto vedere. Uno schermo migliore del mio ibook (non ho ancora risolto il problema televisore, ma oggi ci riprovo) probabilmente avrebbe aiutato: le immagini sono belle, penso che se ricapiterà in qualche cinema lo andrò a rivedere.
La storia si svolge durante la guerra civile spagnola con un cattivissimo capitano franchista, sono sue le immagini che mi hanno dato più fastidio. La protagonista è una bambina, Ofelia, una specie di Alice nel paese delle meraviglie in versione dark, molto dark, che fa da spola tra il terribile mondo della realtà e un misterioso mondo fantastico. Ci sono una serie di mostri mostruosamente mostruosi (uno in particolare, l'abominevole uomo pallido mangia bambini, ah!) e prove da superare che ti mettono un'ansia addosso che anche se sono superate non ne sei convinto al 100%. Altro che favola, un misto tra horror e fantasy, ci credo c'ho messo dieci giorni a digerirlo.
Leggendo qua e là, ho scoperto che il regista, Guillermo del Toro, si è ispirato a Goya e Arthur Rackham, un illustratore inglese dell'inizio del 900. Magari il nome non dice niente, tranne che ai cultori, ma i suoi disegni sicuramente sono familiari. Tra le molte favole che Rackham ha illustrato c'è anche Alice nel Paese delle Meraviglie.

Ora c'è anche...

... lyricwiki.

Karma police arrest this man/He talks in maths/He buzzes like a fridge/He's like a detuned radio
Karma police arrest this girl/Her Hitler hairdo/Is making me feel ill/And we have crashed upon it
This is what you get/This is what you get/This is what you get when you mess with us
Karma police I've given all I can/It's not enough/I've given all I can/But we're still on the payroll
This is what you get/This is what you get/This is what you get when you mess with us
For a minute/I lost myself/I lost myself/Phew for a minute/I lost myself/I lost myself
Oh for a minute/I lost myself/I lost myself/Phew for a minute/I lost myself/I lost myself

Esagerata!


Nel caso non la riconosceste, è Bjork.

20070427

Post-it mon amour


Adoro i post-it. E naturalmente sono una purista. Solo quelli quadrati. Se fossi su un'isola deserta e me ne potessi portare solo un colore, ovviamente sarebbero quelli gialli, ma se son quadrati mi piacciono tutti. Quelli fatti a stellina, a nuvoletta, troppo grossi, troppo piccoli, con le righe, no.
I disegnini sui post-it, .
Donkey Kong con i post-it, meno.

20070420

Sburk & Vitt al cinema


Centochiodi di Ermanno Olmi

Sburk
: (quando sono le 20.30 e la Vitt arriva) stanno aspettando te per cominciare.
Sburk: (quando fanno vedere il trailer di Red Road che c'entra qualcosa anche Lars Von Trier) questo non lo vedo di sicuro.
Vitt
(quando ci sono i titoli di testa) che Olmi abbia bisogno dei fondi del ministero per fare un film. Non sarebbe meglio che li dessero a qualcun'altro?
Vitt
(quando c'è la scena dei libri inchiodati): bella immagine, però.
Sburk
(quando c'è la scena dei libri inchiodati): bella la biblioteca, però.
Vitt
(quando arriva il preside della scuola vestito da motociclista): seeeeeh!
Sburk
(quando Raz Degan comincia a sistemare la catapecchia in riva al Po): ma lo sai che un tipo aveva cominciato a sistemare le case di Mirteto. Facendo un lavoro davvero incredibile, tutto solo. Ha levato tutti i rovi e poi ha restaurato anche un po' le case. Poi i propietari lo sono venuti a sapere e lo hanno mandato via forse perchè avevano paura che ci andasse ad abitare.
Sburk&Vitt
(quando ci sono i primi piani di Raz Degam): certo è belloccio.
Vitt
: (quando ancora ci sono i titoli): beh, ti è piaciuto?
Sburk
: sì, abbastanza, i film un po' favola mi piacciono.
Vitt
: ah ecco, Raz Degan era doppiato. Infatti c'aveva questa parlata molto impostata.
Sburk
: da Adriano Giannini.
Daniele
(uno dei gestori del cinema) (quando i titoli di coda sono finiti): E' finito.
Vitt
: Comode le vostre poltrone.
Marco
(uno dei gestori del cinema) (quando gli chiedo se gli è piaciuto il film): No. Un po' troppo eccessivo sui libri.
Sburk
: Ecco. Vedo che hai le idee chiare.
Marco: E' da tre settimane che c'è questo film. Se n'è ragionato parecchio.

Una battuta:

Raz Degan: Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico.

Io (amante di libri) ho pensato: E di che parlano mentre bevono quel caffè?

In realtà, leggendo recenzioni qua e là, ho capito che più che un'accusa contro i libri in generale è un accusa contro le religioni che usano i loro libri come se solo lì si potesse trovare la salvezza e ognuno usandola a mondo loro, senza scendere in mezzo alla gente, vedere chi è la gente, e berci un caffè insieme. Discorsi lunghi e complessi, in questo periodo di dico e non-dico e ingerenze varie.


Un'altra battuta:

Il prete (che aveva messo su la biblioteca): quando arriverà il giudizio universale dovrai rispondere a Dio di quello che hai fatto.

Raz Degan: E' Dio che dovrà rispondere a me di quello che non ha fatto.

20070416

Guantatoys e playmobil

A San Giuliano c'è un capannone tra i capannoni che ogni tanto diventa galleria d'arte e ospita delle mostre. Lo spazio è bello (o almeno a me piace, ci sono stati pareri discordanti): in mezzo ai campi, ai trattori, ai capannoni, ai parapendii che si buttano dalla montagna. Poi è primavera...
In realtà il parere discordante era soprattutto sull'organizzazione: l'evento era pubblicizzato pochissimo, in pratica c'erano gli amici dei due che esponevano, e a tutti piacerebbe invece che fosse un posto che te il venerdì lo sai che lì c'è qualcosa e invece di andare a prendere l'aperitivo nel solito posto, dici "Andiamo a vedere cosa c'è allo SpazioDinamico". Sì, sarebbe bello...
Questo posto, appunto, si chiama SpazioDimanimo ed il 14 aprile c'è stata l'inaugurazione di una mostra di Guido Bartoli e Massimiliano Pelletti intitolata Contiene Parti Ingeribili. Dura fino al 6 maggio ma è aperta solo dal venerdì alla domenica dalle 18.00 alle 20.00.
Il tema da cui i due dovevano partire (non so se l'hanno scelto loro o gli è stato imposto) era i giochi dei bambini e come nella miglior tradizione tutti e due sono finiti sull'horror. Un classico, come i clown, il gelataio, le bambole, e le ninne nanne, ispirano pauuura. Il Pelletti ha rivisitato i playmobil che a lui ispirano rapine in banca e stragi familiari; mentre il Bartoli ha pensato ad una nuova serie di supereroi, basta con i soliti batman, uomoragno e barbie, presto ci saranno i guantatoys.
Essendo una groupie del Bart ho avuto l'enorme privilegio di vedere le sue opere in anteprima, ancora in fase di progettazione, delle stampe su carta in bianco e nero (questa che ho messo qui già è a colori) e l'impatto è stato molto più forte di quando poi l'ho viste finite alla mostra. Molto più forte. Non so se l'impatto minore fosse dovuto al fatto che l'avessi già viste, quindi digerite, o alla tecnica diversa usata. Continuo a pensare che quei foglini in bianco e nero un po' sgualciti messi in fila sul tavolo impressionassero di più. Per me e la capo-groupie quando li abbiamo visti è stato un bel pugno allo stomaco. Ma forse lo scopo non voleva essere solo impressionare, ma creare anche qualcosa di bello. Difficile creare qualcosa di bello che riguardi teste mozzate (o anche stragi familiari, per Pelletti), insomma, è quasi un controsenso; anche se in arte (visiva) è stato fatto spesso e forse sono le cose che ci piacciono di più.
Vabbè, non son critica d'arte, questo impatto diverso è solo una cosa che mi ha colpito e a cui ho pensato.
Ah. Sono una groupie del Bart, ma anche i playmobil del Pelletti mi sono molto piaciuti (la capra mica tanto però, il dinosauro sì).

Bertolt Brecht

Sì, la foto era di Bertolt Brecht, anche se Groucho Marx potrebbe comunque essere una risposta accettabile (gli mancano le sopracciglia, però).
E' successo che recentemente ho studiato Brecht e in particolare una sua opera, Madre Courage e i duoi figli, e mi chiedevo che faccia potesse arrivare questo tipo che ne ha fatte parecchie nella sua vita: è considerato uno dei più grandi innovatori della drammaturgia del novecento, è sua la regola dello straniamento in teatro, per la quale lo spettatore è bene che non si rilassi in poltrona a godersi lo spettacolo ma deve stare sempre un po' sulle spine, perché per Brecht il teatro è politica e alla fine dello spettacolo devi aver imparato qualcosa e la tua percezione della realtà deve essere diversa di quando sei entrato; ha vissuto la seconda guerra mondiale, scappando di paese in paese, fino ad arrivare in America, California, ma non gli è piaciuta un granché, e durante il maccartismo venne anche accusato di essere comunista, ed infatti per non smentirsi, si è alla fine stabilito a Berlino Est. Non conosco un granché le sue opere, che sono molte, tranne Madre Courage, che parla di guerra. E diciamo, che non è per niente un'opera consolatoria sotto nessun punto di vista.
Insomma un tipo pesantuccio.
Io me lo immaginavo altissimo, grosso e pieno di barba con un vocione e mai un sorriso (un po' tipo Marx, Karl).
Invece...

20070413

20070412

Lo voglio


E un tavolino da telefono fatto con post-it giganti!
E' fantastico!
Costa solo 700 sterline!
(ancora grazie a Dispenser che ultimamente dà grosse soddisfazioni)

20070411

Un sito al giorno

Quando mi capita ascolto Dispenser. L'altro giorno hanno parlato di blog strani. Uno è Normal Room. Un sito con foto di salotti e camere e cucine da tutto il mondo di tutti i tipi. E' divertente, ma attenzione: come tutte le cose divertenti, può creare dipendenza. E' come entrare di nascosto in casa di sconosciuti. Poi io ho bisogno di una libreria e mi interessava vedere come altri hanno risolto il problema. Ora devo uscire, altrimenti sarei ancora a lì a sfogliare salotti alla ricerca della mia libreria.

Io e la TV/3

Ieri mi sono innamorata di uno. Non so neanche come si chiama, non mi ricordo di che colore avesse gli occhi, se fosse alto, se fumasse, se fosse leghista o vegano. Ma mi ha parlato tutto il tempo di televisione.
Ahhh...
Per infiniti minuti abbiamo raccontato ai nostri ignoranti compagni le meraviglie delle miracleblades, loro non le conoscevano, la simpatia di Luigi, che mostra agli entusiasti spettatori come i suoi coltelli riescano a tagliare senza assolutamente sciuparsi anche il marmo di Carrara, ma anche un delicato pomodoro.
Ahhhh Luigi....
Poi mi ha raccontato di cose mai viste, che io non ho mai visto, perché ho fatto questa scelta e non ho più la TV. Mi ha raccontato di un uomo coraggioso che in TV vende gioielli, e lo fa in prima persona, sensa intermediari, mostrando i suoi bellissimi anelli sulle sue mani, che sono piene di porri e unghie mal curate.
Ahhhh cosa mi sto perdendo....
Mi ha anche raccontato del mago indiano Rajini che conosce tre parole d'italiano ma ti predice il futuro. Non serve la data di nascita, il segno zodiacale, le foglie di tè, basta il numero civico di dove abiti e lui ti consiglia se magari è l'ora di cambiar casa.
Ahhhh Rajiniiiiiii.... cosa mi sto perdendo.....
Scusate. Sto chiaramente attraversando una seria crisi di astinenza. Ma sono forte. Passerà.

Io e la TV/2

Non mi vogliono consegnare le mie televisioni. Sicuramente non è colpa di D'Alema o della sinistra in generale. Solo del tecnico a cui le ho portate che è sempre chiuso. Ma dal vetro le ho viste... belline.

20070405

Non so voi...

... ma se finisco su un blog nero automaticamente non lo leggo. Per blog nero (o sito nero) intendo quelli che hanno lo sfondo nero e le parole in bianco. Ma forse sono le parole in bianco che mi danno noia. Proprio mi fa fatica leggerlo, un po' come le paginate del giornale Lotta Comunista (anche se lui è un tradizionalissimo sfondo bianco parole nere).

20070402

Io e la TV


Fino a settembre 2006 in casa mia c'erano 2 televisori. Mivar. Perché mio zio che li ripara dice che Mivar è la meglio, quindi Mivar. Una Mivar grande, ereditata da mia sorella qualche anno fa quando lei decise BASTA TV, e che stava in salotto. Una più piccola che, una volta arrivata Mivar grande, è stata spostata in camera per uso playstation.
A settembre Mivar grande decide di non accendersi più, è proprio il tasto di accensione a non funzionare, forse un contatto, chissà. Poco importa, io decido che BASTA TV, perché il sangue non mente e tanto non c'è mai nulla di guardabile ma io ci perdo comunque le giornate. E basta TV in salotto. Così si guadagna una stanza, si ascolta più musica, più radio.
Ci basta Mivar piccola per guardare i filmini.
Mivar grande nel frattempo è rimasta da bravo totem in salotto. Viene usata come bacheca per lasciarci i messaggi, torno alle 8, il pranzo è nel forno, ti ha chiamato Nigel...
A gennaio 2007, però, anche Mivar piccola decide di non accendersi più, è proprio il tasto di accensione a non funzionare, forse un contatto, chissà.
E ora?
E i filmini?
Non si può mica andare avanti a guardare i filmini sull'iBook, lo schermo è un po' piccolo. E poi certe volte vuoi vedere anche i filmini in videocassetta.
Mi faccio prestare una TV da amici. Non è una Mivar, è una Schneider, ma è una TV storica, vecchia, mai guasta. Mivar piccola finisce sotto lo stendipanni in attesa di essere portata ad accomodare insieme a Mivar grande.
Ora in casa mia ci sono 3 TV. Per un bilocale non è male.
Dieci giorni fa la Schneider decide di non accendersi più, è proprio il tasto di accensione a non funzionare, forse un contatto, chissà.
Siamo tornati all'iBook. Le tre TV sono a riparare.
Ho pensato che una volta a casa di un'amica ho fatto per accendere il suo televisore per guardare un film e quello non si è accesso.
Ho pensato che l'unica volta che si è rotto questo computer, era il tasto d'accensione.
Ho guardato il mio dito indice e ho pensato: c'è del potere qui.