20070831

I gatti mezzi


Dice Ico stasera ci sono i Gatti Mezzi alla festa dell'unità. Ok, dico io, diciamo che non sono una loro grande fan, ma va bene. Mangiamo alla festa dell'unità, dico io, allora.
Dice Ico che al ristorante etnico ti fanno aspettare una vita per mangiare. Allora andiamo al classicissimo Terra e Mare, un tendone gigante, con una fila lunga e immobile dove poi chiamano il tuo numero con il microfono. Dico a Ico, vai ad esplorare altre possibilità. Dice Ico che al ristorante Aum Aum (se avessi letto il nome mi sarei mossa diversamente) c'è meno coda, si mangia pesce e i prezzi sono poco più cari. Ok andiamo. Abbiamo solo 3 gruppi familiari davanti a noi, ma il tipo alla cassa è lento, lento, lento, lento... Dice Ico, smettiamo di lamentarci sempre. Mumble. La pasta con la cernia, insomma, lo dice anche Ico, il fritto di mare, abbondante ma indigesto, olio non buono, pezzo meglio le patate fritte. Andiamo via e non torniamoci mai più, dico io. Dice Ico andiamo a berci un bicchiere di vino.

Dice Ico, prendiamo una bottiglia intera così lo offriamo anche agli altri. Andiamo verso gli altri e il tipo che ci ha venduto la bottiglia ci rincorre perchè dice che non abbiamo pagato. Non è vero, dico io. Lui mi crede, e torna al suo posto.

E' nello spazio giovani che suoneranno I Gatti Mezzi. Tutti stanno già bevendo le loro birrine e il vinello bianco ce lo gustiamo noi. Piano piano lo spazio si riempie, le groopies spostano panche per essere lì proprio sotto il palco. I fan dei GM vanno dai 15 ai 60 anni, mica male. Noi, stupidi 30enni, che siamo arrivati con grande anticipo abbiamo scelto dei posti pessimi. Non si vede niente. Ma si sente. Ok son bravi, soprattutto Tommaso al pianoforte, ma quando si mettono a parlare in pisano come la mia nonna, mi fa un po' strano, ecco tutto. Dice Ico che son bravi, e io a Ico gli credo.

Prima di andare via faccio una giratina alla libreria: è la festa dell'umidità, e qui si vede benissimo, tutte le copertine dei libri sono arrotolate; ci sono tanti libri ma niente di speciale e i fumetti non li ho visti. La festa dell'unità di Cecina era meglio. Io mi lamento, Ico, ma propongo anche delle alternative cotruttive.
Dice Ico che poi lo ritrovo lì, ma se non lo ritrovo è uguale, e non l'ho ritrovato, l'ho lasciato lì. Ico sei sempre lì? Caso mai ti torno a prendere.

20070830

Anche agosto passerà

Agosto è un mese più lungo degli altri e quindi c'è il tempo di fare più cose.
Come ad esempio guardare tanti filmini, al cinema, in dvd, proiettati sulle pareti a casa degli amici.
Io ho visto: Ieri oggi e domani di De Sica (Vittorio, ovviamente, mica quei suoi figli lì; ah), con la coppia Loren-Mastroianni. 3 episodi di cui il primo notevole, e infatti è scritto da Eduardo De Filippo; il secondo non m'è piaciuto per niente e infatti è scritto da Moravia; il terzo ormai è nella storia perché c'è il famoso spogliarello poi rifatto in Pret-a-porter di Altman. A proposito di figli di, ho visto anche Il bagno turco di Ozpetek, con un pessimo figlio Gassman in una sempre bella Istanbul con tutte quelle case di legno, per il resto il film non sa di nulla, non c'è neanche Serra Yilmaz (che ho scoperto ha fatto un film con Nuri Bilge Ceylan, l'Antonioni turco, credo perché i suoi film sono lenti e i suoi personaggi a mala pena hanno l'uso della parola, io vidi Uzak e il mio compagno di proiezione alla fine del film disse le testuali parole "la prossima volta un film dove parlano", la fotografia di quel film però con Istambul sotto la neve è indimenticabile). Marlowe il poliziotto privato, tratto dal libro di Chandler Addio mia amata e infatti il titolo originale in inglese è uguale al libro, e uno contiua a chiedersi perché devono cambiare i titoli dei film quando sono perfettamente traducibile, per i libri non credo si faccia. Oltre a Robert Mitchum, un grande e basta, nel film c'è anche Charlotte Rampling, che ovviamente fa la dark lady e che secondo me ancora non ha rivali a bravura, fascino e originalità tra le donne, e poi c'è l'atmosfera cupa di Los Angeles. La cosa buffa è che l'ho visto dieci giorni fa e ho fatto fatica a ricordarmi la trama, ma forse succede per i film noir che sono sempre un po' complicati e oscuri. Angel-A di Besson, insomma, un bel bianco e nero di Parigi, storia comunque divertente soprattutto all'inizio; Jamel Debbouze, l'attore protagonista, sapevo di averlo già visto, era infatti Nel favoloso mondo di Amelie anche se non ricordo che parte avesse, forse uno degli abitanti del palazzo di Amelie, e mi sono accorta solo a metà del film che teneva una mano sempre in tasca, infatti l'ha persa da piccolo. Arsenico e vecchi merletti di Frank Capra, che non avevo mai visto e che è veramente divertente, con un Cary Grant diverso dal solito, un po' sopra le righe. Il film è originariamente una commedia teatrale che ebbe moltissimo successo e infatti ritardarono l'uscita del film per non far perdere spettatori al teatro (bei tempi!). Notturno bus di Davide Marengo, andato a vedere per caso solo perché c'era Mastrandrea e perché si aveva voglia di cinema all'aperto, e invece è stato una bella sorpresa, un rispettabilissimo film noir con anche Ennio Fantastichini e Giovanna Mezzogiorno che non ho ancora capito se mi piace, ma forse no. Il regista, Marengo, ha anche fatto un film intitolato Craj, che è tratto da un'opera teatral musicale di Teresa De Sio e Lindo Ferretti e il film è interpretato da questi due. Curioso. Ieri ho guardato un pezzo di Il Codice da Vinci (che non metterò in grassetto), poi avevo da fare, ma mi ha sconvolto come riesce a prenderti subito e non smetteresti di guardarlo; l'attrice protagonista poi è Amelie. Oliver Twist, perché è di Polanski e sono nella fase polacca, ma non mi è piaciuto un granché anche se penso sia soprattutto perché mi facevano star male tutte le disgrazie che capitavano a Oliver Twist, lo so che finisce bene, ma non ce l'ho fatta. Ma soprattutto ho visto Film Blu, Film Bianco e Film Rosso e mi sono definitivamente innamorata di Kieslowski. Sono tutti e tre molto belli e c'è poco da dire, forse il mio preferito è Film Bianco, la storia è buffa e il personaggio protagonista è davvero originale; quello che mi è piaciuto meno invece è Film Rosso ma perché non ho sopportato un granché l'attrice, che invece a Kiewsloski deve essere piaciuta parecchio visto che l'ha usata anche per La doppia vita di Veronica. Mi sono piaciuti così tanto che ho guardato anche tutti gli extra sui dvd, e le lezioni di cinema di Kiewsloski dove spiega alcune scene e le sue pignolerie sono fantastiche.
Insomma domani è l'ultimo giorno d'agosto e settembre è troppo corto per vedere tanti film.

20070824

Al lavoro

E' uscito in Italia un libro intitolato "Il metodo antistronzi". E' un libro, scritto da un americano, ovviamente, che vuole aiutare quelle persone che hanno difficoltà a gestire un capo, o in capi stronzi. Qui c'è l'articolo su repubblicaonline. Ha un blog, ovviamente, che non è male; è in inglese e secondo me conviene cominciare da questo post qui. C'è anche un post sull'uscita del libro in italiano in cui si chiede se la parola stronzo vada davvero bene per asshole (il titolo del libro in inglese è The No Asshole Rule).

Polska


Anch'io finalmente possego un Rackham. O meglio, un Peter Pan di Rackham. Sono molto orgogliosa e Peter Pan è una grande storia. L'ho trovato su una bancherella della Festa dell'Unità di Cecina, dove abbiamo mangiato della pasta con sugo di mare e un caciucco veramente buoni, proprio quando in macchina mezzora prima ragionavamo sul fatto che non c'erano più le feste dell'unità di una volta, un tempo di agosto ce ne era una ogni dieci chilometri, ora c'era la chiccosissima sagra del pesce con un chilometro di coda e tutte le signore in abito da sera di Donoratico. E invece eccola, zero coda perché c'è il self service, cuochi simpatici e sorridenti e poi un bel frate gigante e tutti a ballare il liscio. Che bello! Le bancarelle lasciavano molto a desiderare, ma ho trovato Rackham e me ne sono andata via contenta.
Possego anche un nuovo frigorifero, è un Gorenje. Marca sconosciuta ma che rientrava nel budget indicatomi dal padrone di casa. Un frigo molto essenziale, minimalista, squadrato, che ti dà un gran senso di sicurezza anche con solo tre ripiani (meno insomma del mio precedente frigo che era più piccolo) e di classe A+. La tipa del negozio mi ha detto che era una marca polacca che fa anche gli smeg, ma in realtà su internet ho scoperto che è una marca slovena e degli smeg non dice proprio nulla. Io comunque preferisco continuare a credere che sia polacco (la storia degli smeg invece non mi interessa) perché ultimamente la Polonia, questa nazione di cui si continua misteriosamente a parlare poco ma che è terra natale di gente incredibile. Sorvoliamo su Giovanni Paolo, anche se pure lui era un bel personaggino, poi ci sono Chopin, Conrad, Copernico, Marie Curie, poi ci sono Polanski e Kieslowski (e in Polonia infatti c'è una grande scuola di cinema), poi c'è la poetessa Szymbroska e ultimamente ho scoperto (come sempre tardi, perché è morto all'inizio del 2007) Ryszard Kapuscinski (qui c'è un articolo scritto per la sua morte sul Corriere che lo descrive bene), un giornalista che si scriveva soprattutto reportage da zone di guerra, che quindi viaggiava molto e ha scritto vari libri sui paesi che ha conosciuto, un Tiziano Terzani meno spirituale e soprattutto meno pieno di sé (senza niente togliere a Terzani, penso che viaggiare cercando di essere il meno possibile turisti ci rende persone migliori).
E con questo saggio pensierino un po' kapuscinkiano, concludo.

20070823

Meglio tardi

Ho appena scoperto che i primi di agosto hanno scoperto chi (un giornalista di Forbes) c'era veramente (perché erano state fatte varie supposizioni) dietro al finto blog di Steve Jobs (il guru della Apple). Ho anche appena scoperto il finto blog, che in realtà è sempre lì e viene sempre aggiornato ma immagino abbia un po' meno senso adesso che si conosce la faccia di chi lo scrive.
Ora, sorpresa sorpresa, scriverà un libro. Il vero finto Steve Jobs.

20070821

Biciclette


Sono già due volte che vedo un tipo uscire da un palazzo davanti al mio con una ruota della bicicletta in mano, quella posteriore, inserirla al suo posto e partire.
Era solo per farvi capire la situazione.
In compenso d'agosto nella mia strada si riesce a parcheggiare l'auto. La gente d'altra parte non parte per le vacanze in bicicletta.

20070816

No comment

Giustizia e religione

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di
assoluzione per i genitori e il fratello di una ragazza
musulmana da loro sequestrata e picchiata perché mettesse
fine al suo comportamento troppo occidentalizzato. Secondo
i giudici, le sevizie subite sono state commesse "non per
motivi vessatori" ma "per il suo bene". I giudici hanno
ritenuto che Fatima avesse "uno stile di vita non conforme
alla cultura musulmana". L'associazione delle donne
musulmane denuncia che in Italia, nel 2006, sono state
uccise almeno nove donne musulmane, vittime di violenze
all'interno della famiglia. L'associazione condanna il
silenzio quasi unanime della classe politica su questo tema
e si augura che ci sia presto una legge che riconosca pieni
diritti anche alle donne immigrate.

Le Monde, Francia [in francese]
http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3214,36-944625,0.html

20070814

Mio fratello è figlio unico

Nonostante l'odore di bottino acuto e persistente nel piccolo cinema all'aperto dell'amena località balneare ieri sera s'è finalmente visto Mio fratello è figlio unico.
Osservazioni:
Scamarcio, bah, da qualche parte l'ho visto chiamato scamorza, dopo tanto sentirne parlare è la prima volta che l'ho visto recitare, niente di che, neanche il mio tipo.
Elio Germano invece, quello che fa il fratello, quello unico immagino, accidenti, proprio bravo, speriamo continui così, a meno che non sia uno di quelli che gli vengono bene solo queste parti un po' sopra le righe, ma sono ottimista. Però fa ridere come appena arriva uno un po' bravino si tende subito a paragonarlo ad altri. Ho trovato due articoli su di lui dove veniva prima paragonato a Robert DeNiro, sono originari anche della stessa zona, mi sembra Molise, allora, ovvio che sia il Robert DeNiro denoialtri; e nell'altro ad Al Pacino. Speriamo un bene....
Poi una schiera di altri bravi attori: Finocchiaro, Bonaiuti, e Luca Zingaretti.
Mio fratello è figlio unico era la canzone dei titoli di coda di Lavorare cone lentezza, altro film sugli anni 70; non so se c'entra qualcosa.
Ma i fascisti quando andavano in giro a picchiare si mettevono davvero la giacca e la cravatta come impiegati delle banche?
Quando Accio esce di prigione, la madre insiste col padre che non gli devono dire nulla, che gli hanno detto che non gli devono dire nulla, insiste, tanto che io ho pensato che fosse stato adottato, o che non fosse figlio loro, poi però non se ne parla più; però il titolo mi aveva portato a farmi questa idea.
Il film è divertente, puntando più sul rapporto tra i due fratelli e famiglia che su questioni ideologiche, e pur essendo un film desinistra, mostra le assurdità anche dei movimenti di sinistra degli anni 70, come l'inno alla gioia defascistizzata.

20070813

Piero della Francesca and friends


E' da poco finita la mostra su Piero della Francesca ad Arezzo, Sansepolcro e Montecchi. Il gruppo culturale Mostre in Astronave non disponeva questa volta dell'astronave e si è mossa con tre automobili, una delle quali (sulla quale dormivo beatamente sul sedile posteriore), poco prima di arrivare a Montecchi ha perso la marmitta. Era sabato, era mezzogiorno, eravamo già rassegnate a rombare per le colline aretine tutto il finesettimana. Ma certe volte, anche senza il pounamu, le cose si sistemano e troviamo un meccanico disposto a incollarci la marmitta di nuovo alla macchina. "Se c'andavo io, maschio, a mezzogiorno e mezzo di sabato a chiedere a un meccanico di accomodarmi la macchina, me l'aveva bell'è fatto" ci dice M a noi tre donzelle.
Quindi raggiungiamo gli altri a Montecchi, che si sono già visti La Madonna del Parto e son lì che mangiano.
La Cappella dove originariamente era La Madonna del Parto è in restauro e l'affresco è stato staccato o forse è stato staccato perché nella cappella si stava deteriorando, non ricordo (il fatto che stacchino gli affreschi è una cosa che continua a sconvolgermi e se non sapessi davvero che si può fare non ci crederei) e messo in mostra in una piccola stanza buia della scuola elementare di Montecchi. L'affresco mi ha colpito molto, forse anche per il fatto che raramente si vede la Madonna rappresentata incinta. Infatti ho letto che nel Concilio di Trento (1545-1563) vennero messe delle limitazioni sulle immagini religiosi considerate eretiche, tra cui anche la Madonna del Parto. Poi lo stato di gravidanza avanzata molto umano contrasta con il viso e l'espressione altero, al di sopra di qualsiasi vicenda umana. Affascinante.
Dopo di noi ha voluto vedere l'affresco anche D'Alema. Noi sapevamo che stava per arrivare e ci siamo preparati rime, insulti, sfottò, cori, eravamo preparatissimi a fare il gruppetto dei soliti contestatori, ma poi siamo troppo buoni e non gli abbiamo detto nulla; forse non sapevamo da dove cominciare e abbiamo preferito dirigerci tranquilli tranquilli a Sansepolcro. Questa volta D'Alema è arrivato prima di noi, acc - e ci credo lui lo fanno arrivare con la macchina proprio davanti al museo, a noi ci tocca parcheggiare fuori dalle mura, e abbiamo cercato di usufruire della sua visita guidata, ma praticamente gli parlava nell'orecchio e a noi arrivava molto poco.
A Sansepolcro c'era tra gli altri, La Resurrezione, quella con i soldati che dormono appoggiati al sepolcro e Cristo in piedi, e il Polittico della Misericordia, con la Madonna della Misericordia che con il suo mantello protegge credo i Signori che commissionarono l'opera; c'è anche un tipo incappucciato che non sono riuscita a capire chi potesse essere o rappresentare.
Finita la mostra giratina per Sansepolcro e poi alla scoperta dell'agriturismo prenotato per telefono. Phew! Andava bene.
Prima di cena altra giratina ad Anghiari, molto bellina anche lei, soprattutto col tramonto. Cena in uno di quei ristoranti a menu fisso che per una che non mangia carne non è il massimo ma sono riuscita comunque a riempirmi la pancia all'inverosimile di riso al pomodoro, fettuccine al pomodoro,
crostini al pomodoro, patate non al pomodoro, parmigiano ...
E domenica Arezzo. Cavolo! Ma è proprio bella Arezzo, ben tenuta, tutta restaurata, che non deve essere facile starle dietro con tutta questa pietra. Mi sa che c'hanno i soldi da queste parti.
Forse la mostra di Arezzo è quella che mi ha impressionato di meno. C'era il Dittico dei duchi di Urbino, belli ma forse visti troppe volte. Ma ad Arezzo c'è la Cappella Bacci con La leggenda della vera croce nella Basilica di San Francesco, si può entrare pochi alla volta e tutti stiamo lì naso all'insù a seguire la storia della vera croce, cioè la storia del pezzo di legno con cui venne fatta la croce sulla quale fu crocifisso Gesù (la storia parte da Adamo e coinvolge, tra gli altri, la regina Saba, Salomone e Costantino). Davanti alla cappella è appeso un bel crocifisso ligneo che leggiamo essere di attribuzione incerta ma che si pensa essere del periodo di Cimabue per la somiglianza con un altro crocifisso sempre ad Arezzo e sicuramente di Cimabue e che sta nella Chiesa di San Domenico.
Deh! Andiamo!
Che dire? Bellissimo.
La nostra gita aretina finisce con un ultimo artista, neanche lui troppo giovane, Lou Reed che fa il concerto del suo album, neanche lui giovanissimo, Berlin. Forse è l'artista che ci ha entusiasmato meno. Sicuramente è bravo, sentire la sua voce dal vivo fa un certo effetto e il concerto era ben fatto, col coro di bambini e un'orchestra di una decina di elementi; però ha cominciato notevolmente in ritardo e non si è neanche scusato; non si è mai rivolto al pubblico, neanche per dire ciao (forse neanche grazie, non ricordo, e noi l'abbiamo applaudito, me lo ricordo bene) e infatti siamo tutti rimasti sorpresi che abbia fatto una serie di bis dei suoi cavalli di battaglia (Sweet Jane, Sattelite of Love, Walk on the wild side).
Insomma. Ecco. Non è che posso consigliarvi di andare a vedere la mostra di Piero della Francesca perché è finita, ma un po' della sua roba sta lì in pianta stabile, tipo l'affresco nella Cappella Bacci, e Arezzo è una bellissima città così come anche i dintorni. Io ci ritornerei, anche il prossimo week end.

Sono sempre i migliori a lasciarci


Dopo Bergman e Antonioni è morto, lui prematuramente a soli 54 anni, Ulrich Mühe. Chi è? Anch'io l'ho apprezzato per la prima volta solo ieri sera e stamani devo scoprire che è appena morto. Ulrich Muhe è l'attore protagonista del film Le vite degli altri, film notevole, forse uno dei più bei film che ho visto negli ultimi anni, e Mühe, sicuramente anche per il tipo di personaggio che interpreta mi ha colpito tantissimo. Indimenticabile la sua espressione nell'ultima inquadratura.
Le vite degli altri ha vinto l'Oscar come miglior film straniero. E' buffo come di solito i film che vincono gli Oscar come miglior film straniero, a differenza degli oscar canonici, sono davvero belli (giuro, eccovi alcuni titoli: Tsotsi, Il mare dentro, Le invasioni barbariche, No man's land, Tutto su mia madre), sarebbe da chiedersi che criterio usano. Il regista è giovane (1973) ed è al suo primo film. E' cresciuto nella Germania dell'Est (ma poi ha studiato e viaggiato in giro per il mondo) e i ricordi che gli sono rimasti dell'oppressione, del controllo che c'era sui cittadini si riflette nel film. Insomma, per chi non l'avesse ancora visto non voglio dire molto, perché è veramente bello: bella storia, tutti bravi attori (primo fra tutti Ulrich Mühe), bella regia. Andate.

Fine primo tempo
Sburk: Angosciosetto!
Anna: Angosciosone!
Parte musica tipo samba.
Sburk: Sperano così di rilassarci.

Verso la fine del film
Sburk: Secondo me ci va lui.
Anna: Smettila di farmi sperare che finisca bene.

20070809

Italiani poco sportivi

Mentre in Italia si censura una mostra gay, si denunciano due uomini che si baciano al colosseo e, letto or ora, il prosindaco di Treviso decide il pugno di ferro contro gli incontri gay in un parcheggio vicino all'ospedale, la Francia ha scelto questa immagine per promuovere il prossimo Campionato Mondiale di Rugby.
(Grazie a emmebi)

Agosto elettrodomestico mio non ti conosco


Bello rimanere in città d'agosto. Finalmente si parcheggia sotto casa, non si fanno le code alle poste, si lavora ma non troppo e ci si sente intelligenti pensando all'italiano media che si sta picchiando col suo vicino d'ombrollone. Noi no. Noi siamo belli rilassati a gustraci un fresca birrettina.
Io invece no.
E' agosto.
Sono rimasta in città.
Ma mi si è rotto il frigorifero.
La porta del frigorifero. Ogni volta che lo apro mi rimane in mano, la porta.
Abitando in affitto in una casa parzialmente ammobiliata, il frigorifero me lo deve ricomprare il pardone di casa. Che è un italiano medio per cui in vacanza. Ma l'ho rintracciato e convinto che avevo necessità immediata di comprare un frigorifero nuovo (sì, c'è stato bisogno di convincerlo). Però devo comprare il frigorifero che dice lui, che al Carrefour è finito e forse rientra martedì. Speriamo.
L'anno scorso d'agosto invece mi si ruppe la caldaia, che dà un po' meno fastidio anche se io preferisco anche d'estate le docce almeno tiepide e non gelate.
L'anno prima ancora invece fu il turno dei pensili della cucina. Una sera rientrai a casa e trovai tutti i piatti, bicchieri, zucchero, miele, spaghetti, erbe di provenza, curry, farina, etc spalmati per terra. Uno dei pensili poi era crollato sull'acquaio rompendo le tubature. Stetti per tutti il mese d'agosto con la dispensa sulla tavola e impossibilitata ad usare l'acquaio.
Sarà colpa dell'alta temperatura?

Un'ora sola ti vorrei

Quando una persona cara ti lascia, per sempre, una volta superato lo shock, una volta superato il dolore, rimane quel desiderio, poterla vedere solo per un'ultima volta, anche solo per un'ora. Il film di Alina Marazzi, dura infatti circa un'ora, ed è la ricostruzione tramite diari, lettere, foto e soprattutto i filmati girati dal nonno Ulrico Hoepli della famiglia dagli anni 20 agli anni 80, della vita della madre che morì quando la regista aveva sette anni.
Ovvio che il film, o meglio documentario, è nostalgico e commovente, ma senza mai perdere l'equilibrio, secondo me; merito soprattutto della bellezza e quantità delle immagini in bianco e nero e a colori che ci parlano non solo di Liseli Hoepli, la madre della regista, ma anche della sua famiglia (Hoepli, editore milanese di origine svizzera appartenente all'alta borghesia) e di un pezzo di storia. Magari poter avere chiuso in un armadio quella quantità di pellicola sulle nostre famiglie girate dal nonno! Il documentario mantiene l'equilibrio anche perché è un viaggio per scoprire sia chi fosse la propria madre, di cui Alina Marazzi dice di avere pochissimi ricordi, sia sulla sua malattia, la depressione, e morte; pare infatti che questo documentario venga spesso citato anche in ambiente psicanalitico.
Ecco, detto tutto questo, uno può avere l'impressione che dopo la visione, che può essere fatta solo con DVD (il film è uscito nel 2002 ma non è stato troppo distribuito nonostante abbia vinto anche vari premi), c'è una bella confezione della Feltrinelli con libro incluso, insomma, a fine visione non si è distrutti, depressi, irrimediabilmente tristi per il resto della giornata; infondo come dice la stessa regista, il film vuole essere anche una celebrazione della persona che ci ha lasciati, un ridare dignità ad una madre che rischiava di essere un po' troppo dimenticata.

20070807

Ma l'avventura non tarda ad arrivare


Quando l'ora si fa più fresca i miei ospiti mi consigliano ti prendere la biciclettina che tengono tutta piegata in un gavone della barca e di andare a visitare Tharros, un sito archeologico di origine fenicia, che è proprio qui dietro, saranno 3 o 4 chilometro, anche meno, loro l'hanno già visto perché qualche sera fa c'erano ancorati proprio davanti e ci sono arrivati col gommoncino, dato che non pensano di tornarci insistono che la vada a visitare perché ne vale davvero la pena.
OK.

Andare in bici mi piace.

Mi assicuro di portarmi il cappello e dell'acqua e parto per l'avventura.

Peccato che tra Marina di Torregrande e Tharros ci sia una enorme laguna (piena di anguille che mangerò la sera - è la prima volta che le mangio, insomma, e i miei ospiti mi dicono anche che sono molto meno grasse di quelle che si mangiano da noi) senza ponti per attraversarla e dopo aver pedalato troppo e aver beccato le strombazzate degli automobilisti che si chiedevano chi fosse questa pazzoide su una graziellina (non potevono vedere loro, che la mia fantastica bicicletta anche se aveva le ruote piccole aveva ben cinque marce) che pedalava lungo una strada dove le macchina ti sfrecciavano accanto neanche fosse un'autostrada tedesca, decido, saggiamente, di tornare indietro per picchiare i miei simpatici ospiti.
Tornando indietro incontro anche un pastore sardo, su scooter, i suoi cani mi abbaiano perché sono sulla strada delle pecore, e gli chiedo visto che esce dalla zona lagunare se per caso c'è una scorciatoia. Ci deve essere, suvvia. No, bisogna fare tutto il giro. Ecco.
Comunque il giorno dopo invece con la barca ci andiamo vicino a Tharros così io posso finalmente visitarla ed in effetti m'è piaciuta. Come la maggior parte dei siti archeologici è un cumulo di pietre che se non c'è qualcuno che ti dice che quei tre sassi erano le terme, quei due più quello di traverso il tempio e la scalinata, e su quella incrinatura sorgeva il teatro, non ci capiresti molto e sarebbe difficile godersela. Anche se il fatto che Tharros sorga proprio sul mare fa la differenza. La ragazza che fa la visita guidata è davvero brava e ho scoperto un paio di cosette.
Intanto le due colonne ormai simbolo di Tharros sono false (i capitelli invece sono veri). Le ha fatte mettere lì l'archeologo che per primo ha cominciato gli scavi. Siccome lo stato italiano non gli voleva dare una lira perché insisteva che tanto a Tharros non c'era niente che valesse la pena scavare allora lui c'ha messo queste due colonne, c'ha appiccicato sopra due bei capitelli, gli ha fatto la foto e l'ha mandata a Roma; e pare che lo stato italiano si sia convinto. Così almeno diceva la guida. Di soldi comunque continuano a mandargliene pochi, e ci sarebbe da continuare a farne di scavi ma i lavori sono fermi da molti anni.
Poi per la prima volta ho sentito parlare dei tophet ed è stato amore a prima vista (mi piace il suono della parola credo, insomma dichiarare amore a prima vista per un cimitero è un po' da Marilyn Manson - non avrei mai creduto di citarlo in un mio post, Marilyn Manson, vabbè).
Anche a Tharros c'è un tophet.
I tophet sono luoghi di sepoltura che i fenici riservavano ai bambini. Fino a non molto tempo fa si credeva che fossero luoghi dove i bambini venivano sacrificati agli dei perché così dicevano le fonti romane. Ma siccome Cartagine era la grande nemica di Roma, questi facevano di tutto per buttare una cattiva luce su di loro "I Fenici? Gentaccia. Sacrifica i propri figli, bruciandoli", un po' come i comunisti che mangiano i bambini. In realtà i fenici avevano delimitato un luogo di sepoltura apposta per i bambini.
A Sant'Antioco, dove c'è un altro tophet (il mondo è pieno di tophet e io non lo sapevo, in Sardegna ce ne sono cinque in tutto, noi siamo capitati vicini anche a Nora ma i nostri orari non coincidevano con quelli di apertura del sito; ma ci sono dei tophet anche in Sicilia, per esempio a Mozia, dove io sono stata e non l'ho visto, incredibile, mi tocca tornarci) meglio conservato, ci sono anche delle stele che sono una specie di ex-voto e per grazia ricevuta: i genitori di questi bambini morti appena nati chiedevano agli dei figli sani o li ringraziavano se li avevano avuti. Nel tophet di Sant'Antioco ci sono ancora i vasini di terracotta doveva veniva messa la cenere dei corpi bruciati. I vasi venivano messi nella terra e nei secoli si sono sovrapposti vari strati di vasi.
Insomma, affascinanti questi tophet.
Alla fine del giro di Tharros, mi son fermata al barrino del sito e mi sono bevuta una buona ichnusa. Nel frattempo mi sono accorta che i miei ospiti si erano spostati con la barca e ora erano proprio davanti alle due colonne false. Mi sono sbracciata tra le rovine fenicie fino a quando non mi hanno notato e mi sono venuti a prendere col gommoncino alla spiaggetta vicina.
Bella vita.

Certe volte va tutto bene e non c'è molto da raccontare

Partenza con Ryanair alle 6.20 del mattino. Anche quest'anno sono così fortunata da trovare un'anima gentile che mi accompagna all'aeroporto all 5.00 di mattina. Ma quest'anno ho con me il pounamu e visto come gli aerei mi hanno trattato l'estate scorsa si son messi d'accordo per farmi riconcigliare con loro e mi fanno arrivare a Cagliari con addirittura 20 minuti d'anticipo (non credino gli aerei di tutto il mondo che adesso siamo pari perchè su un volo così breve senza scali e coincidenze mi hanno fatto arrivare con 20 minuti d'anticipo e il mio bagaglio era il terzo ad uscire, ce ne vuole prima che siamo pari). Io non lo sapevo, ma se Ryanair ti fa arrivare in anticipo, appena finito l'atterraggio parte uno squillo di trombe e una voce esaltata ti dice guarda come siamo bravi noi della ryanair che ti facciamo arrivare anche in anticipo... ci sarà stato il vento a favore, che ne so. Venti minuti d'anticipo che però mi sono serviti a poco perché il primo autobus che parte dall'areoporto di Cagliari per la città parte solo dopo un'ora. Ma c'ha pure l'aria condizionata. Poi treno fino ad Oristano, bellino, pulito anche quello con aria condiziona. E poi autobus di linea, con signora che mi vende il suo biglietto perché l'edicola non ce ne aveva più, fino a Torregrande. Arrivo sulla barca giusto per il pranzo: tzazichi e melanzane al formaggio e pomodoro, birrina sarda ichnusa.
Meglio di così.
Quando tutto fila liscio c'è poco da dire.