20071130

Io so che tu sai che io so, forse

Scatole visive ha finalmente riaggiornato il suo blog di foto.
E l'ho inserita tra i passeggeri a sinistra.

Il titolo del post? Sono tornata sul blog di scatole visive perché ieri qualcuno che di solito soffre nel non riuscire a dare i nomi alle facce di attori ha invece dato il nome alla blogger.
Ehi ma lei è scatole visive!
Era seduta vicino a noi, magari anche lei ha votato per l'antipasto di mare con cappuccino nero di seppia, che il terzo posto proprio non se lo meritava. Allora ho pensato che comunque mi faceva un effetto strano pensare che io sapevo chi era lei, che poi con tutte le foto, anche se non mostra mai niente di troppo personale, in realtà ti mostri parecchio. Forse di più che con le parole. Il discorso le foto, l'anima, etc, un po' è vero. Insomma, c'è stato quell'effetto io so chi sei. E lei lo saprà chi sono io?

Ho pensato. T'immagine avvicinarsi e fare:
Piacere, sono AndataeRitorno. Tu sei ScatoleVisive, vero?
Piacere, Scatole Visive.
Piacere, FunnyTaleProject.
Piacere, Blogico.
Piacere, ilgeko (ma questo suona quasi normale).

Si vede che ultimamente ho poco da dire, eh?

20071129

More cats




Sul sito
Moleskine Project si raccolgono i disegni fatti sulle Moleskine.
Un po' come il sito tso che raccoglie i disegni fatti sui post-it.

Basta Billy












Mi sa che il periodo polacco è finito.

Mi sa che sono entrata in un periodo turco (ah, ho visto La Sposa Turca, bello, ma devo dire che ho preferito Ai Confini del Paradiso, però bello, ora mi manca Crossing the Bridge, anche se è più un documentario).
Insomma se volete qualche idea per una libreria, queste non sono male. Danno nomi turchi alle loro creazioni, nomi difficili da ricordare come quelli di ikea, ma almeno i turchi ti spiegano il significato. Quella nella foto è una salkim (la 'i' non dovrebbe averci il puntino sopra), che in turco vuol dire grappolo.

Nel frattempo...


Avete una marea di CD originali e non sapete più dove metterli?

Non sapete proprio cosa fare con quel CD di celine dion che via ha regalato l'ex che neanche ai bei tempi riusciva ad azzeccare un regalo?
Alanis Morissette ha perso la verve di un tempo ma voi continuate a comprare i suoi CD?
Lavorate in un negozio di CD e siccome ormai tutti scaricano vi annoiate tutto il giorno?

Non buttateli.
Teneteli da parte per un giorno di pioggia.

Usateli così.

Cats

Eh...
E' un periodo un po' tanto impegnativo e un po' poco creativo. Nell'attesa di tempi migliori vi lascio questo youtube che mi ha mandato Sus.
Thanx.
Enjoy.

20071122

Cliccare per credere

E Istanbul non mi delude mai


La traduzione alla lettera di Ai confini del paradiso sarebbe Dall'Altra Parte. Certo Ai Confini del Paradiso è molto più poetico, evocativo, misterioso, perché appunto, cosa c'entra? Poi ovvio che ce lo fai entrare.
Però però però.
Il film è di Fatih Akin, quello di La Sposa Turca, che vinse l'Orso d'Oro a Berlino, che se ne parlò parecchio, e che io non ho visto. Fatih Akin è del 1973, e fa dei bei film. Un altro è Crossing the Bridge ed è sulla musica turca, mi sembra. Fatih Akin (scrivo sempre il suo nome così forse lo imparo) è tedesco di seconda generazione turca e nei suoi film mescola sempre Germania e Turchia. Ecco, Fatih Akin. Fatih Akin dice che sta facendo una trilogia su amore, morte, male (allegria). Questo era sulla morte, infatti muiono un paio di persone, e ti dispiace perché erano delle belle personcine a modo loro, ma anche i sopravvissuti se la cavano, soprattutto il protagonista, bel personaggio, sì sì. Poi c'è Istanbul, la città, voglio dire. Insisto. E' veramente fotogenica, anche quando inquadri solo le viuzze anonime e i tetti delle case. Poi è bella la costruzione del film, due parti che si rincorrono (il titolo tedesco, poco poetico, aveva un senso), personaggi che si cercano, viaggiano, si sfiorano. Poi ci sono delle belle figure di donne, tra cui Hanna Schygulla. Poi ci sono anche altre cose in questo film, davvero tante, e Fatih Akin le tiene tutte insieme davvero bene. Ah Fatih Akin. Per i fan di La Sposa Turca (titolo originale era Contro il Muro) il nuovo film di Fatih Akin, è stato deludente. Bisognerà proprio che me lo veda.

Ai Confini del Paradiso, a noi quella sera, c'è piaciuto assai. Almeno a me. Qualcuno ogni tanto, ha poi confessato, si è appisolata, colpa soprattutto delle fantastiche poltrone del Lumière e della vita faticosa di tutti i giorni. Qualcunaltro ancora ha preferito andare a mangiare degli involtini di pesce spada. Son scelte che poi si sa, si pagano. Ora al Lumière c'è Sleuth.

20071121

Angel

Otto donne e un mistero mi era piaciuto. Sarà stato per tutte le bravi attrici, per il miscuglio riuscito di film giallo e musical. Per l'ironia, che si capiva. In Angel, Ozon, ci riprova a rivisitare un genere, questa volta il melò. Ma a me il melò proprio non piace e questo film mi rimane un po' indifferente infatti non so proprio cosa scrivere e allora sarà meglio che non scriva altro.
Voi: E allora non scrivere niente, no?
Io: Lo so, avete ragione. E' che mi dispiace non scrivere niente. Ultimamente ho poco da dire e perdere l'occasione di scrivere qualcosa di un film visto mi sembrerebbe un'occasione, un post, sprecato. Poi un tipo che non conosco all'uscita dal cinema ha fatto al mio compagno di cinema "Bel film, eh!" con aria estremamente convinta e quindi ho pensato che magari scrivendoci capivo cosa lì per lì non ho capito.
C'ho provato. Non è successo.

E' quasi l'ora di pranzo, e ho un certo languorino


Sono stata al cinema e non ve l'ho raccontato.
Ho visto Ratatouille. Premetto che non sono una grande fan dei film d'animazione, gli unici che mi hanno veramente esaltato sono quelli di Miyazaki (meravigliosi). E infatti, non credo che ci sarei andata a vedere il film della Pixar se non m'avessero fatto scegliere tra quello e Becoming Jane e avessi proprio voglia di andare al cinema. Le recensioni che si trovano su internet sono tutte del calibro di "capolavoro" del cinema tutto.
Boh.
E' carino, eh. Ci mancherebbe.
Fatto veramente bene, sicuro.
Campi lunghi, panoramiche, come nei migliori film di Kubrik.
Mai vista un'animazione così bella.
I personaggi, wow, su tutti quello del cattivissimo critico culinario il cui salotto è a forma di bara e la macchina da scrivere su cui stronca i ristoranti ricorda un teschio. E il topo che sembra così vero da farti anche un po' ribrezzo.
E la storia, sì sì sì, di un ratto e di un umano che collaborano in cucina, del piatto povero che vince, l'infazia ritrovata.
Ma che palle che palle che palle tutta questa perfezione.
Un po' freddina, ecco.

Un blog al giorno

Un nostro appassionato lettore ci consiglia un blog.
E' quello di Roberto Alajmo.

20071120

Il Grande Inquisitore


Al teatro Fabbricone di Prato c'è stato lo spettacolo di Peter Brook The Great Inquisitor. Il titolo è in inglese perché lo spettacolo era in inglese.
Commento a caldo subito dopo gli applausi: Già finito?
In effetti è durato solo 50 minuti, e ho letto che in altre occasioni questo monologo è stato recitato insieme ad altre due regie di Brook: Tierno Bokar e La morte di Krishna. Tutte e tre le opere hanno come tema centrale la religione.
Il Grande Inquisitore, per chi non lo sapesse e io non lo sapevo fino a domenica, è tratto da I Fratelli Karamazov di Dostoveskj. Un fratello racconta all'altro la leggenda di quando Gesù tornò per la seconda volta sulla terra, ma solo per fare una visitina, proprio durante l'Inquisizione a Siviglia. Gesù passa tra la folla che partecipa ai roghi degli eretici, viene riconosciuto e fa anche qualche miracolo; arriva il grande inquisitore, anche lui lo riconosce e lo fa arrestare. Durante la notte lo va a visitare nella sua cella e ci fa quattro chiacchiere, perché ha un paio di cosette da dirgli prima di mandare anche lui al rogo. Il testo completo si trova facilmente su internet, per esempio qui, e vale davvero la pena di leggerlo.
Lo spettacolo è stato bello, anche se forse non proprio bello bello bello. Come ormai da molti anni negli spettacoli di Brook, la scena era molto essenziale: c'era solo una pedana con due sgabelli e i due attori erano vestiti completamente di nero, l'inquisitore con un cappottone lungo fino ai piedi (ricordava un po' uno di Matrix) e Gesù scalzo con pantaloni e camicia lunga. Faccio fatica a criticare anche minimamente uno spettacolo di Brook, però non mi ha lasciata del tutto convinta. Mi piacque di più Ta main dans la mienne, tratto dalle lettere scritte di Chechov e sua moglie: fu più emozionante, era difficile non sentirsi partecipe. Il testo, l'argomento, di Il Grande Inquisitore è intrigante e attuale (verrebbe da pensare molto di più delle lettere d'amore, sul teatro, e sui pettegolezzi di Mosca dell'altro spettacolo) ma stranamente tutto qui rimane distante.
Magari l'attore, Bruce Myers, quella domenica non era in forma. E cinquanta minuti di monologo non sono una passeggiata.
Magari è stata un'impressione solo mia.
Ma parliamo anche dell'attore che faceva Gesù. Mentre Myers per 50 minuti va su e giù per la pedana, gesticola, sposta lo sgabello, interpella il pubblicco, sputicchia anche un po', senza chetarsi un momento, lui, Joachim Zuber, non muove un dito, fermo immobile e son sicura che il naso gli prudeva assai. Mica facile.
Magari era proprio lui che non era concentrato e di consequenza neanche Myers. Chissà.
Conclusione: Peter Brook rimane un grande, lui e la sua scena vuota.

Per chi fosse in zona


A Roma c'è una mostra di fotografia su Istanbul, che è veramente una città molto fotogenica. Sul sito di L'Espresso c'è un slideshow che va un po' troppo veloce ma pigiando un po' il tasto di pausa si riesce a vedere a modino qualche foto. La mostra è al museo Ara Pacis fino al 16 dicembre.
Sempre a Roma, alle Scuderie del Quirinale c'è Pop Art 1956 1968. Per leggere qualcosa,
qui su Repubblica. Fino al 27 gennaio.
Al MART di Rovereto invece c'è la mostra La Parola nell'Arte fino al 6 aprile 2008. Una mostra di opere con il tema comune della parola. Interessante. Anche di questo si può vedere il veloce
slideshow su L'Espresso.
A Milano fino al 13 gennaio c'è David Lynch The Air is on Fire alla Triennale. Per saperne di più
qui. Di questa un paio di persone che conosco l'hanno vista e me ne hanno parlato bene. Dovrei andare a Milano. Mi sa che questa me la vedo.

20071115

Pubblicità progesso


Il mio ciclista è diverso.

Ho deciso di fare pubblicità al mio meccanico personale.
E' quello che sta in Via San Francesco, non ricordo il numero civico (né conosco il suo nome, e questo è imperdonabile da parte mia) ma c'è solo quello, non si può sbagliare.
Ecco perché gli faccio pubblicità:
Da un po' di tempo uno dei pedali della mia bicicletta non girava regolarmente ma facava uno scatto. Finalmente trovo il tempo di passare dal ciclista, e lui dice, non è nulla un paio di martellate e ti va a posto. In effetti. Se poi dovesse succedere di nuovo allora lasciamela. Dopo qualche giorno succede di nuovo e io gliela lascio. Ieri mattina. Ieri pomeriggio torno a ritirarla, e lui mi fa:
Allora tutto a posto, ti ho anche sistemato il freno destro che non funzionava bene, e raddrizzato il manubrio. Te l'ho anche gonfiata.
Ah. Grazie. Faccio io.
Fanno 3 euro.
Tre euro.
Ora via!
Tre euro.
Ha detto, tre euro.
Poi ha detto, per amicizia.
Amicizia.
Trovatemelo il meccanico di SUV che solo dice per amicizia a uno con la SUV.

20071112

Certi film


Sabato vedo questo film: Giardini in autunno di Otar Iosseliani.
Vi racconto come è andata.
Sabato ero, diciamo, inversa. Capita no? Non hai voglia di vedere nessuno, di parlare con nessuno, di sforzarti a essere simpatica etc etc, però non hai voglia neanche di stare da sola, altrimenti finisci che peggiori la situazione, allora trovi 2 inversi come te (oh che bella combriccola!), che tanto di questi tempi si trovano sempre, e siccome vuoi reagire perché non è che ci godi a stare inversa, e neanche i tuoi amici, decidi di prendere una commedia. Facciamoci 2 risate. O bevi, ma poi il giorno dopo stai peggio, oppure ti guardi una commedia.

Io ho scelto di vivere, ho scelto una commedia.
O così c'era scritto sul risvolto del dvd.
Era classificato come commedia, e c'era scritta una cosa tipo ministro all'apice della sua carriera, rimane improvvisamente senza carica né lavoro; ma questo gli riserva delle inaspettate sorprese.

Eravamo in tre a vedere questo film. L'amante di commedie francesi si è addormentata dopo 5 minuti. Io, che non ho particolari sentimenti verso le commedie francesi, e quello che delle commedie francesi ne farebbe anche a meno, ce lo siamo visti ligi ligi fino alla fine. Lui l'ha classificato come brutto. Io, non so.
Certo però durava 2 ore; durante l'ultima mezzora eravamo tutte e due in ginocchio di fronte allo schermo pregando che finisse, perché non essendoci proprio una storia era difficile capire quando potesse finire, l'unica era pregare.

Però, ecco, alla fine, devo dire, e non so spiegarmene il perché, devo dire insomma, che mi è piaciuto. E' un film dove non succede niente, o meglio succedono cose che però non sembrano avere senso, che non si collegano l'una all'altra, però il protagonista è simpatico, e lo sono anche tutti gli altri strampalati personaggi, in cima a tutti la madre-Michel Piccoli, è pieno di animali insoliti, e comunque è ben fatto.
Ma tutto rimane inconcludente, e forse è questo il senso del film: viva l'inconcludenza. Forse è per questo che se non posso dire che mi sia proprio piaciuto, soprattutto perché ho fatto una certa fatica a guardarlo, questa specie di inno all'inconcludenza me lo rende simpatico, sento di volergli bene a Giardini in autunno.

In una recensione entusiastica ho trovato questa frase riferita al film "La vita è sempre possibile quando si ha a disposizione qualcosa da bere".

20071108

Un blog in cui sprofondarsi


Da leggere.
Questo in particolare, ma anche il resto a cadenze regolari.
Secondo me.

20071107

Un po' come il Buonarroti


Il MIT (Massachussettes Institute of Technology) di Boston ha deciso di citare in giudizio l'architetto Frank Gehry, quello del Guggenheim di Bilbao, ma anche della Dancing House di Praga. Il problema del MIT è la Stata Center, una costruzione disegnata dal famoso architetto parte del famoso istituto .
Pare che ci siano varie perdite, problemi di drenaggio e muffa. Pare inoltre che cumuli di neve e ghiaccio siano caduti pericolosamente dalle sporgenze di finestre e tetti bloccando le uscite di sicurezza e provocando danni. Pare che il MIT abbia pagato lo studio di Gehry 15 milioni di dollari per il progetto dello Stata Center, e che i costi per la costruzioni siano stati di 300 milioni di dollari. Infatti viene citata in giudizio anche la ditta che si è occupata dei lavori di costruzione. Né lo studio di Gehry ne lui stesso hanno ancora commentato la citazione. La ditta che si è occupata dei lavori, invece, la Beacon Shanska Construction Co, ha fatto sapere che loro glielo avevano detto che alcune cose non tornavano.
Bellino da fuori però, no?