20081029

Non ci sono più le mezze stagioni

E al Leclerc ieri c'erano in bella esposizioni tutti gli addobbi natalizi.
Ma è ancora ottobre!
Secondo loro (ma chi sono?) col ritorno all'ora solare ora scatta anche lo spirito natalizio?

20081028

葛飾北斎


Katsushika Hokusai. Mentre cercavo velocemente notizie su questo signor artista vissuto a cavallo dei secoli XVIII e IX ho trovato questo, un libro con disegni di Hokusai in touch and turn format. Ma vedi te cosa succede a mandare gli auguri in larghissimo anticipo.

Chi prima comincia...


Dal Giappone, e precisamente dalla ditta Daiichi Sankyo, abbiamo appena ricevuto la cartolina d'auguri per l'anno nuovo. Questa qua sopra. Bella però. E' di Hokusai.
E alla Coop la settimana scorsa erano in offerta pandori e panettoni. Probabilmente quelli degli anni scorsi.

Da Internazionale di questa settimana

Nature, Gran Bretagna
L'Italia rinuncia al futuro
I tagli alla ricerca del governo Berlusconi danneggiano lo sviluppo del paese, scrive il settimanale scientifico Nature

E' un periodo di rabbia e frustrazione per i ricercatori italiani, che devono vedersela con un governo che ha una strana filosofia del risparmio. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la proposta di legge sui tagli alla spesa pubblica. Se sarà approvata, la legge avrà come effetto il licenziamento di circa duemila ricercatori, che sono la spina dorsale degli istituti di ricerca del paese, da sempre a corto di personale.
Mentre i ricercatori manifestavano, il governo ha deciso che i fondi destinati alle università e alla ricerca possono essere usati per sostenere le banche italiane. Non è la prima volta che Berlusconi prende di mira le università. Ad agosto ha firmato un decreto che riduce il loro budget del 10 per cento e stabilisce che solo una su cinque delle cattedre che saranno lasciate libere dai professori che vanno in pensione potrà avere un nuovo docente. Il decreto, inoltre, consente alle università di trasformarsi in fondazioni private per attirare finanziamenti. I rettori pensano che quest'ultima proposta verrà sfruttata per giustificare altri tagli ai bilanci, e alla fine li costringerà ad eliminare i corsi che hanno meno valore commerciale, come le materie letterarie e perfino le scienze di base.
Finora il ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Mariastella Gelmini, si è occupata solo della scuola elementare e secondaria, e ha permesso al governo di prendere decisioni devastanti senza fare obiezioni. Si è rifiutata di incontrare i ricercatori e i professori universitari per sentire le loro ragioni. E non ha neanche chiesto a un sottosegretario di occuparsene.
Ancorati al passato
Anche se il governo Berlusconi ritiene necessari questi tagli, i suoi attacchi alla ricerca italiana sono insensati e miopi. Farebbe meglio a considerare la ricerca un investimento nell'economia della conoscenza del ventunesimo secolo. L'Italia ha sottoscritto l'agenda di Lisbona 2000 dell'Unione Europea, in cui gli stati membri si impegnavano a investire in rierca e sviluppo il 3 per cento del prodotto interno lordo. Tra i paesi del G8, l'Italia ha una delle spese per ricerca e sviluppo più basse: raggiunge a malapena l'1,1 per cento, meno della metà di quanto spendono Francia e Germania.
Se vuole un fututo credibile per l'Italia, il governo non dovrebbe rimanere ancorato al passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi.

20081026

Warum Warum



Warum Warum è l'ultimo spettacolo di Peter Brook. Il programma del Festival attualmente in svolgimento al nuovo teatro di Pontedera, Teatro Era, che è molto molto bello peccato insonorizzato male, si sentiva il luna park, dice che "con quest'opera Peter Brook ricompone in scena la vita di Mejerhold sulla base di diversi testi ed esperienze del suo vissuto, faceno una nuova ricerca sull'essenza della rappresentazione teatrale." E' una produzione svizzero inglese ma lo spettacolo è in tedesco.
Quindi ci sono i sottotitoli.
Mentre l'attrice scendeva le scale verso la scena, nella poca luce e nel totale silenzio degli spettatori si è sentito:
- Ci leggi Mario?
- Sì sì.
- Li hai porta gli occhiali?
- Sììì!

Bella la musica, dello spettacolo, composta ed eseguita in scena da Francesco Agnello, compositore siciliano, con questo particolare strumento in metallo che si chiama hang (il plurale è hanghang, davvero), uno strumento nato in Svizzera nel 2000. Su wikipedia inglese, oltre alla sua storia e altre notizie si possono ascoltare anche due esempi.

20081024

Frigoriferi che passione


Questo sito raccoglie foto di frigoriferi, dentro, fuori, sopra, sotto, destra e sinistra, da ogni parte del mondo.

20081023

Yoga/2

Yoga/1


Da qualche anno a questa parte all'inizio di settembre, cioè con la fine dell'estate, comincio a chiedermi che 'sport' fare l'inverno. Perché fare sport fa bene. Lo dicono tutti. E' scientificamente dimostrato. Fa bene al corpo, e questo lo sappiamo dalle elementari, e anche allo spirito. Questo lo abbiamo scoperto più tardi da quando siamo diventati tutti stressati e psicopatici. All'inizio di autunno insomma in me sorge questo dilemma. Inizio con l'eliminare le palestre, quelle classiche, quelle con la musica a palla, le femmine con le tutine fucsia, lo show della biancheria intima nello spogliatoio e gli uomini agli attrezzi che ti fanno i raggi x. Poi quel puzzo di sudore. Bleah. L'aria aperta, certo. Infatti vado a correre, ma poi mi prende la pigrizia, il buio oltre la siepe, e piove, e fa freddo e mi si è scaricato l'ipod. Non sono costante. A meno che non sia stressata oltre misura, ma preferirei di no. Ecco allora la piscina. La piscina mi piace. Mi piace l'acqua. Quel ritorno nel liquido amniotico. Sì sì. Nuoto libero, no, tanto poi mi prende come per la corsa, non sono costante. Mi ci vuole un corso, regolare, serale. Ma quello di nuoto è il mercoledì e il venerdì. Ecco, esistono due serate peggiori in cui mettere un corso? No. I nuotatori evidentemente non vanno al cinema il mercoledì quando costa meno e il venerdì non gli capita mai, un aperitivo, una pizza, un appuntamento. No, eh? Poverini. Quindi gli anni scorsi avevo ripiegato su aquagym. Orari migliori. Vergognandomi tantissimo. Sto facendo outing, infatti. Entravo in vasca già con la cuffia calata fino alle sopraciglia, che rende tutti universalmente brutti e irriconoscibili, e se per caso mi sembrava di riconoscere qualcuno facevo finta di non vederlo. Nonostante questo show, qualcuno ha insistito a salutarmi. Insomma 2 anni di aquagym, quest'anno ho detto no ad aquagym, perché io valgo. E allora?
E allora yoga!
Semplice.
Ma per niente.
Lo yoga va di moda.
Scelgo un corso dove c'è un'insegnate che mi hanno detto brava. Arrivo alla lezione prova con 5 minuti di ritardo. Peccato corso pieno. Ma non vi preoccupate ne faremo un altro in orario diverso. Arrivo in anticipo alla lezione prova del corso yoga in orario diverso. Siamo tredici. Tanti. Evviva. Il corso si fa. Lascio anche un acconto, non vorrei rimanere fuori un'altra volta. La settimana dopo torno tutta contenta, ah sì perché la lezione prova mi era piaciuta, con materassino, cuscino, coperta e cintola dell'accappatoio. Siamo in quattro. Il corso non si forma. Troppo pochi. Ma non vi preoccupate si iscriveranno altri, vedrete, vi richiamiamo. Non s'è fatto vivo nessuno.
Cerchiamo un altro corso. Questo ha un nome preciso hata yoga. Vado. E' pienotto, mi dicono, ma c'è ancora un po' di posto. Faccio la lezione prova. Respirazione, respirazione, respirazione. Stavo per svenire. Davvero, ero pure in piedi. E poi la maestra ci chiede di rilassare i reni, quello destro e poi quello sinistro. Oh su. Fatelo un po'! Soprattutto, oltre a rilassare le spalle, la schiena, il collo, che quello è facile, ci chiedeva di rilassare gli organi genitali. Gli organi genitali, notoriamente stressatissimi. Naturalmente abbiamo fatto anche il cobra, l'airone, la tavola ed altre cose in un'altra lingua. Alla fine della lezione, tutti rilassati, anche le unghie, ma la parte destra più della sinistra, ci ha chiesto se volevamo condividere qualcosa. Nessuno aveva da condividere nulla.
Riparte la ricerca del corso yoga. Altra palestra. Qui fanno yoga flex. Cos'è yoga flex, chiedo. Lei al telefono: hai presente hata yoga? Io: sì. Tutta un'altra cosa. Bene, vengo. Lei: però devi chiamare nel pomeriggio perché è la collega del pomeriggio che gestisce il corso yoga ed io non sono sicura che ci sia ancora posto. Pronto, avevo chiamato per il corso yoga, per sapere se c'era posto. Richiamami la prossima settimana. Forse c'è un posto, se una ragazza non mi conferma.
Continua...

The godless move in mysterious ways


La foto e il link all'articolo si trovono su wittgenstein.

Perché se vediamo simboli religiosi, slogan religiosi, su manifesti, nelle pubblicità sugli autobus non lo troviamo strano, si chiedeno gli attivisti di questa campagna a favore dell'ateismo. Con questi slogan alternativi, questi atei attivisti sperano almeno di costringere le persone a pensare, e pensare, dicono, è già un anatema per la religione. Tra gli illustri atei attivisti c'è Richard Dawkins, autore del libro L'illusione di Dio. Le ragioni per non credere.

20081020

Jonas Mekas



Jonas Mekas ha un viso che è già da solo un'opera d'arte.
In realtà lui sta dietro alla cinepresa quindi il suo viso si vede poco. E' nato in Lituania 85 anni fa, ma subito dopo la Seconda Guerra Mondiale è emigrato negli Stati Uniti, a New York. E da lì non si è più mosso. E' considerato uno dei padri del film sperimentale americano ed uno dei fondatori dell'Anthology Film Archives di New York, che conserva numerose pellicole sempre di film sperimentali, soprattutto americani, ed è anche cinema d'essai (insomma come il nostro Arsenale di Pisa, no?).
Insomma, Jonas Mekas non è uno qualunque.
Alla Fondazione Ragghianti di Lucca fino al 2 novembre c'è una mostra su di lui. Grande quanto basta per incuriosirsi di più.
Ci sono foto tratte dalle sue pellicole.
Ci sono quattro quartetti uno sopra l'altro, ogni quartetto fatto di quattro monitor che proiettano immagini dello stesso tema, ma con immagini diverse; ogni monitor col suo suono. Un caos fantastico.
C'è il viaggio in Italia.
C'è l'Anthology Film Archives.
C'è la stanza dei suoni. Nessuna immagine. Solo suoni ben distinti l'uno dall'altro.
Ci sono i suoi video diari.
Perché quello che Jonas Mekas riprende, o che sembra voler riprendere a vedere questa mostra, o quello che io ho percepito voglia riprendere a vedere questa mostra, è la vita lì fuori, nessun effetto speciale, solo gli amici (che certe volte si chiamano Andy Warhol o Martin Scorsese, va beh), la famiglia, un trasloco, il gatto che fa le fusa.
Se non vi ho convinto, questo è il suo sito.

20081019

Un sito al giorno




Questo sito che è anche una rivista raccoglie cose trovate: foto, biglietti d'auguri, liste della spesa, messaggi, post it, etc trovati per la strada. Il biglietto della foto era attaccato sulla porta del bagno degli uomini, chiaramente fuori uso.

20081017

Il Petroliere



There will be blood, è il titolo in inglese, bla bla bla sulla traduzione dei titoli.
Mi è piaciuto? Me lo chiedo da ormai circa 24 ore.
C'è un Daniel Day Lewis fenomenale. Ricorda un po' il suo macellaio in Gangs of New York di Scorsese. Anche qui è antipatico e fastidioso.
Anche Paul Dano, attore a me sconosciuto (ha fatto Little Miss Sunshine) che qui fa più o meno la controparte di Lewis, riesce a essere fastidioso.
La colonna sonora, originale, è fatta soprattutto di suoni, e non di musica. E' stata composta dal chitarrista dei Radiohead, Jonny Greenwood. E' fuori dal comune, dissonante, che sembra andare contro le immagini, ma allo stesso tempo ci si ispira, per esempio al rumore di tutti i metalli di cui sono fatti i pozzi per scavare il petrolio, aggiungendo ancora più senso di inquietudine.
Regia mai scontata. La scena iniziale dura un tempo relativamente lungo e si vede solo Daniel Day Lewis che piccona infondo a un buco, non viene detta una parola. Non è comunque un film molto parlato, e infatti le parole che vengono dette, declamate, rimangono, pesanti.
Fotografia che si fa notare. Pare che il set del film fosse vicino a quello di Non è un paese per vecchi.
Personaggi principali sostanziosi, complicati e ambigui.
Avvincente la storia che ti tiene incollato per due ore e mezzo su un tizio che scava pozzi di petrolio all'inizio del 1900 in America, e che ha un carattere terribile e speri che prima o poi ti spieghino perché.
Per tutto il giorno ho continuato ad essere perplessa. Mi sembrava uno dei quei film costruiti ad arte che poi alla fine ti viene da dire: embhè, cosa mi volevi dire. Colpa anche del finale, forse eccessivamente inaspettato. O forse non poteva essere altrimenti
Poi ho capito. Forse.
Ho trovato un sottotitolo sul manifesto in inglese.
When ambition meets faith.

20081016

Ci segnalano dalla redazione

AL TELEFONO:

-Dove la devo spedire?

-Strada Statale 195, Località Sailletta

- ...e mi scusi, come si scrive Sailletta??

- ora glielo detto, pronto a scrivere?

- si, mi dica...




Un po' d'impegno

Sul sito del cavolettodibruxelles che ora ho messo anche nei link del vagone ristorante ci sono i vincitori del concorsino a cui avevo partecipato. Lo sapevo che non avrei vinto. Si dice sempre così, eh. In realtà qualche giorno fa ero andata a rileggermi il mio pezzettino e quasi quasi lo cancellavo dal blog. Scarso. Un minimo d'impegno, sburk!
In compenso la tizia che è arrivata terza l'ho trovata notevole.
In compenso/2 non so se avevo reso pubblica la notizia che quei tre post che avevo scritto su Marsiglia sono apparsi nella notevole rivista Sottobosco, che si scarica qui. Insomma in qualche modo il morale me lo devo tirare su.

20081015

Aveva letto il mio post?


Da Macchianera.

Rimpasto di governo?

Come minimo, visto che l'anno prossimo si ritrova disoccupato, Bush ce lo ritroviamo ministro, che ne so, della guerra o di qualcos'altro. Fossi la Carfagna mi preoccuperei per la poltrona.
Ma le avete viste le foto?

20081014

Questi nobel

Alla fine forse ho capito perché tutta questa polemica intorno all'assegnazione del nobel alla letteratura a questo per me sconosciuto Jean-Marie Gustave Le Clézio. Gli italiani speravano vincesse Antonio Tabucchi.
Poi così per capire chi fosse questo J-M G Le Clézio sono andata a vedere su wikipedia, prima in italiano e poi in inglese. Non è la prima volta che noto che le versioni in inglese sono più complete di quelle in italiano.

Pure

E ora Baricco si mette pure a fare il regista.
Con quasi esclusivamente attori stranieri.
E Maurizio Porro, lasciamo perdere.
Però Procacci, dai Procacci, non mi puoi uscire con quella frase lì. Sarà la timidezza.
E l'argomento è anche interessante.

Lezione Ventuno
di Alessandro Baricco. Con Noah Taylor, Clive Russell, Leonor Watling, John Hurt, Tim Barlow, Natalia Tena, Andy Gathergood, Daniel Tuite, Rasmus Hardiker, Phyllida Law, Adrian Moore, Matthew Reynolds, Clive Riche, Franco Pistoni, Chiara Paoli, Daniel Harding. Genere Drammatico, colore 92 minuti, Italia 2008.

Come nacque la Nona sinfonia, e cosa successe la sera che per la prima volta Beethoven la presentò al pubblico viennese? Lo racconta il geniale professor Mondrian Kilroy, in una lezione indimenticabile che diventa viaggio fantastico nel passato e riflessione sapiente sulla vecchiaia, sull'amore e sulla bellezza.

LOCARNO - Lezione 21, che apre allo scrittore Alessandro Baricco la via di un cinema originale, colto e intelligente, è un debutto con tre importanti F: Fantasia, Fiaba, Furberia, intesa in senso positivo giacché riesce a porgere al largo pubblico un argomento «tosto» con alto tasso di divertimento e coinvolgimento e un occhio visionario. Di che parla questa storia così argutamente inventata e visivamente coinvolgente? Della Nona Sinfonia di Beethoven, ma il musicista si vede di schiena per 4 secondi e basta; altri film hanno raccontato vita, nipoti e sordità. Il resto è transfert. L' autore usa un suo personaggio, l' inglese professor Kilroy, e ne ricostruisce la «lezione 21», quella in cui distruggeva regolarmente il capolavoro sinfonico di Ludwig van, andato in scena a Vienna venerdì 7 maggio 1824. Per paradosso, certo. Perché il regista odia gli imperativi categorici, le direzioni uniche. «Come molti monumenti della cultura, Proust o il Partenone, la Nona ha sedimentato col pubblico un rapporto ufficiale, uno sguardo frontale. Io la voglio guardare di lato, spiare le debolezze nascoste, scoprirne nuova bellezza: quando la compose, Beethoven era un pistolero stanco che tornava per la sfida finale e non si sa ancora bene come fu accolta». La Musica è però il personaggio principale. A Baricco, musicista, scrittore e teatrante, pratico di Hegel e Omero, inventore del pianista sull' oceano e ora del violinista on ice, non piacciono i confini ma gli incroci, le piazze.
(...) Gioca a capovolgere i miti per ricostruirli più grandi di pria: non solo Beethoven, ma anche Dio, sconsigliato ai piccini. La sua fantasia ha una bella valenza spettacolare, questa prova d' orchestra sul ghiaccio, immagine prensile nel bosco del Trentino, a parte le angherie climatiche («riprese alle 4 del mattino, era l' anno più caldo degli ultimi 150 e si scioglieva tutto in fretta meno la neve computer graphic») permette civetterie di classe. Far sparire gli orchestrali o far nascere la musica sublime dallo scalpiccìo degli zoccoli dei cavalli, dai fuochi artificiali, dall' aprirsi di un ventaglio, dal canto di un uccello. Diviso tra forza e leggerezza, il regista sceglie una forza leggera. Scherza sul Congresso di Vienna del 1815 paragonandolo al G8 di oggi, dà del diavolo a Paganini, raccoglie gli oggetti artistici sopravvalutati. «Attenzione, non è un elenco mio ma di gruppo: io ho inserito Ulisse di Joyce, altri hanno messo Kubrick contro la mia volontà, concordo sulla Gioconda, poi ci sono Botticelli, Warhol e L' opera da tre soldi». Nella storia appare anche, rimandato al mittente subliminale che sta dentro di noi, lo spettro della vecchiaia, l' analisi del bello, il piacere di amare-odiare e rivestire un grand' uomo immobilizzato «ritratto romantico della musica classica». Domenico Procacci, produttore libero e reduce dal trionfo di Gomorra, dice: «Baricco è un vero regista mascherato da finto». Perché qui a Locarno? «Perché è l' unico festival non isterico».
da Maurizio Porro, Corriere della Sera 12 agosto 2008

20081010

Sarà per un'altra volta


Sul sito della WizzAir quando si deve scegliere se continuare o annullare il piano di volo proposto, invece di cliccare sul solito Annulla, c'è:
in inglese - nevermind
in francese - ça n'est pas la peine
in spagnolo - no importa
in italiano - non fa niente

in tedesco - nächste woche
Che magari la Vitt, sì la mia ex socia di questo blog, che ora si trova in quella parte del mondo dove parlano quella lingua lì, sa cosa vuol dire.

Ma non finisce qui. Decido di premere il tasto selezione e continua, ma dato che per andare a vedere come si diceva 'non fa niente' nelle altre lingue ho perso tempo, la mia sessione è scaduta. E invece di scrivere error, WizzAir mi scrive:
Uh-oh

Chissà le barzellette che ti raccontano a bordo gli steward e le hostess. Si va?

20081009

GasP!



Il Gas, gruppo d'acquisto solidale, col quale acquisto principalmente le verdure è sempre fonte di ispirazione per me. Oltre alle varie discussioni che ci sono nella mailing list, la busta settimanale di verdure biologiche di stagione mi costringe molto spesso e spremermi le meningi, primo, per capire cosa sono quelle strane verdure mai viste prima e che mi toccherà comunque mangiare, e secondo, come cucinare ancora una volta quei finocchi prevedo ritrovare anche la prossima settimana nella busta per la terza volta consecutiva (sorvolo sul cavolo verza perché ho perso le speranze di riuscire a farlo tutto fuori prima che vada a male - speriamo che non ci sia nessun gaspista oltranzista fondamentalista per la salvaguardia del cavolo verza e cappuccio che legge questo blog).
Internet ovviamente è una grande risorsa, come si suol dire, e proprio ieri alla caccia di ricette di finocchi che non siano in insalata o gratinati, ricapito su questo blog:
Mediterranean Cooking in Alaska.
Lei è una tizia greca che vive in Alaska, e fin qui tutto normale, ma mentre leggo velocemente il blog, per capire se mi può venire in aiuto, finisco su una foto di Andrea Camilleri, e continuando ancora a leggere trovo stralci di suoi libri su Montalbano. In inglese. Nei quali il caro Salvo, uno, non parla in siciliano, e due, per imprecare dice 'Jesus'. Lei si dice una grande fan dei libri di Camilleri ed è sempre in attesa di nuove traduzioni e lo nomina nel post in questione per parlare della Pasta alla Norma, citata appunto da Montalbano. La tizia greca che vive in Alaska mi informa anche che la Pasta alla Norma si chiama così dall'opera di Bellini che era catanese. Ma senti là.
Per chi fatica con l'inglese, i titoli dei post sono anche in greco.

Perché ridiamo quando ridiamo

"Noi ridiamo perché la risata è utile dal punto di vista dell'evoluzione. Ridere ha a che fare con il sollievo dopo un falso allarme.
...
E' anche il motivo per cui il solletico fa ridere: all'improvviso qualcuno fa per toccarti, istantaneamente ti metti sulla difensiva, infatti irrigidisci i muscoli, ma poi quella persona non ti fa davvero male, si limita a toccarti e stimolarti in un punto insolito, e allora il tuo cervello dice: "Era un falso allarme!", e ti metti a ridere."

E' tratto dalla trascrizione del Discorso d'apertura alla conferenza "The Italian Perspective on Metahistorical Fiction: The New Italian Epic", Institute of Germanic and Romance Studies, University of London, UK, 2 ottobre 2008. E' Wu Ming 1 che parla e parla di letteratura. Di letteratura italiana contemporanea. Il titolo è Noi dobbiamo essere i genitori ed è pubblicato da Carmilla on line qui.

20081007

Colours





A me piace il viola.
A voi?
Un sito esplora il database di flickr in base ai colori che gli dite di voi.

Ridamoci su?



Preghiera per la Beata Ignoranza

Maria,
Stella d'ignoranza,
Il governo è con te.
Tu sei benedetta da Tremonti
E benedetto è il trucco dei tuoi tagli.
Senta, Maria
L'ira della scuola
Che vuol negare ai bambini
Come a chi lavora.
Non le è permesso
Né ora né mai
Di decidere così
La nostra sorte.

Ridiamoci su

20081005

Bacon



La mostra era a Milano fino alle fine di Agosto.
Fino ad allora di Bacon avevo visto qualcosa qua e là, non opere, riproduzioni, e quel poco mi incuriosiva molto. Questi corpi deformati, facce deformate. I trittici. E ho sempre pensato che Bacon doveva essere uno parecchio depresso. Insomma in modo parecchio superficiale mi veniva in mente Van Gogh. Classico artista maledetto. Ero anche convinta che fosse morto suicida.
Invece no.
E' morto a 83 anni di infarto.
Faceva parte della mostra milanese anche un'intervista girata nel 1985. Una sorpresa. Bacon è un tipo alto, palesemente gay, ironico, sorridente, simpatico.
Quando l'intervistatore gli mostra la sua opera Study for a portrait on a folding bed, Bacon reagisce con 'che distatro, un completo disastro'.
Intervistatore: Perché pensi sia un disastro?
Bacon: Perché non funziona.
...
Intervistatore davanti a una diapositiva di un'opera di Rothko: Trovi delle qualità in Rothko.
Bacon: Rothko mi sfugge totalmente. Credo che almeno la pittura astratta dovrebbe esprimersi con colori vibranti. Qui alla Tate c'è una stanza con dei Rothko, se ti vuoi deprimere per il resto della giornata, basta andare in quella stanza. Immagino che questo aspetto possa essere considerato una qualità, ma io veramente non sopporto quel marrone sporco che ha usato per quelle cose.
L'intervista è anche seria, si parla dei suoi quadri, di come dipinge, dei riconoscimenti, delle mostre, si vede il suo studio, il bar dove va a bere. Lui è sempre ironico, sembra sempre dare poca importanza alle sue cose anche se ho letto che a Bacon piaceva creare una specie di mitologia intorno alla sua persona, spesso inventandosi gli aneddoti.
Dopo l'intervista comunque i suoi quadri prendono un aspetto diverso. Certo, rimangono grotteschi, allucinatori, queste bocche sempre urlanti (nell'intervista Bacon dice che a un certo punto gli capitò tra le mani un libro di fotografie mediche, forse per dentisti, della bocca, che lo aveva molto ossessionato), i corpi contorti; ma dopo l'intervista noto anche i colori accesi, fucsia, rosso, arancione (altro che sporco marrone), le lampadine che penzolano dai soffitti, le forme geometriche in cui inserisce le sue figure. Dopo l'intervista Bacon mi piace di più.

E' da poco stata inaugurata alla Tate di Londra una retrospettiva su Bacon che durerà fino ai primi di gennaio. Anche un'altra mostra è stata inaugurata nello stesso periodo, sempre alla Tate. Indovinate di chi?

20081003

Partecipo con questa ricetta d'infanza a un concorso su www.cavolettodibruxelles.it per vincere un mixer da cucina rosso



Mia madre non essendo italiana non è legata alla mia memoria con immagini di cenoni fatti di lasagne al ragù, coda alla vaccinara e prosciutto di parma avvolto nei grissini. Non ho ricordi di risvegli domenicali in mezzo a tagliatelle appese ad un bastone, vassoi di tortellini e fumi di pomarola alle sette di mattina. Mia madre era neozelandese e la cucina neozelandese non esiste. Tuttalpiù quella maori. Ma mia madre cucinava, pranzo e cena pranzo e cena pranzo e cena, come ogni brava madre italiana. E non avendo una tradizione millenaria a cui attingere con fiducia... era libera di fare un po’ come le pareva, e secondo me e mia sorella funzionava, alla grande. Magari mio padre, italiano doc, storceva la bocca e quando per cena si trovava davanti una piattata di crepe arancia e zucchero, lui tirava fuori dal frigo il vassoio dei formaggi e degli affettati. Dov’era il problema? Poi il padre italiano doc ha deciso di lavorare un po’ all’estero, e dietro la famiglia a confondersi ancora di più il palato, soprattutto se si pensa che il confronto fu con la cucina libanese. Ecco i taboulé, gli hummus e i lebne. E il pane libanese: una pane fine fine morbido vuoto dentro della grandezza di una pizza. Buonissimo. Profumatissimo. I libanesi ci mettono dentro e sopra di tutto, montone, verdure griglaite, spezie profumate. La madre neozelandese per la nostra merenda ci metteva sopra, una volta riscaldato, burro, zucchero di canna e una spolverata di cannella. Ecco la mia ricetta.

Svelato l'arcano




L'altro giorno ho visto l'ultimo film di Francis Ford Coppola, Un'altra giovinezza.

Attenzione!!! Spoiler. Racconto tutta la trama del film, quindi se non l'avete visto non leggere il corsivo.

E' la storia di un vecchio studioso rumeno di lingue antiche che sente di aver fallito sia sul piano lavorativo che su quello sentimentale e decide di suicidarsi a Bucarest. Perché Bucarest? Esce dalla stazione di Bucarest, e zac, lo colpisce in pieno un fulmine.Quasi carbonizzato non muore. Anzi ringiovanisce. Ne abbiamo la conferma quando gli cadono i denti (urgh che schifo) perché sotto gliene stanno crescendo di nuovi. Insomma, il nostro ringiovanisce alla grande, diciamo fino alla trentina. E diventa anche incredibilmente intelligente, sa perfettamente tutte le lingue antiche. Nel frattempo, ooops, c'è il nazismo e i nazisti vorrebbero averlo tra le mani questo superuomo che ha ingannato il tempo, ma lui si rifugia in svizzera e continua a studiare le sue lingue antiche per finire gli studi, cioè scoprire la prima lingua mai parlata dall'umanità. E quasi quasi i nazisti lo beccano. Ma lui oltre a scoprire di avere un doppio, cioè ogni tanto parla con un altro sé che è lì con lui, e che gli regala rose rosse, scopre anche di avere poteri da supereroe. Al nazista che sta per sparargli riesce con la forza della mente a fargli puntare contro la pistola ed ammazzarsi. Mica male. In svizzera incontra anche l'incarnazione del suo grande amore, che lo aveva lasciato perché troppo preso dai suoi studi. Anche lei viene colpita da un fulmine e si reincarna in una discepola di non so quale santone induista o buddista, lì mi sono un po' persa, e parla solo in sanscrito, che il nostro capisce. Allora chiamano l'esperto italiano di lingue indiane, o di storia indiana, perché la storia del fulmine è successa in Italia, e decidono di fare una spedizione in India per vedere la grotta dove la reincarnazione del grande amore reincarnata nella discepola del santone indiano crede di essere. A quel punto il nostro e lei si innamorano e per sfuggire da tutti i paparazzi si rifugiano in una bella casa a Malta. Dove trova il nostro tutti i soldi per questo incredibile tenore di vita? Gioca nei casinò. E' un supereroe, fa fermare la pallina della roulette dove vuole. A Malta, soprattutto la notte, il grande amore dà il meglio di sé, si incarna in una persona sempre diversa, sempre più lontana nel tempo che parla lingue sempre più antiche. Il nostro è in brodo di giuggiole. Fino a quando si accorge che lei sta invecchiando ad una velocità spaventosa e quindi decide di lasciarla. Un grande gesto d'amore perché vuol dire non poter più andare avanti con i suoi studi, solo con lei poteva scoprire la prima lingua mai parlata dall'uomo. Triste e affranto torna nella sua cittadina natale e va al solito bar dove incontrava i suoi vecchi amici studiosi, che infatti incontra anche se naturalmente sarebbero tutti morti e sepolti. E poi improvvisamente sente che gli stanno cadendo tutti i denti, esce di corsa dal bar e il giorno dopo lo trovano morto sotto la neve.

Ecco. Voi, nei panni di Tim Roth, che viene scelto per fare un film da protagonista con FF Coppola, e si ritrova a fare questo film qua, come avreste reagito? Anche voi vi sareste ritrovati a fare Hulk e Decameron Pie prima di riprendervi.
A Tim Roth va tutto il mio affetto e comprensione.

Ora ci sarebbe il rifacimento di Funny Games dove il nostro credo faccia la parte della vittima e non del carnefice. Ma forse siamo sulla buona strada.