20081128

Io e Il Tirreno

Anche Il Tirreno ha parlato della serata sul pesce che si è tenuta a Rebeldia. Mi sa che io mi ci sono divertita di più; e Monica Zoppé citata nell'articolo non c'era (ma per essere onesti, era presente ad una riunione dove i pescatori della cooperativa hanno illustrato il loro lavoro).
Ecco l'articolo:


VENERDÌ, 28 NOVEMBRE 2008

Pagina 1 - Pisa

A tavola pesce fresco rispettando l’ambiente

Convenzione tra il gruppo acquisto solidale e “Mare Nostrum”




PISA. Il pesce come non l’avete mai mangiato. Con questa formula si
potrebbe sintetizzare la nuova iniziativa del Gruppo di Acquisto Solidale
di Pisa che, grazie alla nuova collaborazione con la cooperativa di
pescatori viareggini, Mare Nostrum, potrà fornire periodicamente alle
famiglie che aderiscono al Gas pesce fresco e anche qualche buon
consiglio su come cucinarlo.
È importante continuare a diffondere un modo di produzione e consumo del
cibo che sia sostenibile per l’ambiente», sostiene Monica Zoppè del Gas
Pisa. Ma il fine è anche quello di diffondere la cultura del pesce fra
chi ormai lo identifica solo con 4 o 5 specie. «Infatti, grazie ai
pescatori di Mare Nostrum, siamo venuti a conoscenza di molti pesci che
non sapevamo nemmeno che esistessero», continua Zoppè.
La cooperativa Mare Nostrum è nata nel 2000 a Viareggio, ha 32 soci e 27
imbarcazioni. Paolo Costa, uno dei soci-pescatori, spiega che «peschiamo
ogni tipo di pesce, ma ci guardiamo bene dal praticare la pesca a
strascico che tanti danni fa al mare ed ai suoi abitanti. Il mare è un
ambiente molto delicato e negli ultimi dieci anni si è deteriorato molto.
Infatti se 10 anni fa in un giorno di lavoro pescavamo una determinata
quantità di pesce, oggi per pescarne la stessa quantità ci mettiamo una
settimana. Questo perché il pesce è diminuito a causa di inquinamento e
supersfruttamento del patrimonio ittico. Per non parlare della pesca a
strascico. Noi non la pratichiamo, ma di notte, senza nessun controllo,
molti la fanno”. Quindi chi aderisce al Gas di Pisa
(http://gasp.versacrum.com/) potrà avere la sicurezza di comprare pesce
fresco, di risparmiare sul prezzo grazie alla distribuzione diretta del
prodotto al consumatore e anche di sostenere un modello di pesca meno
devastante di quello praticato a livello industriale. Inoltre potrà
conoscere meglio la variegata molteplicità delle specie ittiche e qualche
buona ricetta per cucinarlo meglio. «Nei nostri mari ci sono 350 tipi di
pesce, ma noi ne conosciamo solo 25 al massimo - afferma Maurizio
Acampora, presidente della cooperativa -. La colpa spesso è dei
ristoratori che richiedono solo le stesse 5 o 6 qualità perchè è più
facile metterle sul mercato. Però è un peccato perchè ogni pesce ha un
sapore diverso». Proprio per questo Mare Nostrum ha attivato con
finanziamenti della Regione anche una scuola estiva di cucina a Viareggio,
proprio basata sul pesce, e sta attivando altre iniziative in altre città
della Toscana, grazie al rapporto consolidato con ristoratori, pescherie e
altri Gas (Lucca, Pontedera, Calci, ecc.).
Marcello Cella

Ancora a teatro



LUI era perfettamente a suo agio davanti alla piccola folla venuta ad assistere allo spettacolo. Vestiva i suoi vestiti migliori anche se il luogo poteva supporre anche qualcosa di più casual. I suoi assistenti, gli attori non protagonisti, erano disposti in posizione strategica pronti per ogni evenienza. LUI con calma aveva disposto le sue armi e le sue vittime in ordine davanti a sé e davanti alla folla. Tra NOI e LUI un lungo tavolo con tutto quello che serviva.
La sala era poco illuminata, ma LUI non sembrava farci caso. Sapeva che sarebbe stato comunque nella luce. Un faretto è stato tuttavia indirizzato sulla sua figura.
LUI non si presenta. Presenta invece le sue vittime: un cefalo, un sugherino, un'ombrina, una gallinella, una torpedine e una razza. E dopo esaurienti descrizioni degli attori non protagonisti su vita morte e miracoli di queste vittime (per esempio, sembra una stupidaggine ma non c'avevo mai pensato, i pesci coltivati hanno tutti lo stesso sapore perché viene dato a tutti, che siamo orate o spigole, lo stesso mangime, mentre quelli pescati naturalmente hanno un'alimentazione varia; ma lo sapete che per farli riprodurre, per stimolarli, ai pesci coltivati gli danno gli ormoni del cavallo?),
LUI dice: Quando un pesce è fresco rimane sulle mani questa specie, questa specie... di bava.
Applauso entusiasta, soprattutto del pubblico femminile.
LUI dice alzando il cefalo: naturalmente un pesce più fresco è più è rigido e non puzza.
LUI dice: il pesce non puzza.
Un ooooooh entusiasta del pubblico soprattutto femminile.
LUI quindi tira fuori la sua prima arma, un desquamatore, e procede a togliere tutte le squame dal cefalo; la gallinella invece ne ha pochissime solo sulla coda, anche il sugherino, l'ombrina invece di più.
Le armi LUI le tiene in una valigetta, di metallo, un po' in penombra, dietro di sé.
LUI quindi tira fuori la sua seconda arma, quella fondamentale, quella che uno come lui se la porta sempre dietro, quella personale, quella scelta con cura, quella affilata, un coltello: non è grande ed è del tipo rigido (LUI dice: preferisco questo rigido, ma ognuno deve scegliere il suo) e ha l'impugnatura blu.
LUI senza pietà sventra il cefalo, un taglio netto, sicuro, senza inutili spargimenti di sangue, da qui a qui. LUI dice: pulire bene il pesce da tutto il sangue. LUI non butta via tutte le interiora, il fegato per esempio si può magiare.
Poi le luci si abbassano. Arriva il momento più delicato: la sfilettatura.
Ma LUI conosce bene il suo mestiere, le sue mani non tremano, non c'è un filo di sudore sulla sua fronte, potrebbe farlo ad occhi chiusi, ma non ha intenzione di fare lo sborone, è uno sobrio LUI, pacato, non appariscente LUI.
LUI dice: il pesce si può sfilettare in due modi, così, seguendo la lisca e facendo attenzione a seguirne la forma e in particolare la gobbina della spina dorsale; oppure così entrando da dietro le branchie.
Tsa-Tsa. Fatto.
LUI non butta via niente, lische, teste servono a fare il brodo con la cipolla e la carota e poco poco sedano.
LUI sotto i nostri occhi ci prepara uno spaghettino cotto nel brodo con tocchettini di cefalo senza olio e senza sale per trenta persone, buonissimissimo.
LUI dice: il sale no nel pesce. Bisogna imparare di nuovo a sentire i veri sapori.
LUI dice: il pesce alla griglia no. Tutto quello cotto alla griglia sa di griglia. Bisogna imparare a sentire di nuovo i sapori veri.
LUI sotto i nostri occhi ci prepara un piattino con carpaccio di pesce crudo con arancia, fettina di pesce saltata un attimo in padella senza niente con radicchio saltato in padella con sale (con saleee!?!!, oh), tocchetti di pesce cotto al micronde con purè di patate e broccolo, per trenta persone, buonissimissimo.
LUI dice: si sa, quando il pesce è fresco, meno ci si fa meglio è.
LUI dice: bisogna riscoprire i pesci poveri, quelli di cui i nostri mari sono pieni.
LUI dice: basta con questi pesci di moda, le orate, le spigole, che infatti sono scomparsi dai nostri mari.
Applausi. Applausi scorscianti. Lancio di fiori sul palco. Bis. Bis. Bis.
LUI dice: per sbucciare le cicale basta metterle una mezzoretta in freezer.
LUI dice: le cicale sono molto saporite e molto buone anche crude.
Ancora applausi. Ancora svenimenti tra le prime file. Un pigia pigia per l'autografo.
La prossima tappa della turné del cuoco-frangi-palati-e-cuori rimane tuttora avvolta nel mistero.

20081127

La musicale gioventù


Il mio giovane coinquilino mi dice che la musica ora si ascolta qui, lui ci ha scoperto i Presidents of the United States of America.
Purtroppo non è proprio come Pandora, ma anche questo sito funziona che gli dici il nome di un artista e lui ti fa ascoltare altra musica simile. Pandora spaziava molto di più. Per esempio, io su last.fm gli ho dato Rachael Yamagata ed è tutto il giorno che ascolto solo cantautrici e di Yamagata anche pochino. Però a differenza di Pandora, c'è anche la musica italiana. Ieri tanto per provare c'ho messo Finardi e mi ha fatto ascoltare tra gli altri il Quartetto Cetra e Bobby Solo. Ma anche Cirano di Guccini che mi piace tanto. Su Pandora poi potevi dargli un mucchio di suggerimenti, restrizioni, per fargli trovare la musica che ti piace. Su last.fm non mi sembra, ma non l'ho esplorato molto il sito. Però ti dice dei concerti.
Insomma, non è male, e a differenza della radio non c'è la pubblicità.

Io, spero stia esagerando

Massimo Gramellini da La Stampa di ieri.

Fra cachemire e realtà

Nel 2008 i comunisti sparirono dal Parlamento, ma conquistarono l’Isola dei Famosi. Sempre di battaglie per la sopravvivenza si tratta. La parola Isola, che nell’immaginario rosso evocava un libro di Amendola e la Cuba di Fidel, d’ora in poi si assocerà a una spiaggia dell’Honduras illuminata dal sole delle telecamere. Lì la trans companera Vladimir Luxuria ha realizzato il comunismo in un solo reality, dopo aver messo in fuga il marito fedifrago di Ivana Trump, simbolo del capitalismo parassitario. (Per chi non lo sapesse - io, per esempio, fino a poco fa - Luxuria svelò la tresca di quel tipo con una concorrente, ergendosi di fatto a custode dell’istituto matrimoniale).

È commovente l’entusiasmo con cui la sinistra di sinistra ha accolto la vittoria della sua ex parlamentare in un gioco televisivo. Si sprecano i richiami alla portata storica dell’evento. Il paragone più modesto l’ha fatto Liberazione: «Vladimir come Obama». E Obama come Denny Mendes, la miss Italia nera che ha reso possibile tutto il resto. Luxuria copre il vuoto di fatuità lasciato da Bertinotti, pur essendo meno superficiale del narciso in cachemire. Ma sono i compagni di partito a renderle un pessimo servizio, attribuendo al suo successo dei significati progressisti che non ha. Se è da snob demonizzare i reality, i quali ottemperano alla funzione essenziale di offrire una doccia tiepida al cervello spossato da una giornata di lavoro, è da gente fuori dal mondo scambiare il televoto per un messaggio sociale. Non lo avrebbe fatto neanche Amendola. Neanche Fidel. Esagero: neanche Simona Ventura.

20081125

Portfolio

Il primo giorno di freddo freddo freddo andiamo a vederci questa mostra, sempre parte del LuccaDigitalPhotoFestival, di gente in costume da bagno sulle spiagge, soprattutto italiane. Ce ne erano anche due su piste da sci, ma potevano anche non esserci. Le foto sono tutte prese dall'alto, alta definizione, se ci fosse stato qualcuno che si conosceva l'avremmo riconosciuto subito, ma non c'era nessuno; ci sono Marina di Vecchiano, Calafuria e Vada, tra le tante. Paesaggi con figure; più che il paesaggio, sono le persone, o meglio la gente, che sembra essere importante.
Il fotografo è italiano e si chiama Massimo Vitali. Anche lui col suo bravo sito online.
Su una spiaggia, questa con solo qualche persona e forse d'inverno, manca il cartellino con indicato il luogo, ma intuiamo che non si tratta dell'Italia. Ci rimane impressa, perché era una bella spiaggia, o forse perché finalmente era deserta. Chissà.
E, signore e signori, grazie al nostro fotografo sempre permissivo MicLischi, non solo sappiamo che è la spiaggia Knokke-Heist in Belgio, ma abbiamo anche la foto scattata la settimana scorsa.
Uno scoop insomma.
Questo ed altro, su A/R.

20081124

Andrew Zuckerman

L'aggettivo minimalista ben si adattava alla sala d'aspetto. Rispecchiava bene anche il gusto del fotografo, il cui studio si trovava proprio dietro una porta a vetri opaca grigia con due strisce bianche all'altezza della maniglia. Pavimento bianco lucido immacolato. Poltrone basse quadrate a tinta unita di velluto nei colori grigio, ocra, mattone, azzurro. Una piccola libreria in metallo con libri d'arte varia a disposizione degli ospiti in attesa. Nessuna pianta, ma un piccolo frigo con a disposizione solo acqua naturale e frizzante. Sulle pareti grandi fotografie incorniciate, ma nessuna sua. Sottofondo musicale: Jon Brion.
Accanto alla porta a vetri, dietro una piccola scrivania in metallo dello stesso stile della libreria, sedeva una giovane donna che smistava gli appuntamenti, rispondeva al telefono e batteva sulla tastiera di un piccolo laptop.
Lei era la prima tra tutti gli ospiti della sala d'attesa dello studio fotografico di Andrew Zuckerman a uscire da quello schema preciso e prevedibile. Non era alta e magra, non portava occhiali con la montatura nera leggermente calati sul naso, i suoi capelli non erano raccolti in un perfetto chignon, non indossava larghi pantaloni in morbida lana grigia e maglia viola dalle linee asimetriche. L'assistente del fotografo era di altezza media, corporatura normale, una come me o te insomma. Quel giorno si era vestita esattamente come il giorno prima, più o meno. Ed anche gli ospiti, seduti nelle poltroncine grige, ocra, mattone e azzurre, e tutti gli altri in piedi o sistemati per terra - quel giorno erano veramente tanti - si capiva al volo che davanti allo specchio, davanti all'armadio, non c'avevano passato neanche mezzo secondo. Tuttalpiù qualcuno di loro s'era dato una spazzolata. Altri continuavano a sistemarsi per ingannare l'attesa.
Erano lì, tutti pronti e entusiasti di partecipare nel nuovo progetto di Andrew Zuckerman: Creature.
Solo l'armadillo era poco convinto, e nessuno infatti sarebbe riuscito a convincerlo.

Una trentina degli scatti di Creature è in mostra fino all'otto dicembre all'interno della manifestazione lucchese LuccaDigitalPhotoFestival e se volete un'anticipazione la potete trovare sul sito di Andrew Zuckerman (cliccare su work, photgraphs e poi creatures), ma non è proprio la stessa cosa.
Lo studio di Andrew Zuckerman. Perché lo so che pensate che mi sia inventata tutto.

Tutti i tramonti del mondo



Il sito Eternal Sunset mostra uno dietro l'altro a ciclo continuo tramonti in tempo reale in giro per il mondo dalle varie webcam in giro per il mondo.
La foto è di Michele Lischi, senza il suo permesso.

20081118

Se piove



Ultimamente ha piovuto tanto. Ma tanto tanto. E se guardo fuori dalla finestra in questo momento non sono troppo ottimista per il futuro. E penso che ho un mucchio di vestiti fuori ad asciugare come al solito. E che poi d'inverno, lì dove stendo i panni il sole ci batte una mezzoretta la mattina alle otto. Non è che si asciughino un granché.
Ultimamente poi, causa vari disastri domestici sono stata sommersa da numerosi capi da lavare, di continuo. E mentre infilare roba in lavatrice non richiede grosso sforzo né tempo, né accorgimenti particolari, stendere lenzuola, lenzuola, lenzuola, copriletti, copriletti, copriletti, copridivani, copridivani, copridivani, piumini, cuscini, asciugamani, asciugamani, asciugamani quando fuori piove è un problema. No, tranquilli voi che abitate da altre parti, non ci sono state da queste di parti innondazioni, straripamenti o onde anomale, solo piccoli disastri domestici, neanche tra amici, tra me e me e tra me è una gatta che nonostante tutto non è affagata o finita nella lavatrice per sbaglio. Oops.
Quindi ho seguito un brillante consiglio: perché non vai ad asciugare tutto in una lavanderia a gettoni. Geniale, ho pensato.
Raccatto copripiumoni e teli da mare vari umidi e un libro, e vado.
Entro. C'è solo un tizio sulla quarantina a occhio e croce. Mi vede che cerco di capire come funziona e subito mi dà una mano.
Mi spiega come funzionano le asciugatrici, mi consiglia il programma medio e mi dice che ci mette un po' più di mezzora. Il programma temperatura media rischia di sciuparmi i vestiti, dice.
E poi mi racconta la storia della sua vita, recente. La sua prima frase è più o meno questa "non solo mi sono separato sei mesi fa, ora mi si è pure rotta la lavatrice". Ma è uno allegro, ce l'ha con le donne a morte, ma mentre piega i suoi vestiti, mi racconta che la cosa che lo ha aiutato di più è stato il tango. Segue da poco un corso di tango. In anni passati aveva fatto un po' di latino-americano, ma dice che il tango è più serio, o qualcosa del genere. Insomma il tango l'ha proprio rimesso al mondo, non che abbia voglia di rimettersi in gioco con le donne, mi dice, ma è così soddisfatto della tangoterapia che mi consiglia di provare, mi spiega dove lo fa e a che ora. Evviva il tango. Una volta finito di piegare le sue cose, sempre allegro e sorridente si presenta e se ne va.
Ma prima della fine del mio ciclo di asciugatura è entrato un altro tizio. Direi sulla cinquantina questo. Molto più riservato. Mi dà del lei. E sono io che gli do due consigli sulle modalità della lavanderia a gettoni. E lui nonsi azzarda ad attaccare bottone. Solo quando gli faccio notare che il detersivo è incluso (lui sta buttando nell'oblò di tutto di più), mi spiega che il tappeto che sta lavando è quello dei bambini e loro ci fanno di tutto, va disinfettato bene. Ohibò, cosa ci faranno mai. Poi come per scusarsi mi dice che almeno può avere tutta un'ora per sé per leggere.
Sbircio il titolo del tomo che sta leggendo, Uomini che odiano le donne.
L'asciugatura non è stata perfetta. La prossima volta provo un'asciugatrice diversa.

20081113

Che tempo fa?



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Non fraintendete



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Gone baby gone




E' un film di Ben Affleck. Sì, quello col mascellone. Sì, quello che stava con Jennifer Lopez. Sì, quello con un'espressione sola, e forse neanche quella. Sì, quello che però ha fatto uno degli angeli in Dogma. Sì, però qui fa il regista.
Il film è tratto da un romanzo dello stesso autore di Mystic River, Dennis Lehane, e come per Mystic River se ne parla un gran bene, soprattutto della sorpresa Affleck dietro alla cinepresa. I due film si assomigliano anche, sono dei noir, si svolgono nello stesso ambiente un po' povero e derelitto americano, un quartiere di Boston; parlano di violenza sui bambini; ci lasciano con nessuna speranza.
Come per Mystic River, anche Gone Baby Gone non mi ha convinto del tutto.
Oh perché?
Perché è inutile che mi si cerchi di convincere che il fratello di Ben Affleck, Casey, interpreti un detective privato che esce dagli stereotipi e che riesce a non strafare nonostante il film particolarmente complicato a livello emotivo. Anche lui è insespressivo come suo fratello.
Perché trovatemela una sola persona che abbia visto il film che abbia il coraggio di dirmi che la tipa che interpreta la fidanzata di Casey Affleck e lo aiuta nelle indagini abbia più spessore di una cassapanca.
Perché forse queste storie molto molto americane mi coinvolgono poco.
Perché avevo già visto Mystic River.
Perché ci sono troppe questioni pesanti come macigni, una bambina rapita, una madre orrenda, pedofilia, droga, polizia corrotta, povertà, violenza, e non si fa in tempo a pensarne a una che sulla testa te ne cade un'altra.
Ed Harris però è sempre un piacere.

20081111

Practice your English, please




Grazie, sissus.

Claudio Morganti - Scimmia

Quattro figuri.
Quattro figuri vesititi normalmente. Di altezze variopinte e ben bendisposti. Forse un po' stanchi. Erano le 23.00 di una lunga giornata come tante.
Quattro figuri, due a due si ritrovarono a teatro, senza dirselo neanche troppo. Era sottinteso.
Nella piccola piccolissima sala si sedettero, i quattro figuri, uno accanto all'altro, sesta fila centrale.
Quattro figuri rilassati in attesa di essere spettacolorati.
Buio.
Buio buio buio.
Una luce tenue.
Tenue tenue tenue.
Illumina appena appena un uomo vicino a un tavolo che beve un bicchiere di vino (anche lui!) e che poi si veste. Lungo camicione, turbante in testa, sciarpina al collo.
E poi buio.
E poi cono di luce.
E poi ciarlatano-imbonitore in mezzo al cono di luce. Che parla parla parla...
E poi donna seconda fila a sinistra ride. Ride sguaiatamente. Ride forte. Ride tanto. Ride a bocca spalancata. Si piega in due dalle risate. Cade dalla sedia. Rotola giù. Giù giù giù.
E poi donna ottava fila a destra ride. Ride sguaiatamente. Ride forte. Ride tanto. Ride a bocca spalancata. Si piega in due dalle risate. Cade dalla sedia. Rotola giù. Giù giù giù.
I quattro figuri, variopintamente diversi, si guardano l'un l'altro muti, si stringono a sé. Sono seri, i quattro figuri.
Tutta la sala ride. Si contorce sulle sedie, che non ridono, almeno loro. Ma la sala, lei sì che ride agli ordini delle due donne rotolate giù giù giù. E ridono ancora di più quando nel secondo cono di luce entra la scimmia e la sua sfavillante giacchina sfavillante.
Una scimmia perfetta, con alluce scimmiesco sinistro incluso.
Ma la sala ride ride, invece.
I quattro figuri no, son seri.
Immobili.
Impassibili.
Attenti.
E allora, ma cosa cazzo c'è da ridere, i quattro figuri urlano alzandosi in piedi in un sol uomo e tre donne.

20081110

A Tim Roth emergency

Insomma. Ho preso coraggio e mi sono guardata il rifacimento di Funny Games con Tim Roth. Il genere sembrava il suo. Due tipi strani si infilano in casa di una tranquilla famigliola madre-padre-figlio e minacciano di ucciderli entro la mattina.
Tim Roth fa il padre.
Avevo delle aspettative.
Avevo delle buone speranze.
Niente da fare.
Anche qui, Tim Roth è inesistente. Proprio non sembra il paparino della famigliola tradizionale con casina tutta bianca e barchetta sul lago a Martha's Vineyard.
E il film non è un granché, angosciante certo, ma niente di che.
Aspetto di vedere l'originale, quello girato nel 1997 dallo stesso regista ma in Austria. La parte di Tim Roth la fa Ulrich Mühe, quello di Le vite dagli altri.

20081107

Forse bisognerebbe smetterla

... di ridere intendo. Però questo pezzo di Paolo Madeddu su macchianera mi ha fatto schiantare. Per leggerlo tutto andare qui.

Wake up, gente. Quit Obaming. You, no America.

Yes, I know: you template, pilates, prime-time, hit, competitor, wireless, format, slow food, reality, slim-fit, gossip, magazine, community, city manager.

But you NO America. You and me very orgoglioni in country where King Porco rules, cocksucker is minister, old Punchinello is president, Neanderthal Man is Ministro delle Riforme, wealthy bamboccione is chief of the opposition, and the peggio sleeve of shameless sons of puttana sits in Mediobanca. And most of all, you and me stay in country where Gigi D’Alessio is number one.

Yes, in Usa n.1 is P!nk, who is only n.20 in your country. In Italy, it’s Gigi D’Alessio at the top, because under every fierce face of camorrista there is a heart of fregnone - unlike north, where people is cold.

Una vignetta al giorno...

20081104

New York New York


Quando qualche anno fa andai per la prima e per ora unica volta a New York mi misi in testa di cercare il posto di una scena del film La 25a ora di Spike Lee. A New York ti sembra di essere in un film, l'hai vista miliardi di volte nei film, ed è proprio così come nei film. Los Angeles no, ne sono sicura, anche se non ci sono mai stata.
La scena che cercavo è quella girata lungo l'acqua non so se dalla parte ovest o est di Manhattan. Ci sono quelle panchine che guardano l'acqua. Ci sono quelli che fanno jogging. Già rivista in altri film. Girai un po' qua e un po' là. New York è grandina, diciamo. Non la trovai. O forse era Brooklyn.
Questo sito qua, usando una mappa di google segna i luoghi di scene di film girati a New York. La 25a ora non c'è, ma c'è Inside Man.

Le grandi città sotto la luna


Una scena illuminata.
Otto sedie, quattro da una parte, quattro dall'altra, nel centro una cassa acustica.
Poi tamburi, trombe, chitarre elettriche, fisarmoniche, scarpe, gomitoli di lana, acquari con pesce rosso, bastoni che diventano spade, cappelli e scialli, nascosti sotto le sedie.
Otto attori, tre donne e cinque uomini.
Alcuni in piedi, passeggiano.
Altri già seduti, uno con la chitarra suona where have all the flowers gone.
Tutti e otto attendono che il loro pubblico si accomodi nelle poltone.
A loro volta gli otto si accomodano nelle loro sedie.
Lo spettacolo ha inizio.

La compagnia è L'Odin Teatret di Eugenio Barba. Compagnia storica del teatro sperimentale degli anni 70 con sede in Danimarca. Barba, pugliese, giovanissimo emigrò in Norvegia per lavoro e lì si avvicinò al teatro; in seguito si stabilì con la sua compagnia a Holstebro (Danimarca) il cui comune gli concesse una sede e qualche soldo. Eugenio Barba è stato allievo di Jerzy Grotowsky, ideatore del teatro povero, con cui studiò per tre anni. Jerzy Grotowsky per molti anni si stabilì col suo laboratorio presso il Teatro di Pontedera. Il cerchio così è chiuso: Le grandi città sotto la luna era in scena il 2 e 3 novembre al nuovo teatro di Pontedera, il Teatro Era.

Lo spettacolo ha inizio.
E' l'attore all'estrema destra che inizia. E' sulla cinquantina, vestito di grigio, aria ironica. Parla in italiano, anche se italiano non è. Si alza con un bicchiere di vino in mano e al centro della scena lo frantuma per terra. Le sue parole vengono tradotte immediatamente dall'attrice all'estrema sinistra. E' sulla cinquantina, lunghi capelli grigi, lungo scialle, lungo vestito. Parla in inglese, forse inglese lo è. Accanto a lei c'è un suonatore di tromba, e poi quello con la fisarmonica che all'occorenza suona anche la tromba e il tamburello. Segue il chitarrista. Dall'altra parte della cassa acustica, è il primo attore a raccontare la propria storia, un po' la racconta, un po' la canta, un po' sta seduto, un po' si alza. Un po' all'occorenza suona la chitarra elettrica. Accanto a lui un'attrice, più giovane, capelli lunghi lunghi neri, grande bocca, voce fortissima, soprattutto quando canta. Batte pure sul tamburo che tiene tra le gambe. Altra attrice, questa volta sulla sessantina. Lei si cambia le scarpe, si infila una giacca, dei guanti e un cappello per diventare Kathrin, la figlia muta di Madre Coraggio di Brecht e per gran parte dello spettacolo è sdraiata nel centro della scena, un foglio di carta appallottolato in bocca e acquario tondo con pesce rosso tra le gambe aperte. Sono loro gli otto, che dopo poco vengono raggiunti da un nono, un soldato delle forze di pace che si piazza in mezzo, in piedi, quattro da una parte, quattro dall'altra. E partecipa con gli altri a quest'orchestra.
E sono canzoni, poesie, racconti, frammenti, danze e musica. In alternanza e tutto insieme.
In tedesco, italiano, inglese, danese, credo. E altro.
Un po' Brecht. Un po' gli somiglia. Un po' è proprio lui. Un po' è altro.
E si parla di guerra, di esilio, di stragi, di Bosnia, Afghanistan, Iraq, Halle, sotto la luna nelle grandi città, credo. E altro.
Infine arriva il decimo, un ballerino, di colore.
Infine lo spettacolo finisce.
Infine i dieci in piedi ricevono gli applausi. Tanti.
Bis, nessuno.

Per presentare lo spettacolo, sul programma del Festival del Teatro Era c'è uno scritto di Eugenio Barba intitolato l'imprudenza del teatro. Ne riporto qua sotto alcune parti che mi sono piaciute:
"Avviene nel momento in cui ci diciamo: “Erano tutte chimere. Abbiamo diritto d’esser stanchi”. Invece si può cavalcare chimere tutta la vita senza mai vincere, ma senza essere sconfitti. La posta in gioco, infatti, non è cambiare il mondo, ma vivervi degnamente […]. Il contravveleno per combattere la tendenza ad accontentarsi ha molti nomi. Userò quello più generico di “poesia”. Può sembrare un termine patetico e abusato. Ma ho in mente alcune frasi di García Lorca quando spiegò […] che cosa non fosse la poesia di Pablo Neruda. Disse che gli mancavano i due elementi dei quali molti “falsi poeti” si sono nutriti: l’odio e la derisione. Poi rappresentò Neruda come uno di quegli artisti che […] ci incantano con i loro prodigi, e lo ammantò con un simbolo potente. Disse: “Quando Neruda intende colpire e solleva la spada, si ritrova subito una colomba ferita fra le dita”.
[…]Quando García Lorca terminò la sua breve presentazione di Pablo Neruda, si rivolse direttamente ai propri ascoltatori per dir loro: fate attenzione, c’è una luce nascosta nei poeti. Cercate di percepirla per nutrire quel grano di follia che ognuno porta dentro di sé, e senza il quale è imprudente vivere. Disse proprio così: imprudente."