20091231

Ultimo

E di nuovo siamo qui.
I giorni tra Natale e Capodanno sono un po' strani. Sono un po' come gli aeroporti dove si fa solo lo scalo. Quegli aeroporti diventano dei non luoghi, questi giorni li sento come senza tempo. Li sento intensi, perché c'è stato il Natale, ci sono stati i regali, ci sono stati i baci e gli abbracci con gli amici, con i parenti, vicini e lontani, ci sono state le feste e il dormir poco e il troppo bere. Li sento intensi perché l'anno finisce ed io almeno ci ripenso; perché l'anno nuovo è alle porte, ed io almeno mi faccio delle aspettative. Però sono solo dei giorni, dei normali lunedì martedì mercoledì, e in realtà continui a fare le solite cose, come ad esempio lavorare, e come sempre non c'è poi tutto questo tempo per i voli pindarici.
Ma siccome c'ho un blog posso volopindaricare quanto mi pare.
Uno, due, tre, via.
Non c'entra niente col periodo dell'anno ma ho scoperto in questi nongiorni che poi il MacDonald l'hanno aperto in Piazza del Duomo. In realtà è Piazza Manin ed è un po' nascosto. Non ha quelle insegne rosse e gialle invadenti che danno fastidio. Tanto parlare e poi zitto zitto eccolo lì il MacDonald e tutti i turisti con gli hamburger.
Non c'entra niente col periodo dell'anno ma il mio sindaco mi ha fatto un regalo. Di Natale? Una tessera raccogli punti per tutte le volte che vado a buttare qualcosa all'isola ecologica. I punti me li scala poi dalla bolletta tarsu. Peccato che siccome il mio sindaco non è molto bravo nella raccolta differenziata, credo che il comune di Pisa paghi una multa che va sulla nostra bolletta tarsu.
Ho scoperto che anche i ceci secchi vanno a male.
Il Natale mi piace molto. Mi ci stresso anche un po', ma vince il piacere. Quest'anno poi avevo pochi soldi, e quindi mi sono dovuta frenare su regali e menu strani, e tutto ha funzionato per il meglio: non mi sono stressata troppo alla ricerca di regali e il cenone del 24 a casa mia era tutto buono, tranne il puré di ceci.
Questo Natale è stato anche un vero disastro. E' uscito il Serchio, proprio la notte di Natale, e gli amici se la stanno vedendo brutta. La situazione è ancora molto a rischio.
Alcuni per tornare a casa a festeggiare il Natale c'hanno messo 48 ore, con tre guasti alla macchina e un pollice rotto. Ma ce l'hanno fatta. Anche se fino ad ora sono riuscita a vederli solo una mezzoretta in ospedale mentre aspettavano una lastra.
C'è stato anche il mio compleanno. L'anno scorso feci un festone con botta finale; quest'anno l'ho passato in acqua, che secondo me può solo essere di buon auspicio. L'acqua era calda, non quella fredda della pioggia.
E' stato il primo Natale per due belle bimbe che sorridono sempre.
Ho fatto nuove amicizie. Che è sempre bello e inaspettato.
Inaspettatamente ne ho riscoperte altre.
Quelle che c'erano sono sempre tutte lì belline belline, e guai a loro se si allontanano.
Ho visto l'Irlanda, e ci fa freddo e piove sempre un po' come adesso qui. Ma là era agosto.
Sono tornata a Beirut. Ed è stato fondamentale.
Ho visto Vienna, ma soprattutto Egon Schiele.
Ho perso un paio di volte i bagagli ma li ho sempre ritrovati. Con tutto dentro.
Ho partecipato a un saggio di danza, di fronte a delle persone. Forse tra altri dieci anni lo rifarò.
So la storia moderna, magari ora qualche nome mi sfugge, ma le linee generali ce l'ho tutte presenti.
Ho scoperto Herzog, che era lì da tempo e se lo sapesse che l'ho scoperto solo ora magari si arrabbierebbe pure.
Ho scoperto Bon Iver.
Il 2009 non mi ha trattato male, lo devo riconoscere.

L'ultimo post del 2008 parlava di tutti i calendari che avevo ricevuto e ragionavo su cosa potesse significare. Ci misi dei mesi a trovare a tutti una collocazione. Quest'anno ne ho ricevuto uno solo. Quello che quando ritarda ad arrivare ci si preoccupa un po'. Ma è arrivato. Quello di Auntie Doris, della mia zietta dall'altro capo del mondo. E quest'anno c'è anche un'innovazione: la lista su foglio separato delle didascalie delle foto (fatte da lei). Il calendario di Auntie Doris ha un suo posto fisso.
Il 2010 sarà un anno senza calendari.
Il 2010 sarà un anno di muri bianchi.

Mi piace il primo gennaio, e svegliarmi soprattutto se c'è il sole ma quest'anno pare non ci sarà. Farà lo stesso.

(Altri due calendari nel frattempo sono arrivati)

20091221

Mano Viva

C'era una volta lui. C'era una volta lei. I nomi lo so sono importanti, ma capita di scordarseli. Anche i luoghi sono importanti e forse si ricordano meglio. Il luogo lo so era Venezia, dove lui e lei si sono incontrati. Forse era su una panchina in mezzo a delle farfalle giganti, forse invece era altrove. Ma sicuramente si piacquero, non so se si sposarono, ma girarono il mondo insieme con il loro spettacolo: lei era bravissima a camminare sulla corda, lui da altezze inimmaginabili riusciva a tuffarsi in un bicchiere d'acqua, ed erano anche ginnasti e ballerini, mangiafuoco e giocolieri, musicisti. Lei adorava il rosso, lui tendezialmente stava nudo, anche l'altra sera con questo freddo. Loro sono i Manoviva.

C'era una volta lui. C'era una volta lei. I nomi non li ho mai saputi, non è questione di memoria. Il luogo credo fosse la Grecia. Si incontrarono forse su uno scoglio, forse davanti a un bicchiere di retsina, sicuramente si piacquero, molto, non so se poi si sono anche sposati, ma hanno girato il mondo insieme, loro due e i loro tre figli, e i loro spettacoli. L'altra sera muovevano delle marionette fatte solo con le mani e si vestono tutti di nero per non farsi vedere troppo, altrimenti forse ci saremo incantati a guardare loro invece delle marionette, ma si vedono anche se lui portava un cappellino nero e lei una collana nera. Loro sono Girovago & Rondella Family Theatre.



C'era una volta lei. I nomi sono importanti e questo me lo ricordo: Rita. La foto è sua. Rita metteva le foto su flikr e così chiunque le poteva vedere. Poi non ha avuto più voglia. Picasa?

Le buone notizie

Da domani le giornate si allungano.

20091218

Buontemponi

Da Repubblica online:

Fini invia a Feltri un flacone di Valium
La replica: "E' un problema per il Pdl"
Il presidente della Camera ha mandato al direttore del Giornale una boccetta di tranquillante con un biglietto di auguri. Ieri Feltri aveva scritto che l'aggressione a Berlusconi ha fatto crollare il "piano del ribaltone" del presidente della Camera.

Ma sarà vero?
O è la solita notizia che non era?

20091216

Come mi va a dicembre

Ascolto... ecco è un po' complicato, perché ho spostato tutti i cd dal ripiano della libreria e ora sono accatastati uno sopra l'altro in un angolo aspettando tempi migliori. Già impazzivo prima a cercare un cd, con quella scrittura piccola piccola, figuriamoci ora. Quindi non li cerco proprio, anche se mi viene in mente di ascoltare Tom Waits per esempio. Quindi ascolto la radio oppure collego lo stereo al computer e faccio partire youtube, come fa il mio coinquilino.
Leggo... ecco ho deciso di semplificare. Sono arrivata circa a pagina 150 del tomo di 600 pagine sulla guerra libanese e mi sono ritenuta soddisfatta. Poi lo riprendo, mi sono detta. E mi sono messa a leggere uno che non mi delude mai. Philip Roth. Leggo La Macchia Umana.

Faccio cose vedo gente



Ma solo artisti (a pagina 44) e inventori.

20091215

Per noi che ci piace il viola



Il sito di un'illustratrice libanese che si intona perfettamente con questo blog.

Un po' di organizzazione

Dopo certi lunedì, non dico che ci voglia un finesettimana, ma almeno una domenica.
Soprattutto con certi lunedì che anche di martedì non se ne vogliono ancora andare.

20091214

MEMO


Non ti dimenticare, sembra dirmi Giorgione



Parlatene tra una tazza di tè e una fetta di torta di mele; ce lo sta suggerendo Edward Hopper



Altrimenti, guai a voi! Caravaggio e Bacon

20091211

Tom Waits


Mi piace troppo.
Lo dovrei ascoltare più spesso.

20091210

Telefono amico

Telefonata n. 1 anzi n. 1, 2 e 3
Recentemente ho scoperto che certi servizi al telefono con i menu che devi scegliere un numero, non solo è complicatissimo quasi impossibile riuscire a parlare con una persona vera ma che se non scegli velocemente un numero ti chiudono la cornetta in faccia.
Lo fa Airfrance, con quella sua vocetta registrata con l'erre moscia.
Airfrance e la sua erre moscia mi hanno chiuso la cornetta in faccia tre volte di fila.

Telefonata n. 2 (con 2 opzioni)
Sbagliano numero, e su chi o cosa stessero cercando ci sono 2 opzioni.

Opzione n. 1 - Cercasi dermatologo
Io: Pronto?
Voce: Amica della pelle?

Opzione n. 2 - Volevo farmi una tracolla
Io: Pronto?
Voce: Ha mica della pelle?

Comunque ha chiesto scusa.

Il Geko dice che c'è anche una terza opzione: Dexter. Corredata di fotografia, qui.

20091209

Morandini

Io gli rimango fedele.
Però l'ho sentito su radiodue ed era un pochino antipatico.
Poi alla domanda, quale regista non ha mai sbagliato un colpo non ha risposto Kubrik che era facile facile, ma Clint Eastwood, che insomma sono opinioni e te la passo anche perché mi sa che è un problema mio Clint Eastwood, tutti sono sempre entusiasti, e Bellocchio, che proprio no secondo me.
Si è in parte salvato quando ha detto che il regista che proprio non gli piace è Zeffirelli, ma era più facile di Kubrik questa.
Ma chissà, magari di persona Morando Morandini è troppo simpatico.

20091208

Essedice


I personaggi ci sono tutti.
Gipi prima di tutti, protagonista della maggior parte delle sue storie a fumetti, e poi gli altri: Esse, che è suo padre, Gianni, che è Gipi da piccolo, la mamma, la zia, lo zio Piero e il soldato durante la guerra con la testa grossa tutta nera.
Gipi è Gipi.
Tutti gli altri portano la maschera.
Accade al Teatro Sant'Andrea di Pisa, che è stracolmo e ci fa caldo.
La compagnia che insieme a Gipi lo ha pensato, scritto e presentato al pubblico è quella dei Sacchi di Sabbia.
La scena è vuota. Forse come la pagina bianca. Forse perché così le maschere colorate risaltono di più in mezzo a tutto quel nero.
Gipi è Gipi, e come sempre racconta la sua storia. Personale. Intima. Ricorda Esse, le cose che gli diceva, non si addestrano i polpi, i cani da caccia si addestrano, le cose che raccontava, i ricordi di guerra, lo ricorda giovane e lo ricorda vecchio, quasi cieco ma che si ostina a guidare, nel portafoglio aveva la patente di guida accanto alla tessera dell'Unione Ciechi.
E nel momento più intimo, con le luci abbassate, le voci abbassate (troppo), in cui padre e figlio seduti in auto ricordano il giorno in cui Esse se ne andò, a me, beh, mi viene un bell'attacco di tosse.
Colpa del troppo caldo.
E mi sforzo a non tossire.
Mi sforzo tantissimo.
E nello sforzo per non tossire mi escono lacrime dagli occhi.
E quindi sono lì che piango e tiro su col naso.
Commossa.

20091205

Controradio il sabato mattina

La vita è come una battaglia navale.
Oggi ci sei, domani ci sette.

20091202

E' ora di pranzo

Le pubblicità di un recente Sydney International Food Festival.













20091201

Hallelujah


Finalmente è finita.
La canzone, intendo.
Hallelujah di Leonard Cohen secondo me è una delle più belle canzoni in assoluto. Non ho mai capito bene di cosa parlasse, ma quello aggiunge al suo fascino.
La prima volta che l'ho sentita la canta Jeff Buckley, e per molto molto tempo ho pensato fosse sua. Poi l'ho ritrovata su una compilation di canzoni di Cohen cantate da altri: Hallelujah era cantata da un certo John Cale. Anche l'italiana Elisa la canta, e non è male. Mi ricordo anche la versione di Rufus Wainwright. Poi se uno fa una ricerca trova anche le versioni di Damien Rice, Allison Crowe, KD Lang e altri.
Insomma, non sono l'unica a cui piace e in molti l'hanno cantata.
Oggi l'ho sentita fatta da Susanna and the Magical Orchestra. Per la prima volta non mi è piaciuta. Lentissima, che già è lenta normalmente la canzone.
Ti veniva voglia di suggerirle le parole per farla andare più in fretta.

20091130

Facce

Nel 1976, Richard Avedon si recò a Washington per fotografare Henry Kissinger. Mentre Avedon lo conduceva in posizione, Kissinger gli disse: "Sii gentile con me".

Da secoli gli artisti ritraggono i grandi - Filippo IV di Velazquez a Elisabetta II di Lucien Freud - e l'atto stesso di ritrarre mette il re o il tiranno, il presidente o il diplomatico in un improvviso stato di squilibrio, di trasferimento di potere. Avedon sapeva che Kissinger stava cercando di manipolarlo; ma cosa voleva esattamente? "Voleva sembrare più saggio, più caloroso, più sincero di quanto pensasse di essere?" Avedon scrisse più tardi: "Non è banale e anche un po' avvilente far sembrare qualcuno saggio, nobile (che è facile da ottenere), o anche convenzionalmente bello, quando l'oggetto stesso è così più complicato, contradditorio, e quindi, più affascinante?"

Lo scorso settembre quasi tutti i leader mondiali erano a New York per un incontro delle Nazioni Unite e Platon, un fotografo di questa rivista si è costruito un piccolo studio accanto al piano dell'Assemblea Generale, cercando di attirare davanti alle sue lenti il maggior numero di capi di stato possibile...

Qui il link al New Yorker con le foto dei leader e il testo completo, in inglese. Per ogni foto c'è un brevissimo commento del fotografo, in inglese.

Se cliccate su gender scoprirete che le donne sono solo quattro.
Se cliccate su age scoprirete che il nostro è nell'ultima fila. Il più giovane invece è il presidente di transizione, o qualcosa del genere, del Madagascar, ed è nato nel 1974.

Mentre guardavo una a una le fotografie, e alcune sono molto belle secondo me, pensavo che basta la giusta foto a darti il carisma. E ho pensato a tutte le foto che hanno aiutato a fare Obama, Obama. Beh, Obama non si è prestato a questo progetto e non si è fatto fotografare. La foto presente è sempre di Platon ma fatta in un altro contesto.

Il commento al nostro, se lo volete sapere, è che era totalemente a suo agio davanti alla macchina fotografica, che non ha dovuto dirgli nulla e che il nostro ci si è divertito un mondo.

20091127

Biciclette di tutto il mondo unitevi, qui è la guerra civile

Ieri ho legato la mia bicicletta al tubo di scarico della'acqua, quello che scende dalla grondaia. Ho imparato, ieri, che tale tubo si chiama doccia.
Ho trovato il seguente biglietto quando sono andata a riprendere la mia bicicletta. Sono scappata immediatamente, non volevo correre il rischio di incontrare il tizio che l'aveva scritto.

La doccia non serve per legare le bici!!
Hai danneggiato il muro!
La prossima volta mettila alla doccia di casa tua!

Ma prima di scappare gli ho scritto sulla sua doccia col pennarellino indelebile fucsia che mi porto sempre dietro:

Io nella doccia mi ci lavo.
Dovresti farlo anche te.

(non è vero, non l'ho fatto, ma ci stava bene, no?)

20091125

Mai più senza






Nessuno dovrebbe rinunciare al bordo.
Siamo o non siamo in democrazia.

Sogno di una notte di mezza estate di Oskaras Korsunovas

La scena è vuota.
Vuota.
Non c'è un albero, né niente che lo rappresenti.
Non c'è un tappeto al posto di un prato.
Non c'è né un trono né un'alcova.
Non ci sono le orecchie dell'asino.
Nulla.
Ma gli attori ci sono. E sono tanti. E sono giovani. E parlano il lituano, purtroppo. E sono tutti vestiti uguali, maschi e femmini, con delle salopette.
Tutti tranne Puck. Lui, che però è una donna, è vestito di nero e porta un marsupio, nero, che contiene il fiore magico che fa innamorare.
Sono gli attori che riempiono la scena. Con il loro corpo, che salta, si contorce, balla, dorme, suona; e con una tavola di legno che tengono sempre con sé, sulla quale saltono, con la quale si contorcono, ballano, che suonano, sotto la quale dormono e ci si nascondono quando serve. Una tavola di legno semplice semplice ma che messe tutte insieme creano l'alcova e i troni e l'albero e il prato e quel muro col piccolo buco dal quale Piramo e Tisbe si baciano.
A tutto il resto ci pensano le luci, ben fatte, e la fantasia dello spettatore.
Tutto questo ha chiuso la programmazione autunnale del Teatro Era di Pontedera.

20091123

Di più

Nel tabbuleh come si fa in Libano ce ne vuole di più di prezzemolo, molto di più.
Il tabbuleh come si fa in Libano è prezzemolo con qualche pomodoro e chicco di burgul; condito ovviamente con olio, limone, sale e spezie varie.
Il tabulleh come si fa in Libano è una cosa tutta verde.
Il mio mazzo di prezzemolo non è bastato.
E preparare il prezzemolo, cioè eliminare i gambi, è un esercizio zen, altro che pulire le cozze. A me è sembrato un'infinità il prezzemolo che avevo e guarda lì il risultato.
Il mio tabbuleh non è verde.
Però è venuto buono lo stesso anche se c'è troppo poco prezzemolo.





Perché a Beirut si mangia bene.
Si mangia libanese: e sono salsine di ceci e di melanzane; yogurt, quello buono; olive olive olive - perché siamo sul mediterraneo e gli ulivi ci accomunano; formaggi fusi, fomaggi da spalmare, e quelli conditi; il pane loro profumato di pane; lenticchie con le cipolle rosolate; polpette di carne e polpette di pesce e polpette di ceci; patate piccanti. Aglio quasi ovunque. Dolci dolcissimi con sciroppo di rose. Noccioline. Caffè cremoso.
Ma si mangia anche tutto il resto.
E' pieno di ristoranti. Di tutti i tipi.

... e quelle dei quotidiani tedeschi

(cliccare sul titolo)

20091121

Le vette della politica italiana

Fini: Stronzo chi dice che siete diversi.
Calderoli: Anche illuderli è una stronzata.

Post n. 29

Divertirsi!
Fu la risposta della Vitt quando le fu chiesto lo scopo di un gioco con i dadi.
Scopo del blog?
Ogni mese cercare di battere il numero di post del mese con più post.
Ebbene, finalmente novembre è riuscito a battere gennaio, che con i suoi 27 post rimaneva imbattuto dall'inizio dell'anno!
Evviva novembre!

Cacà Carvalho


Cacà Carvalho quando entra in scena mi fa paura. Anche perché è lì a un metro da me. Posso sentire il suo odore, la fatica del suo respiro. Cacà Carvalho è grosso, imponente, riempie tutta la scena, non riesci a togliere lo sguardo da lui. Ha gli occhi scuri scuri mai distratti. La bocca carnosa, elastica dalla quale esce una voce che non delude. Parla italiano, con il bell'accento brasiliano. Cacà Carvalho non si vergogna, è sicuro di sé e a pochi passi dal pubblico si leva la giacca, la camicia, le scarpe, i pantaloni e rimane in mutande.
Con il progredire dello spettacolo mi abituo a Cacà Carvalho, ma fino alla fine mi fa paura.
Cacà Carvalho è il protagonista del 1° studio di L'Ospite Segreto, uno spettacolo diretto da Roberto Bacci al Teatro Era di Pontedera. Interpreta un attore in crisi con i personaggi che ha impersonato durante la sua carriera e che gli appaiono per tormentarlo. Come spesso accade per gli spettacoli prodotti dal Teatro di Pontedera, anche questo è pieno di rimandi e citazioni e devi aver frequantato per anni personalmente gli attori, i registi, i tecnici e tutti i corsi di quel teatro per capirli. Io ho riconosciuto un dialogo da Tartufo di Molière (yuppie!) ma solo perché quel testo lo avevo praticamente imparato a memoria per un esame.
Insieme a Cacà Carvalho c'è l'attrice Joana Levi, anche lei brasiliana. Rimane in secondo piano per i primi tre quarti dello spettacolo. Non deve essere facile stare accanto a Cacà Carvalho. Interpreta l'assistente personale dell'attore e non si capisce neanche troppo bene se sia maschio o femmina. Lo segue, lo riveste, lo pettina, lo nutre, lo sgrida, lo risente. Verso la fine, però, si scioglie i capelli, prima raccolti in un cappellaccio, si spoglia, anche lei, ed è sicuramente femmina, e si infila dentro un vestito da gran dama. Succede durante il dialogo di Molière. Smette di fare l'assistente personale e diventa uno di quei personaggi che tormentano l'attore (credo), facendolo impazzire ancora di più.
Dice l'attore, non ho mai imparato ad esistere.
Ma potrebbe essere anche, a desistere.
Mi è piaciuto molto il sistema di specchi ondulanti sui quali rifletteva la luce facendo muovere le ombre sulla scena.

20091119

Amiche

Mi ha scritto Charlotte Gainsbourg.
Davvero!
Voleva che vedessi il suo nuovo video della canzone 'Heaven can wait' che canta insieme a Beck. Mi ha mandato il link, questo.
Davvero!
Charlotte Gainsbourg ha interpretato l'ultimo film di Lars Von Trier, ma io l'ho perdonata.

Un blog al giorno

Kootoob.
E' bellissimo. Bart, non sei d'accordo?
Infatti lo aggiungo subito tra le mie Stazioni.

Kootoob, è un blog libanese.
- Ma dai, libanese. Strano, non parli mai del Libano tu. Ultimamente.
Kootoob cerca di raccogliere tutto quello che viene prodotto in Libano nel campo dell'illustrazione, soprattutto finalizzata ai libri. Ma c'è anche un video, tra i post recenti. Notevole, secondo me.

Prendo un'immagine a caso da Kootoob:



Questa si chiama Beirut.
- Ma dai, Beirut. Strano, non parli mai di Beirut tu. Ultimamente.
Ed è di Jana Traboulsi.
Jana Traboulsi ricorda un po' Kerblog, invece.

Zeina Abirached

E' una fumettista libanese.
Ha meno di trent'anni.
Vive tra Beirut e Parigi.
Di lei ho letto Catharsis e, comprato all'areoporto di Beirut e letto subito - il volo era in ritardo, Je me souviens (sull'ulitma pagina c'è George Perec). Ora ho scoperto che in Italia Becco Giallo ha pubblicato Il gioco delle rondini. Così magari lo leggo in italiano e lo capisco tutto.
A prima vista assomiglia a Marjane Satrapi e il suo Persepolis. Anche Abirached usa il bianco e nero, molto nero. Anche le figure di Abirached sono stilizzate, ma a differenza di quelle di Satrapi, hanno i ricci.
- Ah! I libanesi hanno i ricci?
- Sì! Moltissimi.
Anche le storie che raccontano si assomigliano; raccontano le difficili situazioni politiche dei loro due paesi. Abirached è nata durante la guerra civile libanese, e nei suoi fumetti racconta quella normalità lì.
In una lunga intervista qui, dice di essere stata influenzata tra gli altri anche da David B. Lui non usa solo il bianco e il nero, ma anche il rosso, il giallo; lo stile però è simile.
- Ha copiato la Satrapi?
- Boh.
- La Satrapi sicuramente è venuta prima.
Zeina Abirached ha fatto anche un filmino di tre minuti.
A me piacciono tutti e tre:


David B



Marjane Satrapi



Zeina Abirached

20091118

Filosofia indiana dove meno te l'aspetti

Il collegamento internet di casa non va benissimo. E' lento.
Abbiamo capito che è un problema di porte. Quelle giuste non sono aperte.
Io ho provato a sfondarle, ma credo di aver peggiorato la situazione.
Ora stiamo aspettando che ci faccia visita l'esperto per aprirci le porte.
Un po' come per i chakra.

Jap












Il blog Zen and the City da Tokyo ci racconta dei manifesti apparsi da un po' di tempo nella metropolitana della capitale giapponese per ricordare ai suoi fruitori il giusto comportamento.
I manifesti sono sinteticamente giapponesi, o giapponesamente sintetici.
Qui li potete vedere tutti.
L'ultimo assomiglia al mio coinquilino, anche nella posa.

Vegetariani o carnivori?



Alquanto bruttine tutte e due, le foto.
Viene voglia di darsi alla macrobiotica.

20091115

Beirut, Libano

Beirut per me non è Solidere, non è downtown. E nonostante le guerre, le battaglie per le strade, le auto saltate in aria, e tutte le ricostruzioni, Beirut è rimasta identica a come l'avevo lasciata. Almeno per me.
Beirut è affascinante perché è un controsenso continuo.
C'è downtown e ci sono le baracche.
Le strade pedonali e quelle invase dalle auto.
Soprattutto quelle invase dalle auto
Il grattacielo fatiscente e quello tutto vetri e specchi.
La donna col burqqa e quella tacchi a spillo e profondo decolté.
L'arabo e il tedesco.
Ristoranti libanesi e quelli sushi.
Locali notturni ultima moda e vecchi negozietti che fanno solo panini coi felafel.
Abitazioni in stile libanese e brutti blocchi di cemento.
Cemento e alberi.
Nonostante il cemento.
Il mare e la montagna.
La terra arida e la terra rigogliosa.
I cristiani e i musulmani.
Gli armeni e gli ebrei.
Credo molto molto pochi di questi ultimi.
I palestinesi.
Il dollaro e la lira libanese.
L'arabo, il francese e l'inglese.
Nel senso di lingue parlate.
I fenici e i romani.
Le chiese e le moschee.
Tutti in 10.400 km2 di territorio.
Cioè: è metà della Toscana.

Ha smesso

Il micronde, di fare quella cosa.
Ha capito che forse stava esagerando.

20091114

Sburk

Il soprannome diventa legale.
Lo dice il GR2.

Resistere?

Aiutoooo!
Il timer del micronde si è messo a girare al contrario.
Non vuole tornare allo zero.
Ma perché?

20091113

Storie


Nel giorno del suo matrimonio a una donna viene ucciso il marito. Lei piano piano, testarda scopre i colpevoli e li uccide uno ad uno senza pietà.
Quentin Tarantino?
No, François Truffaut.
Uma Turman?
No, Jeanne Moreau.
Kill Bill?
No, La sposa in nero

Finalmente, Beirut



A Beirut si arriva dal mare. Beirut sta tutta lì sulla costa. L'aereo la costeggia tutta prima di atterrare nell'areoporto che sta più a sud. Te la fa vedere ben bene così sai a cosa vai in contro. Il giorno che sono arrivata io era molto afoso e una nebbia nascondeva un po' Beirut. Come in un sogno.
Me la ricordavo più piccola. E mi sa che lo era veramente; non come la mia vecchia scuola dove i cortili si erano rimpiccioliti e le palazzine si erano avvicinate le une alle altre. Beirut era diventata sterminata, non finiva più. Per fortuna c'erano quelle montagne che la bloccavano, altrimenti, sono sicura, Beirut avrebbe invaso la Siria. Di qua c'è il mare, e nonostante gli investimenti degli Emirati Arabi ancora non hanno costruito isole e penisole artificiali.
Beirut non è bella, ma è così esteticamente incasinata (è incasinata anche per altri aspetti, ma facciamo una cosa alla volta) che non ti ci puoi non affezionare. Almeno così è per me; che però il mio giudizio non è neanche molto obbiettivo perché io a Beirut già gli volevo bene, perché già io e Beirut c'eravamo conosciuti e frequentati, e voluti bene.
A Beirut si costruisce. Sempre e senza alcun tipi di piano regolatore.


Tranne che per la zona chiamata Downtown che è nuova nuova e precisa precisa. Si trova in quella zona di Beirut che durante la guerra civile è stata completamente distrutta. Dice che l'abbiamo costruita esattamente com'era prima, palazzine di pietre ocra piene di finestre, le moschee accanto alle chiese. Sotto i bar. Il centro commerciale. Le strade pedonali. Ancora non hanno finito. Ancora lavorano lì vicino. E ci sono ancora le rovine di un cinema: una costruzione ovale in decadenza tra il downtown e la nuova moschea con le cupole azzurre, perfetto monumento al ricordo della guerra che fu, e che aleggia sempre dietro l'angolo. In fondo c'è il mare.
A Beirut in fondo c'è sempre il mare. Anche il lungomare, che si chiama Corniche, hanno risistemato, ma quello mi piace anche se ora ci sono quelli che corrono. Ma c'è anche il casino delle macchine, il tizio che sistema le sedie di plastica due a due vicino alla ringhiera sopra gli scogli e vende fumate di narghilè, l'omino che vende in una scatola i dolciumi, quello che fa le foto. E in fondo in fondo c'è ancora la ruota panoramica e poi i piccioni, i due scoglioni che spuntano fuori dal mare vicini alla costa. Io me li ricordavo più lontani.
Downtown non mi piace. Apprezzo la voglia di ricostruire e di farlo in modo sensato, ma downtown non ha anima, non è Beirut, è una finzione. Ho pensato che magari tra qualche anno sarà meglio.
C'è polemica infatti intorno alla costruzione di Downtown.
Vicino a Downtown c'è ancora un albergo, ormai in rovina per le pallottole e per il tempo, dove si andava prima che io e Beirut ci separassimo per tutto questo tempo. E' sul mare e c'era una bella piscina. Il mare di Beirut è molto inquinato e si va nelle piscine, ci filtrano l'acqua salata, noi andavamo in quella del St Georges. Anche a quel tempo il St Georges era in rovina, ma solo per le pallottole. Beh, è tutt'ora lì, resiste, e da un suo fianco scende uno striscione enorme: Stop Solidere. Solidere è la ditta che sta costruendo Downtown. Davanti al St Georges c'è la statua di Hariri, ex primo ministro libanese ed uno dei principali ideatori e costruttori di Solidere. Hariri venne assassinato in un attentato qualche anno fa, la sua auto saltò in aria proprio vicino al St Georges mentre lo stavano ristrutturando. Il proprietario del St Georges, che è un'istituzione a Beirut da sempre, è lì dagli anni cinquanta ed era uno degli alberghi più chic e frequentati dalla Beirut bene, è contrario a Solidere, dice perché dietro c'è molta corruzione e perché sta snaturando questa parte della città, e probabilmente è vero, ma anche perché il progetto gli ha portato via la maggior parte del suo porto turistico.
Io mi ricordo che il St George, sul fianco verso la piscina, aveva una grossa terrazza tonda ed un collega di mio padre raccontava che lui lì su quella terrazza davanti al mare aveva conosciuto sua moglie. Anche la terrazza a quel tempo era in rovina. Ho provato ad affacciarmi al di là delle pareti che avevano messo su intorno all'albergo per vedere se avevano riportato la terrazza al suo antico splendore, ma non sono riuscita a vedere niente, neanche la piscina.


(Del contenzioso tra il St Georges e Solidere non ho saputo nulla mentre ero a Beirut; l'ho scoperto qui, da dove viene anche la foto)

20091112

Nuove passioni


Anche se certe volte la fa un po' lunga, ma Pennac mi ha insegnato a saltare i paragrafi, sono diventata una fan di Chourmo.

20091111

Valzer con Bashir


Daniele Luttazzi non ne aveva parlato bene del film. Forse perché non accusava abbastanza gli israeliani. Forse ha ragione, non lo so.
E' un film d'animazione, o come lo chiama Anthony Lane a cui è piaciuto molto (ed è cosa rara), è un adult psycho-documentary combat cartoon.
Il disegno non è particolarmente artistico, come quello di Belleville per esempio; le figure umane, molto simili al vero, sembrano muoversi a scatti e c'è un colore marrone-giallo-oro che persiste per tutti i circa 90 minuti. Questo aiuta a mantenere la storia nell'ambito dei sogni, degli incubi, della memoria che si rifiuta di ricordare, dell'inconscio.
E' un ex-soldato che cerca di ricordare; un ex-soldato che partecipò all'invasione del Libano del 1982.
Si racconta del massacro di Sabra e Chatila.
Si racconta che furono i falangisti libanesi a perpetuarlo per vendicare l'assassinio del loro, e di tutti i libanesi, primo ministro Bashir Gemayel.
Si racconta che gli israeliani che avevano da poco invaso Beirut erano appostati sui tetti intorno a quei due campi profughi e controllavano l'entrata.
Si racconta che non fecero nulla per fermare il massacro.
Si racconta che Ariel Sharon, a quel tempo ministro della difesa, ricevette una telefonata da parte di un giornalista che lo avvisava di cosa stava succedendo.
Le ultime scene del film non sono d'animazione, sono reali. E' un'avvertenza, io non ho guardato.
Il titolo non l'ho capito.

Possibilità infinite


Di jazz so veramente poco. Conosco qualche nome, qualche pezzo famoso.
Il mio coinquilino ultimamente dice che gli piace il jazz e Enez vaz gli ha subito regalto un CD. C'è stato un periodo, breve e felice, che quando rientravo a casa per pranzo lo trovavo sul divano a leggere un libro e ad ascoltare Louis Armstrong; la tavola apparecchiata e i piatti lavati.
Ieri sera mentre mi chiedevo se aggiungere anche qualche chiodo di garofano al brodo di verdure per il risotto col radicchio, su radiodue, durante la trasmissione mobydick, ho ascoltato un'intervista a Sonny Rollins. Alla domanda se era contento della vittoria di Obama, essendo lui nero e avendo partecipato sempre alle manifestazioni per i diritti dei neri, Rollins all'inizio è titubante.
No, penso io mentre controllo se il cardo finalmente è cotto, non sarà mica stato dalla parte di Bush!
Per fortuna no.
Io sto molto più a sinistra di Obama, dice Sonny Rollins.
Sul sito di radiodue si può riascoltare il podcast.
Qui l'articolo del The Guardian da cui ho preso la foto.
I muffins al cioccolato sono venuti troppo cotti.

Mal comune mezzo gaudio



Dalla Stampa di ieri il Buongiorno di Massimo Gramellini:

Sarkozy così
Fratelli di Francia, dall’altro lato del Muro Alpino vi giunga il più caloroso degli abbracci. Deve essere dura sopportare un leader iperattivo ed esibizionista, con il piglio del dominatore eppure così insicuro da mettere i tacchi rialzati alle scarpe e inseguire i sondaggi come belle donne (e viceversa). Uno che confonde pubblico e privato, figli e famigli, sogno e realtà. È la sua ultima prodezza che mi ha spinto a scrivervi. Geloso dei Gorbaciov e dei Kohl, che per una notte gli avrebbero rubato il centro della scena, ha messo su Facebook una sua foto di vent’anni fa che lo ritrae, giovane deputato, mentre prende a picconate il Muro di Berlino.
Ora «Le Monde» avrebbe scoperto che arrivò sì a Berlino armato di piccone e macchina foto. Ma la settimana dopo, come un qualunque turista della storia. Certo è che la sua smania di protagonismo lo porterebbe a fare lo sposo a ogni matrimonio e il morto a ogni funerale. Comprendo la vostra frustrazione: lo avete eletto per mancanza di alternative, avendo voi un centrosinistra diviso e indeciso a tutto. La comprendo pur senza averla mai provata. Anzi, ne approfitto per offrirvi asilo politico nel Paese della sobrietà. Appuntamento dopo la mezzanotte al Check-Point Charlie di Ventimiglia.

Via wittgenstein.it le prove.