20090430

Come mi va a fine aprile

Leggo L'ombra del vento di Carlo Ruiz Zafon. Mi fu regalato svariati anni fa. Ogni cosa a suo tempo, del resto. Pare che questo sia quello giusto. Sono già credo a pagina cento.
Ascolto la radio. Ma forse vorrei sentire l'ultimo di Ben Harper. Però non ce l'ho.

20090429

W.


Ah! Scandalo! Il film W. di Oliver Stone che nessuno ha voluto distribuire. C'è censura. Si nasconde la verità, bla bla bla.
Un po' è vero.
Però, il film su George W Bush, W per gli amici (non pronunciato daboliù, ma dabya, ho scoperto qui), è scarso parecchio, che se non fosse stato distribuito sarebbe stato meglio, per Stone intendo, che uno può avere i suoi gusti ma rimane un regista di tutto rispetto. Un regista con un curriculum già pieno di presidenti, ha girato film su JFK, Nixon, e su Fidel, fra l'altro, che uno pensa li saprà fare i film sui presidenti.
Che dire: tutte le ciambelle non vengono col buco.
Capisco che forse dopo tutti quegli anni di Bush, dopo tutte quelle guerre, dopo tutte le bugie, le figurette fatte, uno senta il bisogno di sfogarsi, di tirare tutto fuori, di vendicarsi anche, e un regista non ha modo migliore di farlo che mettere su un film.
Ma con W. proprio non si capisce cosa intendeva fare perché è tutt'altro che un film d'inchiesta, non ci viene detto niente di nuovo anche se l'ex (finalmente) presidente oltre che nella sua veste istituzionale viene visto anche nella sua sfera privata. Viene affrontato il rapporto padre-figlio ma con una banalità ridicola (padre tutto d'un pezzo mai contento del figlio che però lo tira sempre fuori dai guai e lo fa entrare in tutti i posti che contano, e figlio che soffre per questo rapporto che non c'è, ah e c'è anche la preferenza per l'altro figlio; Freud digli qualcosa tu per favore).
E non è neanche un film satirico, anche se Condoleezza Rice certo non è realistica, ma è così imbarazzante come viene interpretata, che se la Rice dovesse decidere di farle causa all'attrice, io l'appoggio. Gli altri attori invece interpretano tutti più o meno i personaggi che gli sono stati assegnati in modo realistico.
C'è qualche accenno al surreale, ma appena appena: Bush in un campo da baseball che sente gli applausi della folla che non c'è, o che cerca di prendere una palla che non arriva mai.
Bah, Oliver, dimmi che l'hai girato in un pomeriggio di pioggia che non avevi niente di meglio da fare, e casualmente sono passati a casa tua Josh Brolin, Richard Dreyfuss, James Cromwell, Ellen Burstyn; e poi durante la notte ti sono entrati in casa e ti hanno rubato il girato e ti hanno minacciato che se non gli davi il permesso di produrre tutto avrebbero fatto in modo che ci sarebbero stati altri otto anni di Bush e Obama gli avrebbe fatto da autista. Dimmi che è così!

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20090425

VI Cimice



Al Cantiere Sanbernardo, ancora per pochi giorni (fino al 28 aprile), la bella istallazione di Claudia Maina.
Andateli a vedere, poverini, quegli omini imprigionati in torri di bicchieri vetro. Loro apprezzeranno.

20090424

Tutti pazzi per il mumblecore

Il giovanecinefilo che da un po' è linkato permanentemente a sinistra sotto le stazioni, qui parla di un film e di una nuova corrente cinematografica americana che si chiama mumblecore. Wikipedia ci dice che trattasi di un movimento nato nei primi anni del 2000 caratterizzato da produzioni con budget ultra bassi, l'uso frequente di telecamere digitali, soggetti che riguardano spesso le relazioni tra giovani venti-trentenni, sceneggiature improvvisate e attori non professionisti. Non spiega il nome, che secondo me deriva dal molto dialogo che essendo spesso improvvisato diventa certe volte un po' un borbottio.
Leggendo la descrizione su wikipedia ho pensato: dei Rohmer americani degli anni 2000 con una spuzzatina di dogma. Rohmer non mi ha mai appassionato molto e i dogma certe volte sì certe volte no, ma questi devo dire che mi incuriosiscono abbastanza. Sempre su wikipedia, dove c'è anche la lista di tutti i film che possono essere inclusi nel genere (per ora sono solo 20), si legge che il primo del 2002 è Funny ha ha. Ho guardato il trailer ma non mi ha entusiasmato. Invece questo qua sotto, Quiet city, citato anche dal giovanecinefilo, sembra interessante. Anche Hanna takes the stairs, il trailer è sul giovanecinefilo.
Riusciremo a vederli in un cinema? Mmmm...

Piccola rassegna stampa per possessori di gatti, mica chihuahua



E' una lettiera per gatti nel caso non si fosse capito. Che si pulisce da sola! Si può comprare! Qui!

Inoltre:
The refined feline: ovvero come costruire una casa intorno al tuo gatto come se a lui gliene importasse qualcosa; e Modern Cat: tutto ma proprio tutto per il tuo gatto.

Grazie a ubus

20090423

Partiamo

Un bel blog per viaggiare, che segnala ristoranti, alberghi, negozi, posti, idee, qualsiasi cosa possa tornare utile e non. Si chiama Nomadi Stanziali. La sto spiegando male, ma è bellino, andate a vedere. Tra le altre cose segnala un albergo nel centro di Londra che funziona come i voli lowcost, prima prenoti meno spendi, tipo anche 1 pound, e non è una topaia.
PS: C'ho addosso una fiacca pesantissima. Mi dicono sia la primavera (quale?). Mi consigliano il supradyn e il magnesio, ma una settimana di vacanza ovunque tranne che qui sono sicura mi farebbe assai meglio.

Questioni di font




Paulthewineguy ha fatto il generatore dei cartelloni del PD e quello dell'UDC. Ma siccome oggi la fantasia mi ha abbandonato, questi due esempi qua sopra li ho trovati su weblog.

Il cerchio si chiude

A proposito di Carofiglio, Gianrico, ho letto anche il graphic novel che ha scritto insieme al fratello, Francesco. Si intitola Cacciatori nelle Tenebre ed ha come protagonista l'ispettore Tancredi, amico dell'avvocato Gurrieri, protagonista dei suoi tre romanzi, e anche Bari, naturalmente. Il fratello penso abbia fatto i disegni, infatti leggo che è architetto e regista, e si vede: c'è molta attenzione agli interni, ai mobili, agli oggetti, alla prospettiva. La storia, che ha tutti gli elementi dell'investigazione un po' dark e un po' macabra, forse è troppo breve per appassionarti fino in fondo; Tancredi lo conosciamo già (alemno chi ha letto i romanzi) ma gli altri persomaggi, anche se all'inizio del libro c'è una scheda su ognuno di loro, non abbiamo la più pallida idea chi siano. Insomma, un abbozzata la storia; io mi aspettavo di più.
A un certo punto si intravede anche Gurrieri, ma di spalle, così non ti sciupa l'immaginario.

20090421

E' primavera, davvero

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Migrante

Il maggior contribuente del da poco nato blog di timesis è migrato in un suo blog personale dal bel nome Enez Vaz. Ma il blog di timesis resiste?

20090420

Nodo alla gola


Il titolo originale è Rope. E' un film del 1948. E' di Alfred Hitchcock.
Il Sig Hitchcock che faceva il regista per le grande major americane, quindi film che dovevano incassare, nel 1948 fece questo film che potremmo definire sperimentale. Volle provare, il nostro Hichcock, a fare un film che fosse il più simile possibile a un'opera teatrale. La storia infatti è tratta da una pièce teatrale e a sua volta da un fatto di cronaca veramente accaduto: due studenti che uccidono un loro amico per dimostrare che esiste l'omicidio perfetto. La storia quindi viene raccontata in tempo reale e in un unico posto.
Tranne la prima inquadratura che parte dalla strada per entrare da una vetrata nella mansarda dei due assassini che sono già intenti nel loro piccolo omicidio tra amici, tutto il resto del film 'sembra' un inquadratura unica, un'intero piano sequenza. In realtà una bobina di pellicola a quel tempo poteva contenere solo 10 minuti di film e allora il vecchio Hitch si è inventato stratagemmi per nascondere il taglio: inquadrare a un certo punto la schiena di un personaggio, come se passasse davanti alla cinepresa, lo schermo diventa per un breve istante tutto nero; oppure inquadrare un oggetto che nasconde tutto il resto della scena; a quel punto avviene il cambio di bobina. Tutto il film avviene quindi soprattutto in una stanza, le altre si vedono sullo sfondo a seconda dell'inquadratura. Molta attenzione quindi venne prestata alla costruzione del particolare set. La cinepresa era grossa e per poterla muovere agilmente da una parte all'altra tutte le pareti e i mobili dovevano poter essere mossi facilmente, quindi rotaie e tanto personale che poi in fretta e furia doveva rimettere tutto nel posto preciso. La stanza principale poi è caratterizzata da un ampia vetrata, siamo in una mansarda, che dà sullo skyline di New York. Tutto finto ovviamente ma ricostruito nei minimi dettagli, infatti si assiste a un tramonto e a tutte le luci e le pubblicità che piano piano si accendono. Ho letto (ma non l'ho visto, acc) che a un certo punto c'è anche il famoso profilo di Hitchcock nello skyline, che recalmizza un fittizio prodotto per dimagrire già apparso in un altro suo film, Lifeboat.
Mi chiedo, comunque, se sia per tutti questi aspetti tecnici, per la necessità che tutto funzionasse al secondo, che il film mi sia piaciuto meno di altri del regista inglese. James Stewart, grande attore indiscusso per esempio, mi è piaciuto proprio poco e il suo è un personaggio fondamentale. Nonostante questo, cioè che secondo me forse la recitazione ne risente di tutta questa tecnica, il film è uno di quelli che vanno visti, se piace Hitchcock ovviamente.
Altra curiosità, i due protagonisti sono chiramente omossessuali. Non viene mai detto chiaramente, ma neanche negato, e la censura c'era assai a quel tempo (e tuttora). Ma era anche il 1948. Nel 2008, insomma, alla televisione italiana sono state censurate scene di Brokeback Mountain.
(la foto proviene da http://www.apartmenttherapy.com/ che vale la pena farci un giro)

Eccomi

Studiavo.
Per mantenere questo blog sempre all'altezza, io mi tengo aggiornata.
Al passo coi tempi.
Sempre sulla notizia.
Quindi, studio storia moderna.
Perché se non sai da dove vieni...
E studiando ho imparato:
- che le patate, che si sa furono portate in Europa dal Nuovo Mondo, ebbero questo gran successo, non soltanto perché era facili da coltivare, avevano un 'eccellente resa, e sfamavano parecchio, ma anche perché crescono sotto terra, e gli eserciti che attraversavano in lungo e in largo il Vecchio Mondo passando da una guerra all'altra, non le razziavano. Non avevano il tempo di mettersi a scavare.
- che sempre in quel periodo fu deciso di mettere le tre miglia di acque territoriali. Tre miglia e la gittata di un cannone per colpire quella nave che si sta avvicinando troppo alla tua costa.
- che la linea di vestiti di Decathlon, Quechua, prende il nome da una popolazione Inca che cercò di ricostituire l'impero dopo che era stato conquistato e distrutto dai conquistadores spagnoli. Furono guidati dal signor Tupac Amaru (che è anche il nome di un gruppo rivoluzionario sempre sudamericano, e di un rapper americano ucciso negli anni novanta) che scelse come sede del nuovo impero Machu Pichu (che è il nome della caffetteria di Rebeldia). Ovviamente furono sterminati.
- che Decathlon non è spagnola (lo trovavo un po' di cattivo gusto che degli spagnoli mettessero il nome di una popolazione che avevano sterminato brutalmente a una linea di vestiti sportivi), ma francese.

20090408

Quando la classe non è mai acqua


Isabella Rossellini in Greenporno.
Isabella Rossellini vi consiglia di guardarli tutti i brevissimi video, sia di Greenporno 1 che 2, e poi dirle qual'è secondo voi il migliore.
Buona visione, vi dice Isabella Rossellini.

Come mi va ad aprile


Leggo Niente di Personale, di Jason Starr, edito da Meridiano Zero. Ico, secondo me ti garba.
Guardo Hitchcock, sempre Hitchcok, ancora Hitchcock.
Clint, dovrai avere un po' di pazienza.
Ultimamente è toccato a Io ti salverò, del 1945 con Ingrid Bergman e Gregory Peck (giovanissimo; in realtà Hitchcock avrebbe voluto Cary Grant, che però rifiutò; Peck aveva girato solo due film prima di questo, anche se per uno si era preso l'Oscar). Famosa è la scena del sogno disegnata da Salvador Dalì. E' anche uno dei primi film che ha praticamente come protagonista la psicanalisi. Famosa la scena con la pistola in prima piano che punta a Ingrid Bergman: per creare l'effetto in scala con la pistola grossa in primo piano e la Bergman piccola nello sfondo, ha usato una mano e pistola giganti. Tuttavia è considerato minore rispetto a molti altri, anche da Hitchcock stesso che lo descrisse come "la solita caccia all'uomo camuffata da film pseudo-psicologico". Anche Truffaut, grande estimatore di Hitchcock, che nei Cahier pubblicò una lunghissima intervista al regista inglese (e che è la causa di queste visioni hitchcockiane), affermò che questo film lo deluse. Comunque io la soluzione finale proprio non me l'aspettavo. E' sempre Hitchcock, del resto. Poi è toccato a Il Delitto Perfetto, del 1945, a colori, con la musa per eccellenza di Hitchcock, Grace Kelly. Il film, pur appartenendo al periodo americano, è ambientato a Londra, anche se la maggior parte del film si svolge in interni (e anche gli esterni, sembrano girati instudio). Il film è molto teatrale, anche perché in pratica si svolge tutto in una stanza. Film del genere perfetto, suspense perfetta, ritmo perfetto. E' sempre Hitchcock, del resto. C'è stato un remake qualche anno fa, con Michael Douglas e Gwyneth Paltrow, non l'ho visto, ma non ne ho sentito parlare un granché bene.

20090407

Abruzzo

C'è poco da dire. O forse c'è troppo da dire.
Molti già dicono. E ci sono le polemiche.
Come sempre, purtroppo, sembra, soprattutto le polemiche.
Ho letto questo su Carmilla on line, di Alessandra Daniele. E forse sì è solo uno sfogo, però ho deciso che lo incollo qui.

MACERIE
In Abruzzo più di un centinaio di morti, e decine di migliaia di senzatetto.
In Parlamento il solito accordo bipartisan: ''questo non è il momento delle polemiche''.
Certo, sarebbe assurdo parlare di norme antisismiche dopo un sisma.
Parliamo di norme antiforfora.

Poi magari diamo fuoco anche alle baraccopoli degli abruzzesi sfollati come facciamo con quelle dei rom.
Questo non è il momento di parlare di speculazione edilizia, incuria, ecomafia, corruzione, per riflettere su quanto sia appropriata la definizione "condono tombale".
È il momento di dare al governo la possibilità di sfruttare la tragedia come ennesimo spot "sociale" per le elezioni europee.
Qualcosa tipo la strappona sdraiata sulla monnezza che ringrazia il governo di avere "ripulito Napoli", ma più in grande, e a reti semi-unificate.
I pezzi grossi da Vespa, il gran sacerdote del Cordoglio Controllato, l’imbalsamatore capo d’ogni tragedia da mummificare nella retorica istituzionale.
Gli sfigati al tavolo tondo da seduta spiritica di Lerner e Gruber, accanto all’inquietante materializzazione dell’ectoplasma di Zamberletti.
Questo non è il momento di dare la colpa ai colpevoli, di attribuire le responsabilità ai responsabili.
È il momento di intervistare gli esperti, e domandargli basiti e increduli come sia possibile aspettarsi un terremoto in un paese che da sempre trema come un parkinsoniano all’ultimo stadio.
Ci faranno una puntata di Voyager. Lo chiederanno a Titor, alla setta dei Cugini di Satana, al sagrestano di Rennes-le-Château: com’è possibile aspettarsi un sisma in zona sismica?..
Questo non è il momento di chiedere conto a chi costruisce palazzi con lo zucchero a velo al posto del cemento, sarebbe indelicato verso chi sotto le macerie di quei palazzi c’è morto.
Il loro ultimo desiderio è stato di certo un accordo bipartisan in Parlamento che evitasse le polemiche.
Questo è il momento di ravanare tra le macerie delle vite altrui, a caccia di reperti strappalacrime da esibire alle telecamere, e poi accusare di sciacallaggio chi quelle vite le avrebbe volute salvare.
Questo è il momento di pregustare il business per la ricostruzione, condito dalla deregulation del nuovo piano casa.
È il momento di preparare il prossimo condono tombale.

Home


E' un film.
E' un'opera prima. Di una regista, Ursula Meier, franco-svizzera.
E' molto commedia, ma con quel che basta di grottesco tendente al drammatico.
Sul finale, che per va anche bene, secondo me non sapeva che fare.
Attori, prima di tutto Isabelle Huppert e Olivier Gourmet, che fa tutti i film dei fratelli Dardenne, fantastici, tutti. Seee, leggo che Gourmet alterna il lavoro di attore a quello della direzione dell'albergo di famiglia! Nonostante sia l'attore feticcio dei Dardenne, mi sta sempre più simpatico.
La storia è divertente. Una famiglia composta da padre, madre, due figlie e un figlio, vivono sperduti nella campagna ai bordi di un'autostrada mai inaugurata. Quel pezzo di autostrada è parte del loro giardino, del loro parco giochi. E sono felici, tanto felici, mulino bianco ma stravaganti. Poi, un bel giorno, l'autostrada viene inaugurata.
Bella fotografia, sulla campagna brulla estiva.
Sembrerebbe la solita storiellina simpatica e carina, ma non lo è.
Cara Ursula, mi è piaciuto anche perché tante scene si svolgono in bagno, brava!

Gran Torino


Caro Clint,
devo confessarti che i tuoi ultimi film (quelli che ho visto) mi hanno sempre lasciato in uno stato contraddittorio. Non riesco a dire con convinzione che mi siano piaciuti, ma neanche il contrario. Di sicuro, però, se c'è un tuo film, desidero andarlo a vedere. Il contraddittorio affascina, c'è poco da fare.
Devo anche confessarti però, che in fondo, di tuoi film non ne ho visti poi così tanti e sto pensando che se riuscissi a vederli, magari risolverei questo contraddittorio.
Dopo Hitchcock magari...
Troppi film troppo poco tempo. Poi te ne fai un sacco, perdindirindina!
Intanto, Gran Torino l'ho messo nel sacco.
Ho trovato che questo film sia diverso dagli ultimi che hai girato, che per me sono Mystic River e One Million Dollar Baby, tanto per essere chiari (ecco ora che ho confessato la mia ignoranza in materia tua smetti di leggermi, lo so), ma che forse richiama molto il Clint Eastwood immaginario. Mentre guardavo il tuo primo piano sullo schermo, mentre prepari la vendetta, mentre ringhi, quando dici ci vuole un piano, a me è venuto in mente Il Buono il Brutto e il Cattivo.
Poi sarò sincera, ma rispetto agli ultimi tuoi film da regista (sì, sempre quei due lì, ma non vorrai mica che mi metta a parlare dei ponty di madison county?), la storia è meno complessa, meno originale; e il messaggio alla fine c'è ed è molto chiaro, quasi banale anche se importante, ci mancherebbe: l'argomento è il razzismo, per chi non lo sapesse.
Infine, confesso, che mi ha colpito come certe scene violente, ma diciamo una in particolare, e te hai capito quale, mi hanno dato proprio fastidio. A me la violenza nei film dà quasi sempre fastidio, chiudo gli occhi tantissimo, mi perdo intere scene e poi me le faccio raccontare. Questa però l'ho guardata, perché non sembrava così tremenda, la violenza era già successa, si vedevano solo i segni sul corpo, la scena dura poco, e si dice poco. E quindi non ho chiuso gli occhi, ma mi sono accorta che stavo malissimo.
Insomma, caro Clint, anche questa volta, anche se in modo minore, esco con una sensazione contraddottoria. Ben venga, immagino, perché poi vuol dire che ci penso e ripenso.
Si dice anche che questa è stata la tua ultima apparizione da attore. E' vero?
Sempre grata
Sburk

20090406

Odissea - Teatro del Los Andes


Teatro del Los Andes è la compagnia di César Brie. Lui è argentino, ma si è formato soprattutto in Europa per poi tornare in America Latina, in Bolivia. Qui una sua intervista.
Il suo Odissea, di cui ha curato la regia, il testo e le luci, l'ho visto al Teatro Era di Pontedera. Quello mal insonorizzato, infatti pioveva e si sentiva.
Di Brie ne avevo sentito molto parlare e con molto entusiasmo.
Beh, ora lo faccio anch'io.
E' molto raro uscire da uno spettacolo di teatro entusiasmati. Posso essere non particolarmente critica, in generale, ma difficilmente esco entusiasmata. Ho ripensato a qual'era stato l'ultimo spettacolo che mi aveva fatto lo stesso effetto, e mi è venuto in mente: Anna Karenina di Nekrosius. Cosa li accomuna?
Prima di tutto una forte spettacolarità, anche se molto diversa. Quella di Brie è molto semplice e essenziale. La sua scena è vuota. Tutta la scenografia è costruita con una moltitutidine di lunghe canne di bambù appese al soffitto e che gli attori muovono costruendo stanze, prigioni, divisioni, camere da letto, isole, navi, frontiere, muri. Le canne costruiscono giochi di luce, anche. Un vedo non vedo. La scenografia poi è costruita dagli attori, che non sono solo attori, ma anche acrobati, danzatori, cantanti, suonatori di chitarre, fisarmoniche, violini, camminano sui trampoli, cambiano abito e personaggio. La scena è vuota, ma sempre riempita da un corpo. Da una voce. Da un'ombra.
Li accomuna anche la recitazione, degli attori, che hanno una presenza sulla scena che ti tiene, tu spettatore, sempre inchiodato lì. Ti guardano, attirano continuamente la tua attenzione. Anche Calipso, che parla con un forte accento americano.
Li accomuna anche la lunghezza. Odissea è durato più di due ore.
Forse li accomuna anche la storia che si è scelto di raccontare. Nekrosius si attiene preciso preciso ad Anna Karenina, però. Brie ha sempre fatto un teatro politico. Qui la storia è semplice, è quella di Ulisse, che anche se non l'hai studiato a scuola, la storia la sai. C'è Penelope che lo aspetta e disfa la tela, c'è Calipso che s'innamora, ci sono gli dei che non sono d'accordo, c'è la Circe e i suoi maiali, ci sono i Ciclopi, c'è Telemaco che lo va a cercare e il cane Argo. Brie l'ha un po' riscritta, ha selezionato solo alcune parti, ha tirato fuori il comico di alcune situazioni, ha sottolineato la drammaticità di altre, ha collegato il viaggio di Ulisse al viaggio di tanti sudamericani verso il Nord America. Ha ricordato il viaggio di tutti verso la propria Itaca.
Li accomuna che mi hanno emozionato e divertito e fatto pensare tutt'e due.
Per chi è da queste parti, Odissea il 25 e il 26 aprile è al Teatro Pasquini di Castiglioncello (LI).

20090403

L'ombra del dubbio


E' di Hitchcock.
E' del 1943.
E' in bianco e nero.
E' con Joseph Cotten, quello che fa l'amico di Orson Welles in Quarto potere.
E' bellissimo. Il film intendo, ma anche Cotten.
E' inquietante. Il film intendo, ma anche Cotten.
Il sito di trovacinema, che credo prenda le recensioni dal Morandini dice:"Uno dei migliori film di Hitchcock in assoluto, apprezzato persino dai critici e dagli spettatori più refrattari al suo fascino, dai fautori della verosimiglianza e della psicologia." Cosa vuoi di più?
Ripensando a Frenzy, visto al di fuori della rassegna al cinema effeci, ho capito che i cattivi di Hitchcock sono davvero cattivi, cattivi fino in fondo, cattivi fino all'impensabile, non hanno dei ripensamenti. Sono coerentemente cattivi.
E noi andiamo avanti.
L'addetto allo spettatore questa volta mi ha raccontato che questo era il film preferito di Hitchcock stesso, quello che lui avrebbe salvato tra i suoi.

I gatti mézzi al Rebeldia



C'ero!
Ed eravamo in tanti. Tutti in piedi e coi bicchieri in mano.
Loro, i gatti mézzi, come al solito hanno cominciato in ritardo. Per creare l'aspettativa.
E poi hanno cominciato, senza presentazione alcuna, non ne hanno bisogno.
La formazione la solita: quattro, pianoforte, chitarra, contrabbasso, batteria. Nessuna sorpresa.
Anche questa volta, la maggior parte dei pezzi suonati era del nuovo CD, ma per il bis c'è stato il classico a grande richiesta, Tombolo.
L'atmosfera, un tantinellino diversa da quella al Teatro Verdi. A cominciare da come i nostri erano vestiti: perfettamente in linea col luogo. L'acustica lasciava un po' a desiderare: soprattutto il rumore delle persone che parlavano dava un po' fastidio. Ed anche quel tizio alto che mi stava davanti.

20090401

Ancora un gatto


Ribloggato (che non è molto meglio come termine di schedulato, ma tant'è) da qui.

L'italiano che cambia

Sul sito del dhl, mi informano che la mia richiesta di ritiro è stata schedulata per una determinata ora. Il sig Devoto e il sig Oli che ne pensano?