20091020

Feet of courage - Nancy Elisabeth



Vado in piscina. Ciao.

Si sta come, d'autunno, sugli alberi, le foglie.

Son tempi di tessere che si smagnetizzano.
Un giorno sì e l'altro pure.
La tessera in questione è quella con cui timbro a lavoro. Non è difficile dare un significato a queste persistenti smagnetizzazioni.
Il bancomat per ora non mi si è smagnetizzato, ma ne avrebbe tutte le ragioni.
Son tempi di computer che impazziscono.
Di tastiere che cambiano identità.
Di 's' che una bella notte, alle 23 e 43 si sentono soprattutto 'g'.
Di barre dello spazio che non ne possono più di rappresentare il vuoto, il nulla, e di colpo si sentono due lettere insieme, la 'f' e la 'g'.
La 'g' nel mondo delle tastiere è molto popolare.
Tutti i tasti vogliono essere la 'g'. Provate a chiederglielo.
Son tempi di computer posseduti.
Da cosa? Chissà. Da un Mac mai comprato, forse.
Apri scelta risorse e parte la musica.
Per fortuna è una musica che sai di avere sul computer; altrimenti è consigliabile dargli fuoco al computer. Non si sa mai.
A meno che non abbiate dell'acqua santa conservata in frigorifero. Ma conoscendovi.
Conoscendovi, lo so che invece ve la prenderete con la lettera 'q', che poverina non c'entra niente.
Non funzionava, dite voi?
Non è vero, si era solo messa in sciopero per protesta.
E voi invece l'avete divelta con tanta violenza.
Avete colto l'occasione, perché è la prima nella tastiera qwerty, e perché pensate che la 'c' basta e avanza per scrivere cuaderno, cuando, cuesito.
E i nipoti di Paperino?
Sono tempi strani. Ma poi passano.
Certe volte basta semplicemente spegnere e riaccendere.

Una vignetta del New Yorker

20091015

Hitchcock still on my mind


A marzo dell'anno scorso regalai alla mia vicina di casa per il suo compleanno il libro intervista di Truffaut a Hitchcock. E' un libro bellissimo. In realtà lo avrei voluto regalare a me. A un certo punto, io e la mia vicina di casa, cominciammo a guardarci uno a uno i film di Hitchcock. Lei poi, avendo letto quel libro, sapeva tanti particolari, tanti dettagli tecnici, tanti pettegolezzi; che io potevo rivendermi qui quando scrivevo un post sul film. Poi è arrivata l'estate (che bella l'estate) e abbiamo smesso.
Ma qualcosa è cambiato.
E' arrivato il freddo.
Posseggo anch'io quel libro ora.
La nostra videoteca di fiducia ha tantissimi fim di Hitchcock.
Credo che presto ripartiranno le visioni hitchcockiane.
Intanto, però, stasera mi vado a vedere Truffaut.
Tutto torna.
Certe volte.

(figura trovata sy byronic, mi era piaciuta così tanto che ho dovuto scrivere questo post inutile)

20091014

Ogni tanto tornano

A modo loro.
Con un link misterioso in una mail.
Chi?
I vecchi soci di A/R, che in realtà era uno solo (oltre me): la Vitttttt!!
La Vitt, in anteprima, ci narra di un nuovo sport che ora si fa solo in Germania, ma che dato il successo e le richieste, presto, forse dall'anno prossimo sarà inserito in un campionato europeo.
Cos'è?
Ma la corsa con la zucca.
La corsa in acqua con la zucca.
La corsa in acqua con la zucca gigante.
E' facile facile.
Prima cosa bisogna trovarsi una zucca gigante. Chiedete al vostro più vicino gruppo d'acquisto solidale di fiducia. Sono certa che ve ne forniranno una delle dimensione a voi adatte.
Secondo, svuotatela.
Terzo: in qualche modo attaccateci un motore.
Quarto: mettetela in acqua, tipo un fiume.
Quinto: vincete la gara.
Pensate che io stia delirando.
Pensate che la Vitt stia delirando.
Allora guardate qui.

Altri piani

Da un Buongiorno di Gramellini di qualche giorno fa che qualche altro giorno fa ha compiuto 10 anni.

Alla sua Rosy Bindi, che si chiamava Lady Astor e gli aveva appena detto in Parlamento «se io fossi vostra moglie, vi metterei del veleno nel tè», Winston Churchill rispose impassibile: «E se io fossi vostro marito, lo berrei». Spero sopravvivano in noi gli strumenti per cogliere la differenza fra l’ironia di quel perfido scambio di battute e il sarcasmo becero e sessista di espressioni come quella usata l’altra sera in tv da un altro premier, che pure sostiene di rappresentare lo stesso elettorato di Churchill.

20091013

La banda Baader Meinhof


So veramente molto poco della storia della RAF e per seguire e apprezzare questo film forse si dovrebbe conoscere di più. Altrimenti è un attentato, un rapimento, un omicidio, una rapina in banca, un dirottamento, una manifestazione dietro l'altra; ed io mi sono persa e non ce l'ho fatta a starci dietro.
Rimangono però delle sensazioni. Il film è uno di quelli che per qualche motivo non ti convince, ma per qualche altro continua a rigirarti in testa per giorni.
E' tratto da un libro che si chiama Il complesso Baader Meinhof, come se fosse una malattia psichiatrica. I tre protagonisti, Baader, Meinhof e Ensslin, i tre terroristi tedeschi che alla fine si suicideranno insieme in carcere, sembrano, ognuno in modo diverso, molto instabili, parecchio fuori di testa: Baader sembra una testa calda più interessato alla violenza di per sé che a una causa, Meinhof sembra fragilissima, mai troppo convinta della sua scelta, e quando l'arrestano crolla piangendo; Ensslin sembra spietata, senza sentimenti, senza emozioni. Nessuna, sembra una persona normale.
Sottolineo 'sembra' perché mi sono chiesta quanto fossero davvero così. Questa loro rappresentazione è la cosa che mi ha convinto poco e allo stesso tempo ha fatto sì che il film continuasse a frullarmi in testa. In questo modo però, a me, è arrivata la violenza della polizia e dei terroristi; è arrivata l'ansia di quegli anni; è arrivata la confusione su da che parte stare.
C'è anche Bruno Ganz che fa il capo della polizia credo, e anche lui è un personaggio che non ho capito per niente.
Ci sono gli arabi.
Ci sono le donne protagoniste.
Credo che a saperne di più, di quella storia, avrei capito di più.
Credo che capirne di più non sia semplicissimo.

Videocracy - Basta apparire

E' un documentario.
Il regista è un quarantenne italiano, che però da vent'anni vive in Svezia, e in circa 80 minuti racconta un po' il tipo di televisione che va per la maggiore in Italia, com'è cominciata e come siamo arrivati all'invasione di corpi mezzi nudi, soprattutto femminili, corredati da mancanza di cervello e di dignità.
Se ne è molto parlato, soprattutto perché sia la Rai che Mediaset si sono rifiutati di mandare in onda il trailer. La Rai perché il documentario veicolava un messaggio politico e pur non essendo in campagna elettorale avrebbe dovuto far seguire il trailer da un messaggio di segno opposto; e la Mediaset perché il documentario era chiaramente una critica al sistema televisivo commerciale e quindi non ritenevano opportuno mandarlo in onda proprio sulle loro reti.
ROFL è l'acronimo di rolling on floor laughing, e per chi usa skype è la faccina che appunto si rotola dalle risate.
ROFL ci sta bene dopo le dichiarazioni delle nostre TV, e ROFL ci sta anche bene guardando il documentario.
Ma forse sarebbe meglio ROFLAC, cioè rolling on the floor laughing and crying, oppure direttamente ROFTU, cioè rolling on the floor throwing up.
Perché sì un po' si ride a vedere quanto la gente è cretina, cosa fa per apparire in TV, per sposare un calciatore, quanto si fa prendere in giro da un Lele Mora e un Fabrizio Corona, e da un Silvio Berlusconi; si ride quando Lele Mora senza pudore e divertito fa ascoltare un inno fascista sul suo cellulare corredato di immagini di Mussolini e svastiche varie; si ride quando Corona senza pudore e serio si riempie di profumo e conta sul letto banconote da 500 euro; si ride pensando che questi due non hanno nessun problema ha mostrarsi così, anzi se ne vantano; si ride quando Berlusconi non ha nessun problema a ha mostrarsi così com'è, anzi se ne vanta (una fotografa intervistata nel documentario, tutta rifatta, truccata troppo e troppo bionda, dice proprio, Berlusconi mi piace perché è così naturale); si ride perché non si sa cosa fare, come quando si ride perché si è imbarazzati.
In realtà si dovrebbe vomitare.
ROFTU.

Obama ti ama, Internazionale un po' meno

Obama ti presta la macchina quando la tua è ferma per la revisione.
Obama, se tu non hai voglia, ti fa anche da autista.

20091009

Donne offese


Ora, la Bindi è sicuramente una gran persona e ha risposto a Berlusconi nel modo migliore possibile. Da gran signora. Però la Melandri che ha commentato "Berlusconi è più alto che intelligente" non è male.
Siamo oltre la frutta, comunque.

Oh Viennaaa



Era una canzone degli anni ottanta degli Ultravox.



Vienna è la città del Terzo Uomo, il libro di Graham Greene ma soprattutto il film con Joseph Cotten, Orson Welles e Alida Valli. E c'è anche il museo, del film.



Ferragosto, di Achille Campanile
Nell'aria immobile della città rimasta quasi vuota per il Ferragosto, tuonò il comando:
"Tutto quello che è finto, diventi vero! Beninteso, quanto a statuaria".
Immediatamente, dalla base del monumento a Cavour si alzò il leone di bronzo, divento all'improvviso di carne e d'ossa e, dopo essersi stiracchiato e aver fatto uno sbadiglio accompagnato da un quasi impercettibile guaito, con un balzo leggero fu a terra e si voltò ad aspettare che Cavour lo raggiungesse. Cavour intanto, un po' impacciato dalla redingotta, cercava a fatica di venir giù dall'alto basamento, badando dove metteva i piedi e borbottando:
"Piano, figliolo, io non sono un leone come te, e poi sto molto più in alto; avrebbero fatto meglio a metter te qua in cima e me laggiù".



Così comincia il breve racconto di Campanile che descrive una città invasa dalle statue che un bel giorno si animano. Se succedesse a Vienna, sarebbe un bel macello. Vienna è piena di statue, non solo in mezzo alle piazze e nei giardini dei sontuosi palazzi asburgici, ma anche in cima a tantissimi palazzi. Statue bianche candide ovunque. Ma anche di bronzo. E un Rodin dentro un museo. Ma magari lui si sarebbe trovato rinchiuso nel museo.
Vienna è tutta bianca.
Anche verde, è piena di giardini.
E' piena anche di metro, autobus e tram, alcuni vecchi, belli.
Vienna a prima vista sembra molto tranquilla, troppo. Ma solo a prima vista, non so come sia a passarci più tempo.
A Vienna tutti hanno le borse Freitag, anche se sono svizzere. Ma non ho incrociato il negozio.
Da Vienna ci passa il Danubio. Ma non ci sono arrivata.
Vienna è piena di musei. Sono tantissimi. E nei musei ci sono tantissimi Klimt e Schiele. Ma anche Caravaggio, Durer, Canaletto, Brugel, etc etc. Schiele, mi è piaciuto molto di più di quanto mi aspettassi, e le mie aspettative erano altissime.
Vienna è la città della Sacher Torte, ma mi è andata come per il Danubio.
Lo strudel però l'ho mangiato.
Pensavo di trovare a Vienna un mucchio di persone che suonavano per la strada; invece no. Però si vedono tanti con le custodie, degli strumenti. E poi, sempre per la strada, ci sono dei tizi vestiti da Mozart che ti vogliono vendere un biglietto per un concerto.
Vienna è rilassante. Che non è una cattiva cosa in certi periodi della vita.

Non posso esimermi

Obama ti ama e fa la pace per te.

20091008

Bella musica

Di cosa si parla quando si parla di musica? Boh. Io non so parlare di musica, so solo dire cosa ascolto. Certo non ascolto musica che non mi piace.
Su La Stampa on line c'è un lungo articolo su Kid A dei Radiohead che il sito Pitchfork (di cui non avevo mai sentito parlare ma che non vuol dire nulla, appunto) mette al primo posto tra i migliori dischi di questo decennio che ormai - e non me ne ero neanche accorta - volge al termine.
Bello sì, Kid A dei Radiohead.
In questo periodo però non posso fare a meno di ascoltare i Beirut con Goulag Orkestar, l'unico disco loro che ho.
(- 17)

20091007

E Gipi insieme ad Obama



Anche la striscia di Gipi non c'è più su Internazionale.
Insomma.
Ora, io mi sento in grado di sostituire Obama, ma Gipi proprio no.

Obama convince Gipi a continuare le sue strisce settimanali su Internazionale.

Bah

Sarà un problema altrettanto grande e grave, ma fatto sta che continuano molti a votarli e continuano loro a governarci.

Dopo lunghi anni nei quali la crisi della sinistra, con la sua logorrea, il suo diluvio insopportabile di auto-analisi, le sue liti piccine, il suo tracollo culturale, ha tenuto banco, forse è ora di accorgersi che un problema almeno altrettanto grande, e grave, è la non-crisi della destra. La sua compattezza tetragona e certamente masochista, i suoi clubbini e circoletti ridicolmente nominati “Per fortuna che Silvio c’è” e “Silvio ci manchi” (i sorcini ai concerti vanno benissimo, ma il sorcinismo in politica è francamente penoso), il suo abbandono confidente e puerile alle parole e alle gesta del Capo, semplicemente non sono sane. Non lo sono oggettivamente, non lo sono perché strozzano il dibattito, la crescita delle persone, l’abitudine alla dialettica. Una destra che non discute con l’opposizione può anche giustificarsi con il clima di contrapposti livori, e di reciproche delegittimazioni. Ma una destra che non discute di se stessa, e con se stessa, che si manifesta solo con il coro stizzoso e poveraccio dei portavoce, con i titoloni apodittici e astiosi, con le falsità strumentali degli avvocati, con l’odio cieco per “i signori della sinistra”, con la certezza che il Capo abbia sempre ragione e solo una malefica congiura plutocratico-borghese possa disarcionarlo, è una destra perfino più malconcia della sinistra. Se l’antiberlusconismo ossessivo fa male alla sinistra, il berlusconismo ha già ammazzato la destra: e non è che se ne parli tanto. I consigli esterni sono sempre sgraditi, e anche sgradevoli da fare: ma se per esempio la piantassero di chiamarlo “Silvio”, e cominciassero a chiamarlo Berlusconi, parrebbe di cogliere un piccolo segnale di rinsavimento.

Michele Serra su La Repubblica di ieri, letto su Wittgenstein.

20091005

Figaro in icanhascheezburger #5


Voglio la pelle nera!
Tutta!

Figaro in icanhascheezburger #4


Non vi sbagliate e guardate meglio.
Voglio solo schiacciarle la testa a questa stupida gattina che mi avete portato in casa mia senza neanche consultarmi.

Obama non ci ama più


Credo.
Sull'ultimo numero di Internazionale, che ha cambiato grafica, molto discretamente, ma non il contenuto mi pare, nel senso che le rubriche sono le stesse, non ho trovato quella di Obama ti ama che stava in alto sull'ultima pagina delle vignette. Ora in quella pagina, in basso, ci sono le 5 regole.
Se è vero, spulcerò meglio la rivista, ho intenzione di scriverli.
Nel frattempo Obama ti ama lo faccio io!

Obama ti va a prendere la pizza nelle pizzeria più buona della città.

(immagine da L'altro quotidiano online)

Buon compleanno?

Perché sul dashboard di blogger, sopra il simbolino B arancione, c'è una fetta di torta con una candelina? E' il compleanno di blogger?
Blogger blogghisti di tutto il mondo manifestatevi e rispondetemi.
Grazie.

20091004

Aeroporti


Aeroporti. Come le stazioni, dei treni o dei pulman, sono dei posti da dove si parte e dove si ritorna. Anche agli aeroporti si può assistere ad adii strazianti e ritorni commoventi. Ma gli aeroporti sono anche dei non luoghi; dei posti dove il tempo non ha importanza; il giorno, la notte; la meteorologia; solo l'ora a cui parte il tuo prossimo volo ha importanza. Gli aeroporti non luoghi sono quelli in cui capiti in transito, in una città o in una nazione che magari non hai mai visitato e di cui in tasca non hai la moneta giusta. E intorno a te, ci sono altre mille persone nella tua stessa situazione.
All'aeroporto di Zurigo sono stata ore a guardare una donna sdraiata nelle poltroncine davanti a me che dormiva con tappi nelle orecchie e mascherina sugli occhi con la testa appoggiata sulle ginocchie del suo compagno. Erano tutti e due molto belli, lui biondo danese lei scura orientale. Mi sono chiesta da dove venissero e dove andassero. Sembravano reduci dal giro del mondo in ottanta giorni in mongolfiera.
All'aeroporto di Kuala Lumpur mi sono comprata dei pantaloni perché durante il viaggio quelli che avevo mi si sono strappati. Sono rossi e malesiani. Non li metto molto spesso, ma ogni volta che lo faccio mi ricordo da dove vengono.
All'aeroporto di Bangkok vendono sigarette con foto di come il tabacco riduce certe parti del tuo corpo, i denti, i polmoni. Sono tremende, e chissà quanto servano al loro scopo.
Ieri, ma è già ieri l'altro sono passata dall'aeroporto di Monaco. Viaggio breve il mio, ma Monaco è un incrocio, un hub, importante, ci passa un mucchio di gente.
A ottobre la gente che viaggia è diversa. Pochi sono i vacanzieri. Anzi non si notano proprio. La maggior parte delle persone che ho visto erano giovani uomini in completo blu con computer. Tanti yuppie. Ma non erano tutti finiti negli anni ottanta? Evidentemente no.
Negli aeroporti capita di conoscere qualcuno. Il volo cancellato, il volo in ritardo, l'uscita che non si trova... avvicina, accomuna. Nascono amicizie. Durano un'ora, magari due. Anche intense. Che poi finiscono subito, appena usciti dall'aeroporto, appena saliti sull'aereo. Ma sono belle, perché sono così.
All'aeroporto di Monaco ieri, che è già ieri l'altro, ho assistito, per la prima volta, alla ricerca del passeggero mancante. Sembrava di stare al mercato delle vettavoglie. Davanti a me ben due uscite, una per Nizza e un'altra per Colonia; un po' più in là anche Lisbona. Succede che imbarcano, ma alcuni passeggeri mancano. Scatta la ricerca del passeggero mancante. Prima è una ricerca tranquilla. L'hostess addetta in tedesco e in inglese ripete all'altoparlante il nome del volo, la destinazione, e urge i passeggeri ritardatari ad apprestarsi al cancello. Dopo dieci quindici minuti, gentilissima, in abito tipico tedesco/tirolese ripete l'operazione. Ma poi la cosa si fa ansiosa, nessuno arriva. Eh eh... vengono svelati i nomi dei passeggeri mancanti. Nome e cognome e da quale città provengono. Tutto l'aeroporto sa chi sono. Qualcuno si fa vivo, con buste del duty free a seguito. Ma non basta. Il volo non è completo. Allora ho pensato che evidentemente, se una hostess a terra non riesce a imbarcare tutti, le tolgono una parte dello stipendio, perché queste - quello del volo di Lisbona era un uomo ma lo sentivo solo parlare all'altoparlante ma sono sicura che faceva uguale - queste, uscivano dalla loro postazione e in mezzo al corridoio fermavano chiunque passasse e gli chiedevano, anzi gli supplicavano, se andavano a Lione o Colonia. Lione? Colonia? Lisbona?
Lione secondo me ha raccattato tutti. Colonia, a un certo punto ha deciso di chiudere il volo, e un tizio è arrivato tre minuti dopo, e non c'è stato verso, da brava tedesca, l'hostess non l'ha fatto salire sul volo ma l'ha mandato al banco servizi.
All'aeroporto di Monaco c'è un negozio di giocattoli favoloso.
All'aeroporto di Monaco c'è la birra weiss buona buona.
E tanti bagni.
All'aeroporto di Monaco ci sono il tè, il caffè e la cioccolata gratis.
Viva la Lufthansa, anche se all'andata mi ha perso i bagagli.
Secondo me il pounamu non funziona più.

20091003

L'Irlanda per ostelli/8


Sottotitolo: ricomincio da dove non avevo finito.
Ultima tappa: Dublino, di nuovo, ma ostello diverso, Isaacs.
Anche questo, come l'Avalon House è molto quotato. Al momento di prenotare i primi giorni a Dublino, infatti ero molto indecisa, quindi andiamo a provarlo.
Vince l'Avalon.
Anche l'Isaacs è in centro. E' pulito. Lo sono pure i bagni. C'è la colazione compresa, ma all'Avalon era più abbondante. Internet c'è. Però, fondamentale, manca un salotto; che se dividi una stanza con altre persone che vanno a letto presto fa comodo, ti spaparanzi lì e chiacchieri, leggi. All'Isaacs c'è solo questo grande ingresso con file di tavoli e panche, quindi non proprio comode, che però alle undici spengono la luce. C'è anche un giardino, quello viene chiuso alle undici, poi siamo in Irlanda, ci piove un po' lì, lo posso confermare, non è un pregiudizio.
Sul giudizio negativo non ha influito per niente il fatto che nella nostra camera c'era un tizio che ha russato, molto molto molto forte per tutta tutta tutta la notte. Icoandhiscats ha rimpianto la pinguina.
L'Isaacs comunque organizza un visita guidata a piedi per Dublino gratis. Non devi stare all'Isaacs per parteciparvi, ma loro ti informano, o meglio lo scrivono su una lavagnetta. Una giovane pazzoide canadese, ma di origine irlandese naturalmente, ci porta in giro per circa tre ore facendoci vedere i siti più interessanti di Dublino e raccontandoci un po' di storia e un po' di storie. Vediamo cosa mi ricordo:
- Alla rivoluzione, conosciuta come insurrezione di Pasqua, parteciparono in diciannove (forse non era proprio diciannove, ma era un numero così). In realtà se la programmarono bene e doveva avvenire proprio il giorno di Pasqua del 1916. Doveva essere un segreto, soprattutto per gli inglesi, poi una birra tira l'altra e la lingua si scioglie e praticamente lo sapevano tutti. Decisero quindi di rimandarla perché l'effetto sorpresa era abbastanza importante. Un po' demoralizzati, alcuni promotori della rivolta si ritrovarono al solito pub a bere le solite guiness la sera di Pasqua, ed una birra tira l'altra cominciarono ad animarsi e decisero che la rivolta ci sarebbe stata lo stesso, il giorno dopo, per pasquetta. Ed ebbero anche l'effetto sorpresa. Gli inglesi proprio non se l'aspettavano la rivolta, infatti molti erano alle corse dei cavalli. Non gli andò benissimo agli irlandesi, ma fu l'inizio. Nel 1921 l'Irlanda ebbe la sua indipendenza (anche se non tutta).
- In una delle strade principali di Dublino c'è The Spire. E' un ago, un pennacolo, altissimo, è la struttura più alta di Dublino, un affare in acciaio, immagino, altissimo insomma, a cui gli irlandesi hanno dato i nomi più consoni. Al posto dello Spire un tempo c'era una statua di Nelson che l'IRA ha fatto saltare a un certo punto. D'altronde era inglese. Per un po' è rimasto questo moncone di statua, poi l'esercito ha deciso di far saltare il resto, esagerando, e distruggendo anche le finestre di tutti i palazzi intorno. Il comune di Dublino allora lanciò un concorso per trovare il modo migliore per rimpiazzare il monumento. Vinse una fontana molto elaborata con un personaggio femminile dell'Ulisse di Joyce nuda, o quasi, non ricordo. Il monumento venne costruito ma la nudità del personaggio provocò scritte e disegni vari sulla stessa fontana e il comune decise che non andava bene, e lanciò un altro concorso. Vinse la fantastica torre in acciaio.
- Per i festeggiamenti del millennio, il comune di Dublino avendo vari fondi a disposizione si ingegnò in varie nuove costruzioni. Una è una serie di pontili in legno con panchine che corrono lungo il fiume che divide in due la città, ed è effettivamente molto bello. L'altro fu un orologio, appoggiato sul letto del fiume, all'altezza del loro ponte di mezzo (che si chiama in un altro modo e che è più largo che lungo). L'orologio venne costruito e messo sott'acqua. Peccato che il fiume in questione è particolarmente melmoso e quindi quando azionato, credo mettendo una monetina in qualche congegno, non si vedesse niente; e poi dopo poco si ruppe e si pensò bene di non aggiustarlo più.
- Bram Stoker ebbe l'idea di conficcare un paletto nel cuore per uccidere il suo vampiro da quello che vide intorno a sé durante la Grande Carestia che colpì l'Irlanda a metà dell'ottocento. La gente sveniva e moriva letteralmente per la strada. Negli ospedali non c'era più posto per nessuno. Allora alcuni erano incaricati di controllare chi fosse già morto, e perché fossero riconosciuti dai becchini che poi li seppellivano, conficcavano un paletto nel cuore. Simpatico eh.
Tutte queste cose, e altre ancora, mi sono state raccontate dalla guida canadese, che magari ci prendeva tutti in giro chissà, insomma io non me ne prendo la responsabilità.
E così finiva il nostro giro irlandese.
Bellino.
A parte il tempo.
(foto wikipedia)

Cambi di rotta


Ho finito Bob Dylan. Ascolto Alice, di Tom Waits.
Di Bob Dylan ho finito il suo libro, la sua autobiografia Chronicles I. Il mio iniziale entusiasmo con l'andare delle pagine si è un po' smorzato. Troppo pieno di musicisti che non conosco, gruppi che non conosco, canzoni che non conosco, trasmissioni televisive che non conosco, comici che non conosco. Ho saltato interi paragrafi, Pennac un bel po' di anni fa mi dette il permesso. Ciò non toglie che probabilmente leggerò Chronicles II.
Noto adesso che mi sono messa a leggere un altro libro personale, un diario, quello che Werner Herzog scrisse per le riprese del suo film Fitzcarraldo, La conquista dell'inutile. E anche qui si parla di gente che non conosco, Uli, Walter... e mettici una nota! Chi sono, il tuo fotografo? il tuo produttore? il tuo scenografo? Dillo! Quando troverò scritto Klaus, lo saprò di chi sta parlando, ma Uli... per un po' non sapevo neanche se fosse un uomo o una donna.
Per dirla tutta, sto leggendo anche un altro libro personale, Spingendo la notte più in là, di Mario Calabresi. Una personalissima ricostruzione, o memoria, della vicenda di suo padre. Storia molto controversa ed io sto dall'altra parte. Mi incuriosiva leggerlo. Aspetto di finirlo per dire qualsiasi cosa. (Ico, forse un po' avevi ragione)
I due libri, oltre a essere personali, sono accomunati da due bei titoli e dalla stessa casa editrice.
Si dice che niente accada mai per caso.
Ed io ci credo.