20110930

Verso Lisbona


Passando da Porto.
Nell'angolo in alto a sinistra: la luna.

Siamo partiti con 50 minuti di ritardo per un aereo militare in panne sulla pista di decollo. Dopo 50 minuti decidono che si può usare anche la seconda pista di decollo, ma ormai noi abbiamo perso la coincidenza col treno Porto-Lisbona. Prossimo treno a mezzanotte e mezzo, un regionale, con arrivo a Lisbona alle sei di mattina.
Cinquanta minuti di ritardo giusti giusti per il tramonto, che siccome andiamo a ovest dura tantissimo.
A Porto incontro Hugo, il compagno di un'amica pisana che ha lasciato il resto della famiglia a Pisa e ha una macchina tutta vuota per portarci a Lisbona.
Grazie Hugo.

Il primo buono proposito per il 2012



Il mio ciclista colleziona biciclette con i freni a bacchetta e vecchie bici da corsa. Il suo negozio è tappezzato di maglie del giro d'Italia e coppe della nipote.
Il mio ciclista mi ha detto che la mia bicicletta si chiama Wilma e le costruivano a Pisa. Però è una bici da uomo. Però 'bicicletta' è sostantivo singolare femminile, quindi Wilma va bene.
Il mio ciclista mi ha fatto notare il campanello di Wilma. Un bronzino (forse, dovrei sempre prendere appunti accidenti), senti come suona bene. Ed è vero. Non li fanno più così.
Il mio ciclista mi ha fatto vedere un album di foto di Bartali e Coppi. Uno dei due è stato il primo a usare il cambio montato anche su Wilma, che c'ha un nome tutto suo, ma io non lo ricordo (oppure potrei andare in giro con un registratore per ricordarmi i nomi delle cose).
Il mio ciclista la domenica mattina insieme a un gruppo di persone va in bicicletta. Perché non vieni, ci sono molte altre donne nel gruppo, mi ha detto. Ce lo già una bicicletta che ti potrebbe andare bene.
Ci sto facendo un pensierino.
Chissà se il mio ciclista conosce la gara di ciclismo L'Eroica. Si fa a Gaiole in Chianti questo finesettimana. Si corre solo su biciclette vecchie, e c'è un fantastico mercatino. Io l'ho scoperto da poco, altrimenti ci sarei andata, intanto per il mercatino.
L'ho scoperto su No Borders Magazine, che è un sito di viaggi che balzico da un po' e che recentemente ho inserito tra le 'Stazioni' qui a sinistra. C'è anche un piccolo documentario sull'Eroica, che se lo guardate l'anno prossimo ci si va tutti a Gaiole in Chianti.
Che poi io a Gaiole in Chianti non ci sono mai stata.

20110927

Draw a Stickman

Cliccare sul titolo e seguire le istruzioni.

20110926

Hanna


Hanna senza la faccia di Hanna non sarebbe Hanna.
Hanna è Chemical Brothers a volume altissimo (ma non di domenica mattina).
Hanna è Biancaneve nelle foreste finlandesi perennemente coperte di neve.
Anche se assomiglia di più a Cappuccetto Rosso. 
La strega cattiva è Cate Blanchett. Ah Cate Blanchett!
O forse è il lupo cattivo? La scena finale potrebbe confermarlo.
Il cacciatore buono è Eric Bana. Ah Eric Bana!
Col cacciatore siamo in una botte di ferro, c'è in tutt'e due le favole.
Hanna è una coproduzione USA, UK e Germania, ma Cate Blanchett e Eric Bana sono Australiani.
(ieri sera ho visto Animal Kingdom, che è un film australiano di cui si è parlato molto l'anno scorso, non so se proprio mi è piaciuto, mi sa di sì, ma è un film strano, veramente difficile da incasellare, il che è positivo, forse mi ha fatto venire in mente Gomorra, poi ho sempre dei problemi con i film violenti, però ho scoperto che gli australiani quando parlano li capisco proprio male)
Di sette nani invece ne ho individuato solo uno, ma ha un intero lunapark abbandonato tutto per sé.
Hanna è Ouarzazate, Essaouira, Berlino est.
Hanna è primi piani e vicini di poltrona che saltano.
Vicini di poltrana stanchi che pensavano di addormentarsi e non l'hanno fatto.

Hanna è un film di Joe Wright, con Con Cate Blanchett, Eric Bana, Saoirse Ronan, Olivia Williams, Tom Hollander. La musica è di The Chemical Brothers. E' uscito nel 2011 e dura 111 minuti.

20110925

Sunday morning

Domenica mattina.
Non abbastanza presto da poter aprire la finestra e urlare "e abbassa la musica che c'è gente che dorme".
E' Relax dei Frankie goes to hollywwod.
Non mi piaceva negli anni ottanta, figuriamoci se mi sveglia la mattina, di domenica, nel 2011.
E non intende abbassarlo.
Già lo odio.
Ovviamente è un uomo.
Giovane.
Un exco vestito alla moda.
Col ciuffo col gel.
E la maglietta attillata.
Anzi no, la camicia azzurra.
Ecco ce l'ho, la maglietta col colletto rialzato.
L'occhiale scuro grosso.
Il cellulare e il portafoglio in mano.
Scarpe bianche.
Oppure a punta, ma non ci starebbe bene col resto.
Scarpe da tennis bianche.
Mi alzo e vado alla finestra. Individuo la macchina.
Non è un Suv, né un BMW, né una Golf, né una Smart, non è neanche grossa. E neanche nuova. E' più o meno come la mia, una Opel in questo caso, bluina scolorita.
Intravedo il tipo al volante.
Mi sorge il dubbio che sia una donna.
Nah.
Anche exco mette musica a paletta che non mi piace, un simil rap.
Sarà un simil exco ma antipatico.
Comunque lo odio.
Finalmente spenge Relax don't do it.
Ed esce un tizio sulla quarantina, jeans e camicia, bustina di plastica in mano, l'uomo più normale che si possa immaginare. Faccia pure simpatica.
Penso, deve averci dei problemoni in casa, con la moglie: Relax don't do it!
Forse sta andando a pranzo dai suoceri: Relax don't do it!
Se funziona, sarò tollerante, anche di domenica mattina.

20110922

The Blues Boat con la pellicola


Sulla Blues Boat non c'è il frigorifero e si usa un fornellino da campeggio. A due fuochi però!
Sulla Blues Boat si scopre che lo yogurt fuori dal frigorifero ci sta benissimo e il pecorino è troppo più buono. Il freddo ammazza i sapori.
Sulla Blues Boat i piatti più gettonati sono le patate quasi al forno con rosmarino endemico, e la rataouille, cianfrotta o altro nome a piacimento. Ovviamente va molto la pasta, che è uno degli ingredienti di un altro piatto tipicamente bluesboattiano: la boite surprise. Scatoletta a sopresa.
Il nome è in francese perché il piatto fu pensato, ormai quasi dieci anni fa secondo me, quando a bordo c'era l'ospite francese (che si narra si mettesse a fare favolose crepe). A quel tempo inoltre, le scatolette di cibo si tenevano libere nei gavoni sotto le cuccette (ma forse quelli sotto le cuccette non si chiamano gavoni, argh) che un pochino si riempiono d'acqua e portano via l'etichetta dalla scatoletta, e così non sai più se dentro ci sono le lenticchie, i ceci o la passata di pomodoro. Quella volta lì c'erano i ceci.
Oggi le scatolette non la toccano l'acqua, stanno dentro delle apposite bacinelle, e la boite surprise è una pasta (conchiglioni per la precisione) con ceci e molto altro... eh eh i segreti dello chef non si possono troppo diffondere. Buonissima.
Sul pranzo tendiamo a rimanere più semplici: insalate varie.

20110921

ET as the ideal Italian woman

Il Festival di Venezia raccontato, dopo, da uno dei giurati.

20110920

Geko Maison

 I links del geko a settembre

Materiali di riciclo: Armadi.
Materiali di riciclo: Pancali 1 e 2.
Fai da te: Il letto nell'armadio.
Mai più senza per la cucina.
Materiali di riciclo d'autore.
Fai da te: Armadio classico.
L'idea: il letto sospeso.
L'idea: la casa nel container.
Fai da te: la chaise longue da giardino (non lounge!! o gli americani la chiamano così?!).
Fai da te: la porta scorrevole.
Fai da te: la vaso lampada.
Fai da te: il tavolino pieghevole.
L'idea: il balcone che non c'era.

20110919

The Blues Boat con la pellicola

Gita al faro
Non so esattamente cosa sia successo a queste foto.
Come tutte quelle che ho fatto sulla Blues Boat le ho fatte con la macchina fotografica Nikonos. Rullino 400 ASA, tirato a 800.
Secondo me si era appannata la macchina.
Comunque un bell'effetto per niente digitale!

Ah, e ora google che pensa sempre a me, mi ha dotato dell'effetto lightbox, così il lighthouse si vede anche meglio. Cliccare (sulla foto) per credere.

Il faro è quello del Giglio.
Punta Rossa, mi sembra.
Quella a sud, ultima tappa prima di Giannutri.





 




20110918

Genuino/Clandestino

Lisboa maravilhosa


Baccalà
Sardine
Paste alla crema
Cannella nei dolci
Obrigada
Metropolitana fino all'una di notte
Bairro Alto
Baccalà
Sardine
Alfama
Tago
Vino bianco rosso e verde
I tram
I portoghesi
La birra piccola a un euro e venti
Baccalà
Sardine
Expo del 1998
Le scale
Azulejos
Vasco de Gama
Saramago
Pessoa
Baccalà
Sardine

20110912

In un mondo digitale

p. 83
Fotografia. Puntate su pellicole poco sensibili (massimo 100 Asa, meglio 64 o 50) in tutte le stagioni: ci sono molte giornate soleggiate anche in inverno. Se avete una macchina a lente fissa un 35 mm è meglio di un 50 mm: vi concede maggiori risultati sui paesaggi e vi dà qualche possibilità in più con i monumenti (spesso situati in vie strette dov'è utile un grandangolo). Il Portogallo non è comunque facile fa fotografare, soprattutto Lisbona: le vie strette in cui la luce si inserisce alternata a zone d'ombra richiedono tecniche professionali per avere buoni risultati, senza contare la difficoltà di catturare le atmosfere del crepuscolo (portate un cavaletto o almeno un monopiede). Non dimenticate il flash: vi porterete a casa immagini piene di colore (fado, locali, mercati).

ClupGuide
Portogallo, di Marco Moretti
Stampato nel 1996

20110911

Colpo di scena

Almeno per me.
E' Padova la vincitrice.

Exco non stava dandosi da fare alla ricerca di nuove stanze e progetti erasmus per lasciare tutto in ordine alla volta della swinging London, ma perché aveva già deciso.
Senza comunicarmelo.
Ma secondo te se mi do da fare a cercare una stanza cosa vuol dire? - parole di Exco.
Sono convinto - parole di Exco.

Ed io sono contenta?
Boh, basta che non si deprima. Exco depresso non si può vedere.

Yuppie, prossimamente nuovo weekend a Venezia!

20110910

L'ultimo terrestre



A me Gipi non mi chiamerà mai a fare un film.
Non ho il naso giusto.
Non ho un naso importante, un naso che da solo dice già tante cose in mezzo a una faccia. Sì, gli occhi sono lo specchio dell'anima, ma il naso è carattere. Se nasci col naso giusto il carattere è già fatto, non te lo devi andare a fare con le esperienze.
Farsi dare un cazzotto sul naso per girare un film con Gipi vale? Non lo so, ma farebbe troppo male.
Nel film di Gipi tutti hanno il naso col carattere. Gipi compreso, anche se non appare nel film, o almeno io non l'ho visto.
L'unico con un naso normale, un naso che passa inosservato è Paolo Mazzarelli il cui personaggio infatti è forse il peggiore di tutti e quello che interessa meno.

L'ultimo terrestre si vede che è diretto da uno che disegna fumetti. Signori fumetti.
L'ultimo terrestre è pieno di linee, orizzontali, verticali e diagonali, dei paesaggi, delle strade nella notte, delle villette a schiera, delle piscine vuote e soprattutto del mobilificio. Le inquadrature sono i riquadri in cui viene suddivisa la pagina del fumetto. Però Gipi spesso e volentieri usciva da quel piccolo riquadro e si prendeva tutta la pagina o anche due, tre, quattro. Succede anche in L'ultimo terrestre che è fatto soprattutto di scene brevi, veloci, che cambiano all'improvviso ma anche da scene più lunghe e lente come quando Roberto Herlitzka (ma avete visto che naso!) fucile alla mano cerca l'intruso nel suo casale. Come nei suoi fumetti, ci sono molti primi piani, molti primi nasi; e parole poche, lo stretto necessario.
E da tutte queste linee, riquadri, scene veloci ed altre più lunghe, da tutte le poche parole e i primi piani non viene fuori proprio una storia, viene fuori, come succedeva nei suoi fumetti, una bella poesia (ecco l'ho detto), e poi ognuno ci si faccia la propria storia. (L'analogia con gli immigrati che ho letto da qualche parte io non ce la vedo ma proprio per niente per niente per niente.)
Forse i fumetti di Gipi erano un esercizio per arrivare al film - anche se spero che ne pubblicherà altri.

L'ultimo terrestre mi è piaciuto molto.
Ma sono di parte.
Penso che sia un film diverso dai film italiani in generale. Ho pensato che fosse un po' spagnolo, ma forse per via dei nasi. E ho anche pensato che mi ricordava qualcosa di Sorrentino delle Conseguenze dell'amore, probabilmente per la cura della fotografia, dell'inquadratura, la luce abbagliante (ma se ha sempre piovuto l'inverno scorso come ha fatto?), le poche parole.
Poi sono stata tutto il tempo lì a chiedermi se Gabriele era davvero bravo, e nell'ultima scena non avevo più dubbi: sì.

Sono arrivata al cinema mezzora prima pensando ci sarebbe stata coda, invece non c'era nessuno. Avrei pensato che nella città del regista e dell'attore protagonista di un film in concorso a Venezia la scena sarebbe stata un'altra.

The Blues Boat. Da sotto è tutto un altro mondo




20110908

Ci siamo



(Foto prese da La Stampa e Il Post)

Cosa deciderà Exco?



I fans di Exco in giro per il mondo fremono.
Cosa deciderà Exco?

Interpellati, i fans erano tutti ben contenti di dire la loro, alcuni lasciando anche tutti i loro recapiti telefonici "digli di chiamarmi quando vuole". Questi i risultati del sondaggio di A/R sempre sulla notizia:

49,25% rimanere a studiare a Padova
49,25% andare a Londra per un po'
0,25% laurearsi e andare nel sudamerica perché il futuro è lì
0,25% spostarsi a Firenze e continuare a studiare lì

Exco è in silenzio stampa, ma mentre 10 giorni fa i bookers inglesi davano vincente la scelta londinese, ieri in un'intervista telefonica Exco in persona ha parlato di Erasmus, scadenza delle tasse universitarie e camera singola.

E' un testa a testa Padova-Londra.

20110906

Alzati che si sta alzando la canzone popolare


Giovanna Marini è cantante e cantautrice. Soprattutto cantante credo. Meglio interprete. Meglio memoria storica musicale popolare.
Giovanna Marini ha 74 anni e una voce portata benissimo. Io alla sua voce gliene davo 30 di anni. Anche gli occhi li porta benissimo, e pure lo spirito. Tutto il resto lo porta bene.
Giovanna Marini, per quelli che come me non la conoscono (io ora sì, tsé tsé), è una che se ne potrebbero raccontare tante. Ma è lei la prima a raccontarne tante, soprattutto di quelle popolari, soprattutto delle donne e in particolare delle mondine (ama chi ti ama non amare chi ti vuol male soprattutto il caporale e i padroni che sfruttano te); soprattutto degli operai e degli emigranti (come quei siciliani di un piccolo paese che finirono tutti in una miniera in Belgio); soprattutto politici di quei famosi anni 60 e 70; e racconta anche di Calvino, Pasolini e Pavese. E poi sicuramente racconta anche molto di più ma questo ha raccontato l'altra sera.
Io Giovanna Marini era la prima volta che la andavo a sentire e delle canzoni che ha cantato conoscevo solo Bellaciao.
C'ho pensato a questo fatto, al fatto che non conosco i canti popolari italiani.
Perché a casa nostra non si cantavano, non perché non si fosse popolari, anzi, ma perché l'italiano di casa non cantava. Di solito sono le donne che cantano, almeno dalle nostre parti mentre per esempio al sud la percentuale è molto diversa fa notare proprio la Marini in un'intervista. La donna di casa cantava infatti, ma erano altri canti, canti della sua di tradizione. Io un poco conosco quelli; ma poco perché poi i canti smetti di cantarli solo con tua madre e esci fuori a condividerli. E questo non è successo, le ballate anglossassoni e le ninna nanne maori qui sono poco conosciute. Fuori di casa ho imparato Bellaciao, e anche Maremma amara (le elementari le ho fatte a Grosseto), ma oltre non vado.
E quindi il concerto di Giovanna Marini era tutto abbastanza nuovo per me ma il pubblico invece cantava spesso; dietro di me c'era un coro professionista - o almeno così sembrava da quanto era ben intonato. Accanto invece avevo una persona che al contario di me la conosceva bene Giovanna Marini e le sue canzoni, e che sottovoce cantava, spesso. E su un paio di pezzi non tratteneva le lacrime, perché in famiglia quei canti li cantavano. Loro sì.

Ad Arles per JR


La snob il talebano e la donna mascherata.

Ma non c'è bisogno di andare ad Arles (ancora pochi giorni) per partecipare al progetto di JR. Si può fare anche comodamente seuditi da casa.

20110905

The Blues Boat. Sott'acqua è tutto un altro mondo

Il gabbiano per spostarsi a pelo dell'acqua apre le zampe palmate in modo alternato.
Giuro.
L'ho visto io.
E pure fotografato.


20110901

Ritenta sarai più fortunato



Due anni fa in cinque provammo ad andare alla spiaggia di Guvano e andò così.
Ma si dice Gùvano o Guvàno?
Domenica eravamo in sei ed è andata diversamente: l'abbiamo trovata!
Sus, dillo al capogita di due anni fa.

Non c'erano pareti perpendicolari da scendere né sentieri a strapiombo.
Solo una vecchia galleria del treno lunga un chilometro e duecento metri totalmente buia. Ripeto: totalmente buia. Noi però eravamo attrezzate.
Siete attrezzate? Ce lo ha chiesto l'inquilino della casa accanto al tunnel a cui abbiamo chiesto indicazioni.
Sì! Abbiamo risposto.
La mia torcia da testa con le pile scariche e un'altra torcetta. Abbastanza comunque da vedere dove metti i piedi, ma non un metro oltre.
Il buio fa un po' paura, ve lo devo dire.

Rileggendo il susseguirsi dei fatti della volta precedente poi ho notato che io davanti alle avversità reagisco sempre allo stesso modo. Propongo a chi è con me di non fare quello che stiamo per fare ma vengo puntualmente ignorata.
Sburk: Ma siamo proprio sicure di voler fare questa cosa?
Nessusa risposta, ed eravamo in sei.
Magari non hanno sentito.
Sburk: Ma siamo proprio sicure di voler fare questa cosa?
Idem come prima.
Sburk: Ma siamo proprio sicure di voler fare questa cosa?
Idem come sopra e due anni fa.
Mi si ignora completamente.
L'alternativa poi era il solito spaghettino allo scoglio a Corniglia e l'ora era anche quella giusta.

Insomma si fa questo tunnel lunghissimo e come tutti i tunnel alla fine si vede la luce; e cataste e cataste di bottiglie vuote. In perfetto ordine che sembrano sculture, istallazioni.
Sotto l'uscita del tunnel c'è la spiaggia.

Non è grandissima, e purtroppo anche questa volta c'è il mare un po' mosso, l'onda lunga che si mangia gran parte della spiaggia. E' più frequentata e varia dell'altra, sia nudisti che persone con tutti i tipi di costume; uno anche con i pantaloni. Io e Dusa crediamo di riconoscere sotto un cappello bianco da cowboy e rayban a specchio l'UomoNudo dell'altra volta, che anche questa volta cammina incessantemente su e giù per la spiaggia fermandosi a pochi metri da bagnanti a caso e fissandoli insistentemente.
Ma l'UomoNudo, scopriamo dopo pochissimo, è totalmente innocuo rispetto agli squali: i temibili Squali di Guvano.

(Oh! Sono loro stessi si definiscono così - squali e basta, io ho aggiunto il luogo).

Gli Squali di Guvano sono esseri di genere maschile che camminano anche loro su e giù per la spiaggia con o senza costume, ma a differenza di UomoNudo, sono insopportabilmente molesti. Soprattutto poi se nel tuo gruppo gita domenicale c'è un essere di genere femminile che per buona educazione deve essere sempre gentile e rispondere a ogni domanda. Questo suo comportamento la porta a rimanere irrimediabilmente sola insieme allo squalo, che non è una bella cosa. Gli squali come già accennato possono essere di due sotto specie, con o senza costume, e noi fortunelle tutt'e due li abbiamo incontrati: uno nudo con difficoltà di autocontrollo e l'altro con costume leopardato. Lo squalo di Guvano si approccia alla sua preda senza alcun tipo di esitazione, che tu stia leggendo, dormendo, o parlando con qualcun'altro, lui non si fa problemi e ti si mette accanto. La seconda domanda che lo squalo di Guvano (toh, gli squali di Guvano parlano, fatto evolutivo che ha del miracoloso in una specie del genere) fa alla sua preda è chiederti di dove sei, e una volta che la preda ignara risponde, lui ribatte così: ma guarda un po' vengo lì domani (lì può essere Genova, come Lisbona) col mio camper, ci potremmo vedere.
Lo squalo di Guvano, nonostante questo approccio che io definirei fallimentare al 1000%, pare non essere per niente per niente in estinzione: è un altro dei grandi misteri della scienza su cui fior fior di ricercatori e premi nobel si dibattono. Un gruppetto di squali che ho potuto osservare domenica scorsa infatti parlando tra di loro notavano come quel giorno non erano riusciti a mangiare nulla (loro testuali parole). Perché gli altri giorni sì!?!?!
Purtroppo alla scienziata sburk la vicinanza dello squalo di Guvano oltre ad un immediato senso di nausea provoca una voglia irresistibile di fare il bagno, nonostante le onde alte 10 metri e le correnti da Oceano Pacifico e la mia analisi dello Squalo di Guvano e molto molto parziale.
Ma del resto, chi è che ne vorrebbe sapere di più?

SUS! Ti volevo dire che sempre con Dusa siamo anche arrivate, agili agili, facile facile, alla Buca delle Fate, senza camminare più due ore e passando da Ancona per arrivarci. Al ritorno che è in salita, ti abbiamo anche citata, più volte.
- Ma tu stai sudando?

La spiaggia di Guvano è alle Cinque Terre sotto Corniglia.
La Buca delle Fate è a Baratti sotto Populonia.