20111231

Buon anno!

Uno solo.
Possibile.
Necessario.
Non più rimandabile.
Prendere la laurea (triennale, che la gente fa sempre questa distinzione).
(Che poi in realtà sono di più, vuol dire dare ben due esami e scrivere una tesi)
Però l'anno prossimo c'ho anche il 29 febbraio a disposizione. Ce la posso fare.

Buon anno a tutti!

Diana F+


E' arrivata. Insieme a tutto il suo corredo.
E' bellissima.
Grazie.

20111230

Drive


Non si fa altro che parlare di Drive. Da mesi su tutti i miei blog di riferimento. E ora con la fine dell'anno è in tutte le classifiche dei migliori dieci film del 2011. Nelle posizioni alte. Spesso proprio la più alta.
Io ho anche aspettato a guardarlo.
Sai quelle cose che ti piacciono tanto e decidi di non consurmarle perché poi sono finite e non ce l'hai più? E' una cosa che di solito faccio col cibo, e regolarmente finisce che lo faccio andare a male.
Drive ero convinta che mi sarebbe piaciuto. Uno di quei film che è un piacere guardare, che finalmente è diverso dai soliti, che perdi la concezione del tempo, che ti immedesimi in tutti i personaggi, che sei lì a tavola insieme in loro, che pensi ma guarda un po' che bravo, il regista, l'attore, il direttore della fotografia, lo scenografo, che sono scritti tutti al maschile ma potrebbero benissimo essere donne, anche se si dice che il mondo del cinema sia particolarmente maschilista.
E poi in Drive c'è Ryan Goslin, che è un attore su cui ultimamente mi sono fissata. Prima lo evitavo. Biondo, giovane, americano (in realtà ho scoperto che è canadese), belloccio, ex-bimbetto canterino-ballerino del Mickey Mouse Club, un programma televisivo della Disney dove c'erano anche Christina Aguilera, Justin Timberlake e Britney Spears. Invece ho scoperto che è bravo. Un po' come Leonardo Di Caprio che uno pensa sempre Titanic, anche se ha fatto tutti i film di Scorsese degli ultimi 10 anni. Insomma di Ryan Goslin mi sono guardata molti dei suoi film, ma Drive avevo deciso di lasciarlo per ultimo, perché Drive sarebbe stato il migliore.
Mi toccherà guardare Le idi di marzo, anche se c'è Clooney che lo reggo poco. Anche Lars e una ragazza tutta sua è abbastanza quotato ed è una commedia e sotto le feste ci sta bene.
Consiglio molto molto invece che l'ho visto Half Nelson, sempre con lui, l'unico (c'ho la fissa ricordatevelo) Ryan Goslin.
Ryan Goslin poi è proprio perfetto, perché ha anche un difetto: gli piace mettersi questi pantaloni stretti stretti che non si può vedere.
Ma torniamo a monte: Drive.
Drive si svolge a Los Angeles ed è la storia di questo tizio, Ryan Goslin, di cui non ci è dato sapere il nome. Lui è The Driver. E basta. Un tipo silenzioso dal sorriso lieve e gentile. Misterioso, non si sa da dove viene né dove andrà. Fa lo stuntman di giorno e la sera per arrotondare fa il guidatore nelle rapine. Si innamora della sua vicina di casa con figlio, il cui marito è in prigione. Insomma l'ambiente è ad alto tasso di criminalità e il sangue non manca.
A me ha fatto venire in mente i western di Sergio Leone; ma senza Sergio Leone. Ah Sergio Leone. E va be' va be' Ryan Goslin, ma non è Clint Eastwood, o Henry Fonda o Gian Maria Volonté. Dé ma dé.
Drive ve lo riassumo così: un mucchio di rallenti, di silenzi, di musica giusta anche se troppo forte perché poi the driver parla invece sempre sottovoce quando parla, di sguardi negli occhi, di fatalismo, di giacchetto giallo di Goslin che non si può vedere, di cattivi tipicamente cattivi, e mezzi cattivi che rimangono fregati, di sangue a frotti che spruzza dalle vene, di solitario misterioso che si affeziona al bambino naturalmente, di vita notturna, di Los Angeles decadente.
Salvo solo il personaggio femminile, se proprio devo.
Non so, forse al cinema con la musica elettronica (bella) sparata a palla mi sarebbe piaciuto di più.
Non so, forse Drive è cinema e lì va visto.
Non so, ho avuto la stessa sensazione di Black Swan, un film che tutti dicono wow e strabuzzano gli occhi dallo stupore e io invece penso bah.

Save the planet

Ora capisco che faccia freddo e che sia un lavoro un po' ingrato, ma che l'addetto all'isola ecologica mobile stia dentro il furgoncino col motore acceso è un bel controsenso.

20111228

Back to the future


Sappiatelo.
Nel calendario lomografico, il 2012 è l'anno della pellicola.

20111221

Sull'auto-apprezzarsi

Lo devo dire. Il mio nuovo layout mi piace assai.

Faust


Secondo un mio amico a me piacciono in modo particolare film ungheresi con sottotitoli in polacco. O forse era l'incontrario? Lui è proprio convinto di questa cosa, ma in realtà non è vero. Bisogna vedere cosa si intende per film polacchi con i sottotitoli in ungherese.
Il Faust di Sokurov, vincitore dell'ultima Mostra del Cinema di Venezia, ad esempio per me è stato un film ungherese senza sottotitoli. Credo che la visione di questo film abbia bisogno di un po' di conoscenza faustiana, cosa che io non possiedo. Io del Faust so che è un dottore che vende la sua anima al diavolo in cambio di una maggiore conoscenza, o era infinita? Boh. Forse dovrei vendere la mia anima al diavolo?
Perché certi film ci piacciono altri no? Uno dei motivi (e sottolineo tre volte e in grassetto 'uno'), per me almeno, è che nel film ci sono dei personaggi, delle situazioni, delle emozioni, con cui mi relaziono. Come per Lars Von Trier: lo odio, e questo si sa è già un bel sentimento, ma i suoi film trattano - in modo allucinante e angosciante naturalmente - problematiche che io riconosco e che in qualche modo (in un modo moooolto diverso dal suo) sono anche mie. Con il mito di Faust, raccontato da Sokurov, io non ho trovato connessioni. Eppure ci devono essere, con i miti ci sono sempre, proprio per quello sono miti.
Darren Aronofsky, quello di Black Swan e The Wrestler, che era presidente della giuria così ha detto consegnando il premio al regista russo: "Ci sono film che fanno piangere, ci sono film che fanno ridere, ci sono alcuni film che cambiano lo spettatore per sempre; e questo ne è uno." Staremo a vedere come sarà il suo prossimo film.
Tutto questo per dire che io non mi so esprimere sul Faust di Sokurov. E non credo neanche che mi abbia cambiato per sempre. Film che ti cambiano sempre poi... per quanto sia film dipendente, esistono davvero film che ti cambiamo per sempre?
Quello che però so esprimere è che l'attore che fa il diavolo mi piace molto, l'avevo visto anche nell'unico altro film di Sokurov che ho visto, l'Arca Russa, e evidentemente mi è rimasto impresso perché l'ho riconosciuto subito. Si chiama Anton Adasinky e ho scoperto che è tutto un programma. Tutti gli attori sono bravi, molto teatrali.
Molto teatrale a me sembra tutto il film. Teatrale non nel senso di Carnage, perché i luoghi in Faust sono molteplici e diversi e enormi. Teatrale per la recitazione, per i costumi eccessivi, per i silenzi, per l'espressionismo, per il trucco pesante, per i corpi in evidenza, contorti, morti, nudi.
E mi vien da dire teatrale anche per l'uso che fa dello strumento cinema: il formato 4:3, le inquadrature oblique, gli effetti deformanti, la luce verde.
Film complesso: non mi so esprimere. L'ho fatto perché mi è stato chiesto.

Exco in the morning

Sburk: A-ha sei ancora a letto stamani.
Exco: Ronf... sì.
Sburk: Ti ho portato la colazione.
Exco: Ronf... grazie, ronf.
Sburk: Hai fatto tardi ieri sera?
Exco: Ronf... sì.
Sburk: E a che ora hai in programma di alzarti?
Exco: Alle 9.30.
Sburk: Sono le 10.45.
Exco: Ronf.

Exco le prime tre mattine dal rientro da Padova si sveglia presto. Ieri addirittura alle 8.30. E si mette a studiare. Ieri addirittura ha anche lavato i piatti. Stamani ancora non è pervenuto.

20111220

Vinicio Capossela in Marinai Profeti e Balene

Vinicio Capossela è felice. Anzi gioioso. E la sua gioa la canta.
Ha raggi sulla schiena irradia gio-gio-ia
Le dita tese indicano gio-gio-ia
Esplodono le mani per la gio-gio-ia
Si butta in braccio a tutti per la gio-gio-ia
O almeno così a me sembra dal palco laterale del Teatro Goldoni di Livorno. Bel teatro, il Teatro Goldoni. L'avrà pensato anche Capossela e gioso ha presentato il suo spettacolo, Marinai Profeti e Balene.
Come il suo ultimo cd, che è cd non di facile ascolto. Ma per niente. E' un cd che ti devi mettere lì e ascoltarlo a modino; e forse neanche così l'ascoto viene bene. E' un cd che ha bisogno di uno spettacolo a teatro. E Capossela così ha fatto. Capossela anzi dice che il cd è il pretesto per fare il concerto.
Che poi il concerto di Capossella non è concerto, al massimo musical.
C'è la scenografia, le vertebre di una balena che si aprono e chiudo a seconda della necessità, e diventano anche nave, bastione di pirati, con delle enormi vele al vento. Geppetto non c'è però, ci avverte subito Capossela.
Ci sono personaggi in costume, marinai e parche. Marinai che sono musicisti notevoli che suonano strumenti impensabili. Parche che sono il coro delle donne sarde di Actores Alidos, e se devono ballano anche e recitano. E spogliarelliste e maghi, che non mancano mai.
C'è chiaramente un canovaccio, che viene seguito, battute precise, movimenti non improvvisati, una canzone dietro l'altra per raccontare il mare, quello anche di Conrad e di Melville.
Ed è bello.
Ma è bello anche il resto. Concerto vero e proprio, più naturale anche se ovviamente non improvvisato. E allora si canta L'uomo vivo e anche il Ballo di San Vito. E visto che siamo a Livorno, una canzone di Piero Ciampi, che un po' la stona ma va bene lo stesso e si finisce con coriandoli e giacca rossa per la canzone natalizia.
E a chi chiede 'Che cos'è l'amor' lui risponde che l'ha tolta dal repertorio perché non da risposte. E che tutto e bello quello che non finisce mai.
Vinicio Capossela suona per tre ore, e cambia molti cappelli, ed è tutto un bel vedere e sentire. Poi secondo me è anche dimagrito.
Le foto sono di tsaramaso.




20111217

Effetto Melancholia


Perché uno tornando a casa dopo aver visto quel film lì, non solo si becca la bora triestina e la grandine. Ma anche queste ali qui, ali cadute, senza corpo.
Oh!
Lars!
Smettila, dai!

Melancholia


A caldo.
Così a caldo che per tornare a casa oltre a tutto questo vento ho beccato anche la grandine. E al cielo ho urlato: suvvia Lars!
A caldo. Ho fatto passare 11 anni da Dancing in the Dark, perché soffrire anche no grazie. Questo non dà la botta di Dancing in the Dark, ma che angoscia. E se hai visto Le cinque variaziono lo sai, lo sai lo sai lo sai, che Lars ci gode a farti soffrire. Tanto.
Lars von Trier è sicuramente un visionario. E sicuramente è un pazzo. Sicuramente continua a darmi noia la macchina da presa a mano che si sposta velocemente da un primo piano all'altro perdendo anche il fuoco e poi ritrovandolo. Pensavo infatti avesse smesso. Sicuramente è uno che i film li sa fare, e nonostante la fastidiosissima macchina da presa a mano - che sicuramente continua a usarla così perché sa che allo spettatore gli dà fastidio e gli viene la nausea, e lui ci gode - bella è la fotografia, i paesaggi, i cieli e la natura.
Belli gli attori, che pare facciano a botte per lavorare/soffrie per lui. E lui chiaramente ci gode. Charlotte Rampling bellissima con tutte le rughe al punto giusto.  John Hurt perfetto sempre. Mi ha fatto piacere rivedere Kiefer Sutherland su cui per un periodo mi ero fissata guardando 24 (certo il padre è tutt'altra cosa). E le due sorelle nel film Charlotte Gainsbourg e Kristen Dunst. Due personaggi che lo so, ora a caldo dico che mi affascinano, tra qualche giorno di più.
Ma che angoscia però.
Il 21 dicembre 2012 sapete dove trovarmi, seguo il consiglio di Justine, e preferirei non essere da sola. Inoltre, 21 dicembre 2012 permettendo, per altri 11 anni con Lars sono a posto. Vediamo cosa mi scodella nel 2022.

20111216

Carnage


Polanski imperterrito continua a fare film che si svolgono negli Stati Uniti, anche se lui lì non ci può mettere piede. Carnage esce proprio oggi negli Stati Uniti.

C'è chi dice perché andare a vedere un film teatrale al cinema; perché andare al cinema per vedere un film che si svolge praticamente in una sola stanza. E Carnage fra l'altro è proprio tratto da una commedia teatrale; l'autrice è francese e si chiama Yasmina Reza. Da quel che ho letto il film di Polanski segue pari pari la commedia, nell'adattamento che era stato fatto per Broadway. Mi sembra abbia solo cambiato i nomi - rimane uguale anche il libro che sta scrivendo la padrona di casa Jodie Foster. Lo spettacolo teatrale a Parigi, Londra e Broadway ha avuto moltissimo successo.

A me piacciono particolarmente i film teatrali, invece. Quel senso di claustrofobia. Quel farti sentire lì anche te in quella stanza, ma allo stesso tempo sicura al di qua dello schermo. Non c'è il rischio che uno degli attori, rompa la quarta parete, che ormai si fa sempre, e venga a vomitare proprio addosso a te, che è uno dei motivi per cui non sono mai andata a vedere uno spettacolo di La Fura dels Baus per quanto mi attraessero. Al cinema poi ci sono i primi piani, le goccioline di sudore, gli sguardi appena accennati ma fondamentali, e innumerevoli punti di vista. Insomma, è proprio un'altra cosa.

Poi insomma al teatro di Buti, dove i primi piani cinematografici invece non hanno bisogno di cannocchiale, difficilmente verranno Jodie Foster, Kate Winslet, John C Reilly e Christophe Waltz. E i fantastici quattro sono fantastici davvero.

Film breve, dura meno dei canonici 90 minuti, ma intenso. 79 minuti di dialogo serrato e telefonate su un cellulare; di ricette per torte alle mele e pittori preferiti; farmaci con effetti indesiderati e infissi per porte; figli maniaci e figli riflessivi; criceti e whisky invecchiati; etica e morale; di tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare; di chi è senza peccato scagli la prima pietra e porga l'altra guancia.

Christophe-Waltz-the-man-I-love

20111207

Il prestatore a ore

Questa è la storia.
Un mesetto fa torno a casa e trovo il piolino d'ingresso nel computer dell'alimentatore del mac tutto schiacciato. Penso che Exco l'abbia pestato per sbaglio. Ma sono io che sbaglio. Exco dice che è tornato a casa e ha trovato il mac per terra, e nella caduta il piolino si era deformato.
Sono stati i gatti.
Lo so.
Pensano che la linea retta camera corridoio salotto sia un percorso di caccia, e che il tavolino da caffé (in realtà è uno sgabello, ma per i gatti evidentemente un ramo basso) dove staziona il computer sia un trampolino di lancio per più alti lidi (rami più alti, il lampadario?). Il computer che fa del suo meglio per entrare nella parte, come ogni ramo realistico che si rispetti certe volte si spezza, e spezzandosi si ritrasforma in bianco ibook e scivola dal tavolino da caffè per terra.
Provo un po' a raddrizzare il piolino e riesco a reinserirlo e farlo funzionare, ma non bene. Spesso il contatto non c'è e devo girarlo su se stesso per trovare il punto di contatto.
Nel frattempo mando l'allarme a tutti quelli che conosco che so che hanno un mac uguale al mio (o avevano) o potrebbero conoscere qualcuno che (perché essendo un mac, quello e solo quello funziona)... Anche subu a Melbourne ha l'ibook g4 ma fino a giugno non torna e per ora usa ancora quello.Ma non trovo nessuno che me lo può dare. Al massimo prestare per qualche ora.
Ieri l'altro il piolino si è defiitivamente rotto, e il mac è rimasto senza energia. La lucina che lampeggia davanti, tipo cuore di ET è diventata sempre più flebile e poi è sparita.
Io ho fatto il mio primo acquisto su ebay: 20 euro, speriamo intanto che arrivi e poi che funzioni.
Oggi, il prestatore viene in mio soccorso.


Le sue tariffe sono da usuraio. In cambio pretende una cena e decide lui il menu. Io pensavo di rivogargli qualche cavolo verza, invece lui impone le cicale.
Ma non ho scelta.

20111206

Biennale d'Arte di Venezia - chiusura tradizionale

Ormai è tradizione - perché dopo due volte è tradizione, vero - che Exco alla fine delle mie scampagnate veneziane mi raggiunga a cena.
L'altra volta il ristorante scelto ero tutto prenotato e alla fine andammo quasi a caso: la nostra strategia era farci consigliare un posto dal ristoratore al completo. Il ristorante comunque ci piacque. L'altra volta era nel quartiere di Cannaregio che rimane uno dei miei quartieri preferiti ed è comodamente vicino alla stazione. L'altra volta era aprile o forse maggio, ma sembrava estate.
Questa volta avevo prenotato. Prima di arrivare agli Arsenali avevo cercato l'Osteria consigliata dall'amico Oste, e mi ero memorizzata i punti di riferimento per ritrovarla. Questa volta pioveva a dirotto. Con Exco ci siamo dati appuntamento in cima al ponte di Rialto, l'osteria era lì vicino. Cicchetti e piatti molto abbondanti, e soprattutto prezzi veramente modesti. Il fritto però si è fatto sentire per tutta la notte e Rialto non è vicinissimo alla stazione, abbiamo perso il treno.



L'uscita della mostra negli Arsenali non è through the gift shop, è all'ingresso principale (certo poi dipende da dove entri), e siccome i negozi dei musei sono spesso parecchio interessanti, a naso una volta uscita ho cercato di ritrovare l'ingresso. E l'ho trovato, è lì che c'era quel bel catalogo delle foto di Giacomelli che se fosse pesato meno... forse forse. Invece è rimasto lì, ma l'ho fotografato; e quando mi hanno messo davanti il piatto di seppie e polenta ho pensato che non era altro che il bianco che aveva raggiunto il suo nero.

Tra le cose che mi sono piaciute di più della Biennale d'Arte di Venezia, e che mi fanno venir voglia di tornarci ma meglio organizzata, sono i 2 padiglioni in cui sono per caso capitata mentre cercavo di tornare al negozio all'ingresso della mostra negli Arsenali. Il primo è stato il padiglione del Bangladesh, che già la sua esistenza era opera d'arte. Il secondo, quello iracheno, era già più grosso e complesso. Lì ho scoperto il Bill Viola iracheno: si chiama Ali Assaf e il suo video si chiama Narciso (si trova anche online qui): sono già una sua fan. I padiglioni in giro per la città , o almeno i due che ho visto, sono altra cosa rispetto agli Arsenali. Sono dentro vecchie case un po' fatiscenti, ci sono pochissimi visitatori, sono piccole mostre un po' intime, che dopo la grandiosità degli Arsenali ci stanno proprio bene, e fanno star bene.

20111203

The man I love


Christoph Waltz.
Chiaramante austriaco!