20170718

Passavamo sulla terra leggeri



10.
di Sergio Atzeni

Altro scrittore sardo, che sono tanti e bravi almeno tra quelli che ho letto, che oltre Michela Murgia include Milena Agus. Sì, all'appello me ne mancano molti e grandi!

Atzeni lo scoprii col racconto Bellas marisposas, che mi viene da dire è una delle cose più belle che abbia mai letto. L'ultima volta che andai in Sardegna lessi Il figlio di Bakunin, bello pure quello. Passavamo sulla terra leggeri è un romanzo un po' particolare che non si apprezza immediatamente. Mentre lo leggevo mi ha fatto venire in mente Cent'anni di solitudine, forse per la magia e le storie straordinarie che racconta di donne e uomini straordinari. Atzeni, nel suo romanzo pubblicato postumo, costruisce una specie di storia della Sardegna dai tempi preistorici fino alla fine del giudicato di Arborea nel 1400, racconta delle prime popolazioni e di come si sono organizzate, degli dei a cui credevano e di come contavano le stelle, racconta dei mille invasori e di come i popoli ci hanno convissuto, racconta di donne e uomini saggi, di montagne dove nascondersi, dei nuraghe, di mura, di falchi, di cavalieri e cavallerizze, racconta davvero un sacco di cose e di come tutte queste cose qualcuno deve continuare a raccontarle.

Dal 19 luglio al 2 agosto in Sardegna c'è un festival della letteratura che si chiama Sulla terra leggeri.

"Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta. A parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti, eravamo felici. Le piante e le paludi erano fertili, i monti ricchi di pascolo e fonti. Il cibo non mancava neppure negli anni di carestia. Facevamo un vino colore del sangue, dolce al palato e portatore di sogni allegri. Nel settimo giorno del mese del vento che piega le querce incontravamo tutte le genti attorno alla fonte sacra e per sette giorni e sette notti mangiavamo, bevevamo, cantavamo e danzavamo in onore di Is. Cantare, suonare, danzare, coltivare, raccogliere, mungere, intagliare, fondere, uccidere, morire, cantare, suonare, danzare era la nostra vita. Eravamo felici, a parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti." 

1 comment:

m. said...

Sergio Atzeni era un grandissimo, se si potesse scriverlo con trecento esse lo farei.
Il quinto passo è l'addio?